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Hacker cinesi attaccano i dispositivi smart, dal router ai frigoriferi: come difendersi

Decine di migliaia di attacci hacker dalla Cina: i dispositivi smart che abbiamo in casa sono in pericolo. Come difendere router, frigorifero e noi stessi

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Frigorifero smart iStock

È stata una mossa intelligente quella di arricchire le nostre case con dispositivi connessi alla rete? La risposta potete forse immaginarla facilmente ma, di fatto, ve la diciamo lo stesso: no. Il Financial Times ci mette in guardia dalle azioni di hacker cinesi, che hanno “bucato” decine di migliaia di dispositivi d’uso domestico.

Il vostro router wi-fi non è al sicuro e, di conseguenza, nessuno dei prodotti “smart” che avete in casa e che dipendono dalla connessione internet. Un esempio su tutti? Il frigorifero. Sì, cambiamento climatico e guerra non ci bastavano. La nostra specie ora deve fare i conti anche con la rivolta degli elettrodomestici.

Hacker cinesi contro l’Occidente

Negli ultimi anni, se si parlava di hacker da temere, si pensava automaticamente alla Russia. Ora però il dito è puntato verso la Cina. Un cambio di rotta che un po’ lascia pensare a una manipolazione politica dei temi trattati, individuando pericoli prima in una specifica area e poi nell’altra, dimenticando tutto il resto.

Non è però la geopolitica che ci interessa in questo momento. Dobbiamo infatti iniziare a ragionare su quanto sia intelligente circondarsi di dispositivi smart. Ne abbiamo avuto già prova con le telecamere interne connesse alla rete, facilmente hackerate. Il risultato? Migliaia di utenti spiati e privati della propria privacy, con immagini finite in rete. Ricordate il caso De Martino?

Il quotidiano cita fonti autorevoli, ovvero i servizi segreti di diversi Paesi: Germania, Giappone, Olanda, Spagna e Svezia. A loro si aggiungono le nazioni del Five Eyes, ovvero l’alleanza tra Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Australia e Nuova Zelanda.

Il Centro nazionale per la sicurezza informatica UK ha dichiarato: “L’uso di reti occulte, realizzate attraverso dispositivi compromessi (botnet) per facilitare attività informatiche dannose, non è una novità. Gli attori informatici legati alla Cina le stanno però utilizzando ora in modo strategico e su larga scala”.

I rischi dei dispositivi smart

Iniziamo dalle basi: cos’è una botnet? Parliamo di una rete che non comprende esseri umani. Questi sono sostituiti da agenti AI, che possono colpire H24 dei sistemi informatici. Un’azione di massa, con tempistiche ed efficienza ben superiori a quelle umane, che ora non si limita al furto di informazioni.

Si mira ad assumere il controllo dei dispositivi digitali domestici, connettendoli tra loro. Un modo per colpire degli specifici obiettivi in Occidente. Dalle centrali elettriche alle reti di comunicazione, svariati i target potenziali. Secondo l’intelligence americana, che vede ormai nella Cina il suo principale rivale in prospettiva futura, l’obiettivo sarebbe la compromissione di sistemi militari e civili.

In caso di attacco contro Taiwan, dunque, la risposta dell’esercito di Trump sarebbe indebolita. In questo scenario di guerra globale, però, che ruolo giocano i nostri frigoriferi smart? Rappresentano delle falle nel sistema. È quella finestra lasciata socchiusa al terzo piano della vostra magione protetta da una solidissima porta blindata di ultima generazione.

Cosa fare

Come possiamo intervenire? Al netto del fatto che su scala globale, in ambito geopolitico, abbiamo il valore di una formica, possiamo però ricordarci di aggiornare i software dopo l’acquisto. Ciò vale per i router, i frigoriferi smart, gli aspirapolvere intelligenti e anche i propri smartphone. Non solo ultime funzioni aggiunte ma anche sistemi di sicurezza migliorati.

Michele Colajanni, docente di Sicurezza informatica presso l’Università di Bologna, ha parlato a Il Fatto Quotidiano, mettendo in guardia tutti: “Il grande tema è la vulnerabilità dell’internet delle cose. Non sono robuste come dei computer e vantano protezioni più fragili. In molto casi non è neanche possibile aggiornare il software, il che apre delle brecce. Parliamo principalmente di merci elettroniche in arrivo dal sudest asiatico, compresa la Cina, a bassissimo costo. Una telecamera che ti costa 20 euro non è di certo aggiornabile”.

Aggiornare è la via, così come l’acquisto di prodotti di qualità. E se proprio non c’è il budget, evitare di utilizzare per anni dei prodotti creati secondo una logica “usa e getta”. Col tempo diventano infatti sempre meno sicuri.

In questo scenario, l’Europa mira a difendersi. Secondo i Five Eyes, la Russia avrebbe tentato di colpire i router wi-fi di molte abitazioni private a marzo. La minaccia cinese ora però appare più temibile. Gruppi di hacker vicini al governo di Pechino avrebbero nel mirino dispositivi di uso comune.

L’UE tenta di irrobustire le difese informatiche e la Commissione europea ha proposto l’esclusione delle tecnologie cinesi dalle reti 5G, così come dalle infrastrutture dei servizi essenziali, come reti elettriche e idriche, energie, banche, sanità e pubbliche amministrazioni. All’orizzonte c’è il Cyber resilience act, pensato per l’aggiornamento dei dispositivi d’uso quotidiano. Sarà risolutivo? No, ma almeno è stata creata un’agenda che mira a intervenire in questo campo.