Hubble cadrà sulla Terra, rientro incontrollato: le stime NASA
Il telescopio Hubble cadrà sulla Terra nei prossimi anni: ecco i rischi che corriamo e perchè tutto questo sta per accadere

Il telescopio Hubble ha cambiato radicalmente la nostra visione dell’Universo, regalando alla nostra specie alcune delle immagini più iconiche del cosmo. Il tutto mentre era impegnato in un viaggio di oltre 6 miliardi di km.
Ogni storia ha però una sua fine e così, dopo più di 30 anni d’osservazione in orbita intorno alla Terra, si può dire che il suo conto alla rovescia abbia avuto inizio. Secondo un nuovo studio, però, la sua fine potrebbe non essere solo spettacolare, ma anche potenzialmente pericolosa.
Cos’è Hubble
L’Hubble Space Telescope è parte della nostra storia esplorativa spaziale. Lanciato nel 1990, questo telescopio ha iniziato a orbitare a circa 28mila km orari in bassa orbita terrestre. Nel corso di quasi 40 anni, ha effettuato più di 1,3 milioni di osservazioni.
Ha contributo in maniera decisiva alla misurazione dell’età dell’Universo, ad esempio, così come alla scoperta dell’energia oscura e alla determinazione del tasso di espansione cosmica (grazie allo studio delle supernove di tipo Ia e delle stelle variabili Cefeidi).
Esiste chiaramente un prima e un dopo Hubble. Basti pensare che in precedenza le stime sull’età del cosmo oscillavano tra i 10 e i 20 miliardi di anni. Oggi sappiamo invece che l’Universo ha spento 13,8 miliardi di candeline.
La lenta caduta di Hubble
Il progetto Hubble non è stato pensato per una permanenza “eterna” in orbita. L’atmosfera terrestre, che si estende anche oltre l’orbita della Luna, esercita una costante resistenza, che frena il telescopio e ne abbassa progressivamente l’altitudine. Un processo lento ma inesorabile.
In passato, gli astronauti dello Space Shuttle lo hanno più volte “salvato”, di fatto portandolo in un’orbita più alta nel corso di missioni di manutenzione. Oggi però quella chance non esiste più, considerando il pensionamento dello Shuttle e, purtroppo, Hubble non è compatibile con i veicoli odierni per gestire un recupero controllato. Stando a recenti analisi sul decadimento orbitale, il rientro nell’atmosfera potrebbe dunque rappresentare un problema di sicurezza.
Quando avverrà il rientro e i rischi
I modelli indicano che, nel migliore dei casi, Hubble potrebbe restare in orbita fino al 2040. Nel peggiore, invece, tutto ciò potrebbe avvenire già nel 2029. Lo scenario più probabile colloca l’evento intorno al 2033. Cosa ci attende? Una “pioggia” di detriti che potrebbe distribuirsi lungo una fascia compresa tra 350 e 800 km sulla superficie del pianeta.
Le popolazioni interessate possono dirsi al sicuro? Le simulazioni purtroppo non lasciano sereni, mostrano che la probabilità media di vittime è di 1 su 330 lungo le regioni attraversate dall’orbita del telescopio. Siamo ben oltre gli standard di sicurezza della NASA, che fissano un limite massimo di 1 su 10.000. Si rientra nei parametri accettabili soltanto nelle aree più remote, come il Pacifico meridionale, con il rischio che crolla a 1 su 31.000.
Le zone più a rischio
Lo scenario peggiore, ovviamente, sarebbe quello di una “pioggia” di detriti in un’area densamente popolata, come Macao ad esempio. Si potrebbero verificare in media dalle due alle quattro vittime.
Anche città come Hong Kong e Singapore rientrano nei territori in cui, statisticamente, ci sarebbe almeno una possibile vittima in caso di impatto.
Gli autori dello studio sottolineano che servono modelli ancora più precisi, soprattutto per quanto riguarda l’attività solare e le condizioni geomagnetiche, che influenzano in modo significativo il decadimento orbitale.
Si raccomandano inoltre delle analisi dettagliate sul rischio per le popolazioni future. Dopo un contributo gigantesco per l’umanità, sarebbe davvero assurdo se la conclusione di Hubble risultasse tanto drammatica.


















