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INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Abbiamo chiesto alle IA quali animali potrebbero estinguersi nei prossimi 10 anni a causa del caldo

Abbiamo interrogato ChatGPT, Gemini, Claude e Perplexity sulle specie più minacciate dal surriscaldamento globale. Ecco cosa dicono i modelli IA.

10 min di lettura

Animali rari avvistati in Italia 123RF

Il caldo uccide, e non solo gli umani. Anche gli animali soffrono terribilmente per l’afa, inoltre da soli non possono proteggersi al meglio dalle ondate di calore. Il rischio è che, a meno che l’umanità non trovi il modo di invertire la rotta o di garantire pure a loro le dovute accortezze, in molti possano morire in futuro per colpa dell’aumento delle temperature.

Ma quali animali? Lo abbiamo chiesto alle principali intelligenze artificiali, da GPT a Gemini fino a Claude e Perplexity. E con questo prompt: “Stando alle ultime simulazioni e stime, quali animali potrebbero estinguersi nei prossimi 10 anni a causa del caldo?"

Quali animali si estingueranno secondo ChatGPT

Nel caso dell’IA di OpenAI, ci siamo rivolti a ChatGPT 5.5, la versione più recente del chatbot, abilitando la nuova funzione “Pensa", che permette al chatbot di riflettere più a lungo sul quesito. Di seguito la risposta alla nostra domanda:

Dopo circa 6 secondi di elaborazione, ChatGPT risponde con praticamente un saggio breve, e partendo subito da un punto: “non esiste una lista scientificamente affidabile di animali che siano destinati con certezza a estinguersi a livello globale entro i prossimi 10 anni“.

Semmai, secondo diversi studi (tra cui quello del 2025 su Nature), già molte specie sono esposte a episodi di surriscaldamento, il che però non significa estinzione assicurata, al massimo un rapido declino locale di tali gruppi biologici.

È il caso delle lucertole, come la amazzonica Kentropyx calcarata: “un modello fisiologico-climatico ha stimato rischi di estinzione locale compresi tra il 26,1% e il 70,8% entro il 2050". Anche le libellule sono a rischio, avendo mostrato “una perdita maggiore di popolazioni nelle aree che si sono scaldate di più“.

Ma tra i casi più emblematici c’è quello del pinguino imperatore. Le loro colonie hanno bisogno della banchisa stabile per riprodursi e allevare i piccoli. E se nel 2022, 19 colonie hanno subito perdite importanti di pulcini, “nel 2023 sono state 14, circa un quinto delle colonie osservate“. Avanti di questo passo, c’è il rischio di “una possibile diminuzione del 99% della popolazione entro la fine del secolo“.

In soldoni, per ChatGPT la cosa più probabile nei prossimi dieci anni “non è una lunga lista di specie che scompaiono completamente dal pianeta, bensì un aumento delle estinzioni locali“. Guardando al 2036, i candidati più vulnerabili sono per il chatbot “soprattutto piccoli anfibi, rettili, insetti e specie con habitat climatici molto ristretti“.

Google Gemini prevede l’estinzione per questi animali

Dato il suo recente lancio, abbiamo voluto chiedere direttamente alla versione più nuova del chatbot di Google, Gemini 3.6 Flash, impostando però l’opzione “ragionamento" al massimo consentito (“esteso"). Di seguito la sua risposta alla domanda:

Elaborata in meno di 4 secondi, l’analisi di Gemini è la più breve tra tutte quelle generate dalle IA selezionate. E anche quella meno approfondita. Il chatbot di Google parte subito sostenendo che le simulazioni più recenti indicano che “il pericolo maggiore per la fauna non è solo l’aumento graduale della temperatura media, ma la crescente frequenza delle ondate di calore estreme".

Il motivo è quello già espresso da ChatGPT: se i picchi di calore superano i limiti fisiologici di tolleranza di una specie scatta il rischio di estinzione locale o totale. Come l’IA di OpenAI, anche Gemini cita come esempio quello del pinguino imperatore, le cui colonie rischiano di non proliferare più nei prossimi anni a causa del caldo anomalo in Antartide.

Più altre due: quello dei possum arborei del Queensland o delle volpi volanti in Australia. “Questi mammiferi non riescono a disperdere il calore corporeo quando la temperatura supera i 40 gradi per diverse ore consecutive: si verificano così morie di massa improvvise che decimano migliaia di individui in un solo giorno“, racconta Gemini.

Stesso destino rischiano anche gli anfibi di montagna e d’acqua dolce: “essendo animali a sangue freddo con la pelle permeabile, soffrono sia per lo stress termico diretto sia per il rapido prosciugamento dei microhabitat acquatici e per la diffusione accelerata di patogeni favorita dal caldo“.

