GTA VI va oltre il videogioco: il nuovo trailer mostra un mondo così vivo da sembrare reale
GTA VI ricostruisce un mondo incredibilmente vivo e dettagliato. Ma l'hype è davvero giustificato? Ecco cosa ho capito dal nuovo trailer
- Il nuovo trailer mostra sequenze di gameplay, esplorazione, attività secondarie
- Le animazioni, i dettagli grafici e il realismo evidenziano la cura maniacale degli sviluppatori
- Il rapporto tra Jason e Lucia sembra centrale nella narrazione
Monumentale. Straordinario. Fuori scala. È stato definito così l’ultimo trailer di Grand Theft Auto VI, trasmesso in anteprima su Netflix la sera del 27 agosto e successivamente anche su YouTube. Quasi 27 minuti di immagini che mostrano, almeno in parte, tutto lo sforzo produttivo messo in campo da Rockstar Games per il prossimo capitolo della celebre saga.
Il trailer ha raccolto numerose reazioni ed è stato accolto generalmente in maniera molto positiva, come testimoniano i thread su Reddit e le reaction dei creator.
Ma tutto questo hype è giustificato? GTA VI sarà davvero quello che promette di essere? Stiamo davvero parlando del Santo Graal dei videogiochi, del titolo destinato a segnare il decennio? Ecco le impressioni dopo aver visto l’ultimo trailer.
- Ogni dettaglio racconta una storia
- Vice City, il nostro riflesso distorto
- Non sembra un videogioco, sembra vita vera
- Jason e Lucia, il cuore pulsante del gioco
- Tutti i muscoli di PS5… con qualche compromesso
- Perdersi a Vice City
Ogni dettaglio racconta una storia
Da non fan — il mio unico contatto con GTA risale a San Andreas, quasi 20 anni fa — posso dire che, guardando l’ultimo trailer, sono rimasto davvero impressionato. Non tanto dalla grafica spettacolare, dalle animazioni credibili o dall’illuminazione, quanto da qualcosa di più difficile da ottenere: la sensazione che ogni inquadratura, ogni luogo, ogni dettaglio racconti una storia.
Il potenziale di GTA VI emerge soprattutto in questo: nel saper rendere vivo uno spazio virtuale, nel farci dimenticare che Vice City sia una città fittizia. Ogni personaggio che la abita sembra avere una propria vita, non appare semplicemente lì per riempire uno spazio. Anzi, sembra quasi il contrario: siamo noi, attraversando quelle strade, a entrare per un momento nella vita di qualcun altro.
In un articolo pubblicato su Dazed, Jamie-Lee Lloyd, Character Artist del gioco, ha approfondito proprio questo aspetto: “Per dare vita a questa diversità all’interno del gioco, abbiamo sviluppato nuovi strumenti e processi che ci hanno permesso di creare la popolazione di personaggi più dettagliata e variegata che abbiamo mai realizzato”.
Uno degli sceneggiatori di GTA VI, Michael Wiafe, parlando della possibilità di ritrovarsi in situazioni bizzarre, ha affermato: “È facile approcciarsi con cinismo e dire: ‘Beh, è strano, mettiamolo nel gioco’, ma non potevamo fermarci lì. Dobbiamo offrire ai giocatori anche un senso di scoperta, non limitarci a ripetere cliché già esistenti”.
E il senso di scoperta è palpabile già nei trailer. La varietà degli NPC è tale che è difficile avere la sensazione di trovarsi davanti a personaggi semplicemente riciclati: la diversità dei corpi mostra una cura impareggiabile nel rappresentare la popolazione di Vice City.
Vice City, il nostro riflesso distorto
Vice City è ispirata a Miami, e lo Stato di Leonida alla Florida. Ma non si tratta soltanto di una mera ricostruzione, quanto piuttosto di una rappresentazione che accentua pregi e difetti della società americana contemporanea. Attraverso la sua lente, Rockstar Games ci mostra il nostro riflesso distorto, una feroce e spregiudicata messa a fuoco sulle nostre abitudini, imperfezioni, ossessioni.
GTA racconta la società senza esprimere un giudizio, ma non ci risparmia quella sensazione dolceamara che lascia spazio a una domanda: siamo davvero questo? Sguazziamo davvero in questa porzione di caos, in questo miscuglio di colori, pulsioni desideri indomabili?
Forse è proprio qui che GTA VI sembra voler andare oltre la semplice spettacolarizzazione della criminalità: raccontare un luogo significa anche raccontare le persone che lo abitano, con le loro contraddizioni.
