Umani nati dai robot, una tecnologia reale: cosa c'è di vero in questa fake news
Il futuro delle gravidanza sarà robotizzato? Ecco a che punto è la scienza e perché tutto questo è fondamentale

E tu, donna, partorirai con androide. Parafrasando la bibbia, è esattamente ciò che alcune ricerche in giro per il mondo promettono: umani allevati in uteri artificiali. Il confine tra fantascienza e realtà è di fatto sempre più sottile, anche se in questo caso non tanto quanto vorrebbero farci credere.
Si è parlato di un centro di gestazione robotica in Cina, ma vediamo nel dettaglio cosa c’è di vero e cos’è platealmente falso in questa storia. Spoiler: non è così distante dalla realtà come potreste credere.
Il caso del “robot incinta” in Cina
Il web è stato scosso da immagini per molti inquietanti, e per altri decisamente attraenti. Dipende forse da quanto si è appassionati di fantascienza. Macchinari trasparenti che ospitano feti in crescita, promettendo di rendere i dolori del parto e, di fatto, tutti i suoi rischi, un lontano ricordo. Un sistema gestito da intelligenze artificiali e braccia robotiche, sotto la supervisione umana.
Ma quanto c’è di vero in tutto questo? La propaganda social corre veloce e, in questo caso, ha di certo anticipato i tempi. Non siamo infatti ancora giunti a questo livello di evoluzione tecnologica, per quanto in tutto il mondo si stiano compiendo passi da gigante verso quella che viene definita “ectogenesi”.
Un video divenuto virale ha mostrato un presunto centro di gestazione in Cina. Le immagini svelavano file di capsule hi-tech con feti umani all’interno. Il tutto monitorato da un sistema automatizzato, in grado di regolare nutrienti e ormoni. Molti utenti hanno gridato alla svolta, altri alla fine del mondo e altri ancora alla fake news. In effetti si tratta di una notizia falsa, ma solo in parte.
È un “concept video”, accompagnato da una caption menzognera, che illustra una visione futura chiamata “ectolife”. Oggi non esiste alcun robot cinese (o d’altra nazionalità) in grado di portare a termine una gravidanza umana. Ci si sta però provando.
La vera scienza, le “biobag” che salvano la vita
Da anni si lavora a un sistema artificiale che possa consentire alternative valide, laddove la gestazione in utero non risulti possibile. Pensiamo a quanto raggiunto presso il Children’s Hospital di Philadelphia. È stato sviluppata la cosiddetta “biobag”. Una realtà oggi presente anche in altre strutture, dove però la sperimentazione umana non ha ancora avuto inizio.
Possiamo parlare di una sorta di sacca di plastica riempita di liquido amniotico sintetico. Ha consentito a dei feti di agnello, nati prematuramente, di continuare a svilupparsi per settimane al di fuori dell’utero materno. Polmoni e cervello si sono sviluppati come avrebbero dovuto, con gli agnelli che hanno respirato attraverso un sistema che mima la placenta naturale, collegandosi al cordone ombelicale.
Una tecnologia che non mira a sostituire integralmente la gravidanza. Si punta a salvare i neonati “estremi”, quelli nati a 23-25 settimane, per i quali le incubatrici attuali risultano spesso insufficienti o traumatiche.
Ectogenesi umana
Va da sé che l’ottimo risultato ottenuto su degli agnelli non comporti un passaggio automatico agli esseri umani. La placenta è uno degli organi più complessi e meno compresi della nostra biologia. Riuscire a replicare il suo scambio perfetto di nutrienti è ossigeno è una sfida gigantesca. La strada però sembra tracciata.
Le implicazioni sono enormi: se l’ectogenesi parziale (per i prematuri) diventasse standard, la soglia di sopravvivenza dei neonati verrebbe stravolta. E se un giorno arrivassimo all’ectogenesi totale? Si aprirebbero scenari rivoluzionari per la fertilità, permettendo di concepire a chi non può farlo o eliminando i rischi fisici del parto per la donna.



















