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INTELLIGENZA ARTIFICIALE

L'IA doveva regalarci la libertà, e invece ha praticamente raddoppiato le ore di lavoro

Tra allucinazioni da verificare e ritmi serrati nelle Big Tech, dipendenti e professionisti arrivano fino a 90 ore settimanali per colpa dell'IA.

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Fatturazione elettronica iStock

Nel mondo del lavoro di oggi l’intelligenza artificiale è un po’ croce e delizia per chi la usa ogni giorno. Se da una parte ci semplifica e velocizza parecchio diverse attività, dall’altra richiede comunque un controllo costante, onde evitare di far finire nei progetti le famigerate allucinazioni dell’IA.

Il risultato è che l’intelligenza artificale, nata teoricamente per alleggerire il carico e farci lavorare meno, sta ottenendo l’effetto contrario: finisce per farci fare più ore, se non addirittura il doppio.

Il paradosso dell’IA: non riduce le ore di lavoro, anzi quasi le raddoppia

All’inizio se ne dicevano di tutti i colori. Ci promettevano che l’IA avrebbe tagliato i tempi di lavoro e diversi manager delle Big Tech pronosticavano che entro il 2025 saremmo arrivati alla settimana lavorativa di quattro giorni (addirittura due giorni secondo Bill Gates).

E invece non è così. Stando a un’indagine della BBC, le persone che lavorano proprio per questi colossi tecnologici produttori di IA raccontano di turni di lavoro estenuanti, con molte più ore rispetto al classico orario di 40 ore distribuito su cinque giorni.

Un’ex dipendente di OpenAI ha raccontato di dover fare almeno 70 ore alla settimana, molte di più rispetto a quanto lavorava prima in altre aziende del settore.

Senza contare i cosiddetti sprint, ossia i momenti di super lavoro tipici delle società tech quando si avvicina il lancio di un nuovo servizio o di una funzione. In questi periodi, che possono andare avanti anche per diverse settimane, diversi intervistati dalla BBC hanno confermato di arrivare a superare le 90 ore di lavoro settimanali.

Perché i chatbot finiscono per appesantire il lavoro

Una ragione l’abbiamo accennata prima: le allucinazioni costringono a verificare continuamente ogni singolo testo o codice generato.

A confermarlo c’è pure una ricerca dell’Università della California a Berkeley, che mostra chiaramente come il carico di lavoro dei professionisti del settore sia cresciuto proprio per via di questo controllo costante sugli strumenti.

A questo si aggiunge un meccanismo psicologico e organizzativo: quando una persona riesce a velocizzare qualcosa grazie all’IA, non usa quel tempo rimasto libero per riposarsi. Tende invece a riempirlo con nuovi compiti, un po’ per scelta e un po’ perché sente la pressione di dover dimostrare quanto vale al proprio capo.

Il risultato, secondo lo studio, è che i dipendenti “lavoravano a un ritmo più veloce, si assumevano una gamma più ampia di compiti e prolungavano le ore lavorative“.

Come potrebbe evolversi la situazione in futuro

Molto dipenderà dalle scelte che faranno le aziende. Attualmente assistiamo a una vera e propria corsa alle armi, dove tutti cercano di sfornare più funzioni possibili nel minor tempo possibile. Così facendo, però, gli uffici delle grandi aziende tech restano accesi giorno e notte, con persone che lavorano nei fine settimana e si sentono costantemente reperibili anche quando dovrebbero staccare.

Tutto questo porta inevitabilmente i lavoratori verso il burnout e li spinge a dare le dimissioni. Le aziende così si ritrovano a gestire un turn-over continuo, faticando a trovare nuovi profili, a far quadrare i conti e a rispettare le tabelle di marcia dei prodotti.

In fin dei conti, gli unici che sembrano averci guadagnato sono proprio quelli che hanno deciso di andarsene. Diversi di loro sono passati a realtà più contenute o a startup focalizzate sull’IA, dove riescono ad avere un equilibrio decisamente migliore tra vita privata e professione, lavorando non più di 50-60 ore a settimana (sprint esclusi).

Resta da capire cosa faranno le Big Tech. Gira la voce che l’aumento della produttività legato all’IA porterà a tagli di personale ancora più massicci. Però, a ben guardare, se questi tagli alla forza lavoro faranno la stessa fine delle promesse sul calo delle ore lavorative, allora forse c’è ben poco di cui preoccuparsi.

FAQ

Perché i chatbot aumentano il lavoro invece di alleggerirlo?

Perché generano errori da verificare, le cosiddette allucinazioni, e quindi richiedono un controllo continuo. A questo si aggiunge la tendenza a riempire ogni minuto libero con altre attività.

Quante ore lavorano spesso i dipendenti delle Big Tech IA?

Secondo l'articolo, alcuni arrivano a circa 70 ore a settimana, mentre negli sprint più intensi si possono superare anche le 90 ore.

Le promesse sulla settimana corta si sono avverate?

Per ora no. Le aspettative di meno ore e perfino di settimane lavorative ridotte non hanno trovato riscontro nelle testimonianze raccolte, che parlano invece di ritmi più pesanti.

Cosa potrebbe succedere se questo ritmo continua?

Il rischio è burnout, dimissioni e un continuo turnover. Le aziende dovrebbero allora gestire nuove assunzioni, ritardi sui progetti e una pressione sempre più alta sui team.