Non sembra un videogioco, sembra vita vera
Potremmo parlare per ore dei dettagli grafici che evidenziano la cura maniacale degli sviluppatori: le pieghe dei vestiti che seguono l’ancheggiare del corpo mentre cammina, le imperfezioni della pelle, le luci che si riflettono sugli oggetti, le espressioni facciali. Si tratta di un lavoro di rifinitura incredibile, che giustifica uno sviluppo durato quasi dieci anni e un budget senza precedenti.
Tutto contribuisce a costruire quella che è probabilmente la caratteristica più impressionante di GTA VI: non tanto la fedeltà del singolo elemento, quanto la quantità di caratteristiche che concorrono contemporaneamente a creare l’illusione di un mondo reale.
Ecco perché, alla fine, parlare soltanto di grafica rischia di essere riduttivo. Basta guardare il trailer per accorgersi che siamo di fronte a un’opera di proporzioni monumentali. E la sensazione che lascia la visione è ancora più interessante: GTA VI non sembra soltanto un videogioco, ma quasi uno spaccato di vita vera.
Jason e Lucia, il cuore pulsante del gioco
Jason e Lucia, i protagonisti di questo capitolo, sono stati definiti da qualcuno “troppo belli”, quasi come se stonassero nel mosaico di umanità rappresentata nel gioco.
Sappiamo ancora troppo poco di loro per poterci fare un’idea della loro personalità, ma è evidente che sia stata riposta grande cura nella rappresentazione del loro rapporto. In fondo, è la prima volta che un capitolo di GTA ha come protagonista una coppia, un duo alla Bonnie e Clyde, e Rockstar Games non si è lasciata scappare l’occasione di raccontare anche questo aspetto, che personalmente è quello che mi incuriosisce di più di tutto il gioco.
La relazione tra i due protagonisti, stando a quanto emerso sulle pagine di IGN, sarà influenzata dalle scelte e le attività del giocatore o la giocatrice. Passare del tempo insieme e svolgere delle attività contribuirà a rafforzare il legame tra Jason e Lucia, così come tenersi per mano.
Ma i due non sono solo la metà di una coppia: ciascuno ha il suo background, la sua routine, e quando non sono insieme possono svolgere attività separate esattamente come i componenti di qualsiasi coppia. Starà a noi decidere quanto tempo fargli passare insieme e come.
Tutti i muscoli di PS5… con qualche compromesso
Un altro elemento stupefacente è che l’intera sequenza del trailer sia stata catturata su PS5. La console Sony, ormai proiettata verso il suo crepuscolo, ha in realtà ancora tanto da mostrare e GTA VI sembra volerla spingere oltre i suoi limiti.
Probabilmente ci accorgeremo degli stratagemmi a cui sono dovuti ricorrere gli sviluppatori soltanto quando avremo modo di giocarci, ma per il momento la sensazione è che abbiano operato un vero e proprio miracolo per far girare un gioco di tali proporzioni su una console uscita ormai sei anni fa.
Alcuni compromessi sono visibili già dal trailer, come evidenziano alcuni utenti: un motion blur molto accentuato, una sorta di patina che conferisce un aspetto un po’ piatto all’immagine, la gestione delle inquadrature. Ma si tratta, probabilmente, di dettagli insignificanti, nella percezione generale dell’opera.
Un’altra critica emersa online è che GTA VI è pur sempre un GTA. Le sequenze d’azione sembrano ricalcare le meccaniche di gameplay dei precedenti capitoli, e alcuni utenti si dicono delusi dal fatto che non sembra esserci una vera e propria rivoluzione. Ma era davvero quello che ci aspettavamo da un nuovo capitolo della serie?
Perdersi a Vice City
Forse il punto è proprio questo. GTA VI non sembra voler reinventare completamente la serie. Piuttosto, sintetizza tutto ciò che Rockstar ha imparato in questi anni — soprattutto con Red Dead Redemption 2 — per portarlo all’interno di un mondo contemporaneo, caotico e irriverente. E va bene così.
Se GTA VI sarà un buon gioco o meno, lo sapremo tra meno di due mesi. Intanto, non possiamo che chiederci se le enormi aspettative create dai trailer saranno soddisfatte o meno. GTA VI sarà davvero il gioco del decennio? Sarà il nuovo punto di riferimento per gli open world? Per ora, possiamo solo credere che Rockstar voglia farci perdere tra le strade di Vice City.
E forse il vero Santo Graal non è un videogioco perfetto. È un mondo virtuale nel quale, per qualche ora, possiamo convincerci che sia tutto reale.



