Il chatbot di Google conclude con una nota sulle barriere coralline, che a causa del caldo non hanno il tempo ai coralli di riprendersi dallo sbiancamento, “mettendo a rischio estinzione diverse specie di coralli costruttori e tutte le specie animali strettamente dipendenti da essi“.

Per Claude di Anthropic sono questi gli animali a rischio estinzione

Come per Gemini, anche per il chatbot di Anthropic abbiamo selezionato la versione più recente, Claude Sonnet 5, e a sua volta abbiamo impostato l’opzione “ragionamento" al massimo consentito (“Max"). Di seguito la sua risposta alla domanda:

Con oltre quattro minuti di elaborazione, la risposta di Claude è quella più lunga e complessa, seppur inizi con la stessa premessa di ChatGPT, ossia l’inesistenza di una simulazione che parli degli animali che si estingueranno entro il 2036 per il caldo.

A sua volta, pure Claude è dell’idea che nei prossimi dieci anni avverranno per lo più estinzioni locali. Come quella delle barriere coralline, già ridotte “del 30-50% dopo le ondate di calore marine record del 2023-24“, e “con l’estinzione delle specie di corallo costruttore di barriera dominanti già inclusa tra gli esiti previsti da alcuni studi del 2025“.

Anche Claude sostiene che gli anfibi sono quelli più esposti al rischio di estinzione, dato che il cambiamento climatico “è emerso come una delle cause principali insieme alla distruzione degli habitat e a malattie come la chitridiomicosi“.

Ma rispetto alle altre IA, Claude cita un modello che simula l’estinzione completa nel tempo: quello sulla salamandra di Lanza (Salamandra lanzai), endemica delle Alpi Cozie tra Piemonte e Francia. Specie poco mobile e di montagna, per combattere il riscaldamento la salamandra risale di quota, ma oltre una certa altezza l’habitat roccioso non è più adatto. “Il modello costruito sulla specie prevede una riduzione sensibile dell’areale nei prossimi decenni, ed è per questo che nell’ultimo anno è stata riclassificata da “vulnerabile" a “in pericolo critico" a livello europeo“.

Nel resto della risposta, Claude elenca alcuni eventi di mortalità di massa in merito a diverse specie: le scimmie urlatrici in Messico, cirripedi e cozze nel Pacifico nord-occidentale, una colonia di falchi grillai a Matera.

Nel complesso dunque, Claude sostiene che nei prossimi dieci anni saranno più probabili fenomeni come “il collasso funzionale di ampie porzioni di barriera corallina […] l’estinzione locale di popolazioni già ridotte […] un’accelerazione degli eventi di mortalità di massa nei gruppi già oggi più vicini al proprio limite termico“.

Secondo Perplexity questi animali non ci saranno più tra 10 anni

Rispetto alle altre intelligenze artificiali, per Perplexity ci siamo limitati ad accedere alla piattaforma ufficiale, e a lanciare il prompt. Questo è il risultato per la domanda:

Come Gemini e ChatGPT, Perplexity risponde in tempi molto brevi (circa 8 secondi) con un’analisi completa e per lo più espressa in elenchi. Le premesse però sono quelle già viste sopra: anche per l’IA “non esiste una lista scientificamente affidabile di animali che scompariranno certamente entro il 2036 solo a causa del caldo", e anzi è più realistico “aspettarsi estinzione locale, crolli demografici e perdita di habitat“.

Su quali possano essere i candidati all’estinzione Perplexity non aggiunge nulla di nuovo: piccoli anfibi tropicali, “soprattutto rane, salamandre e cecilie sudamericane, australiane e neozelandesi“; anfibi di montagna e d’acqua dolce, “inclusi quelli che vivono in torrenti, laghi isolati e aree alpine“; specie insulari endemiche, “soprattutto piccoli uccelli, rettili e anfibi di isole tropicali o oceaniche“; uccelli tropicali con areali ristretti, “in particolare quelli di foresta o di isole“, specie polari e alpine, “come alcune popolazioni di orso polare, renna, leopardo delle nevi, pinguini e stambecchi“.

Semmai, Perplexity inserisce altri casi extra, come quello del pika americano: il caldo riduce l’habitat fresco disponibile, e quindi può costringerlo a quote sempre più alte. Inoltre, unico rispetto alle altre IA, cita il caso del melomide di Bramble Cay, un piccolo roditore australiano “la cui estinzione è stata ufficialmente collegata all’innalzamento del livello del mare e agli eventi climatici associati“.

Infine, Perplexity si limita a ribadire che tra i prossimi dieci anni, “gli scenari [di estinzione] più preoccupanti riguardano soprattutto piccoli anfibi insulari, montani e d’acqua dolce, più che grandi animali iconici come l’orso polare o il panda“.