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Grandi fosse e crepe avvistate su Marte, arrivate nuove immagini dal Pianeta Rosso

Nuove immagini svelano grandi fosse e crepe su Marte, rivelando un paesaggio inciso da antichi movimenti e processi geologici millenari

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Le più recenti immagini raccolte in orbita mostrano una delle più affascinanti regioni del Pianeta Rosso, solcata da strutture imponenti: ci sono grandi fosse e crepe su Marte,  che attraversano il paesaggio per distanze immense e che, nella luce radente, appaiono con nitidezza rivelando dislivelli, pareti e pendenze modellati da forze che hanno agito per milioni di anni.

L’area, nota come Acheron Fossae, si trova a nord di Olympus Mons e si estende per centinaia di chilometri. Blocchi rialzati e depressioni si alternano senza regolarità, componendo un mosaico che conserva nella roccia la memoria di antichi movimenti e di un’evoluzione geologica ancora da decifrare del tutto.

Le nuove immagini del Pianeta Rosso

Le nuove immagini sono arrivate a noi grazie alla High Resolution Stereo Camera, montata a bordo della sonda Mars Express dell’Agenzia Spaziale Europea. Questo strumento è in grado di catturare porzioni estese di superficie con una risoluzione che non solo mostra i dettagli orizzontali, ma restituisce anche la percezione della tridimensionalità, e ha permesso di osservare con continuità regioni chiave di Marte, accumulando una sorta di archivio visivo in costante aggiornamento.

L’ultima osservazione di Acheron Fossae è avvenuta in realtà il 24 ottobre 2024, durante l’orbita numero 26.273, in condizioni di luce ideali per esaltare ogni rilievo e avvallamento. Le immagini però sono state elaborate e rese pubbliche solo adesso, mostrando la zona con contrasti nitidi, in cui le fratture principali e i dettagli minori emergono con una chiarezza rara.

Guardando dall’alto si coglie il disegno complessivo di blocchi rialzati e depressioni, ma anche le texture del terreno, le ombre che indicano la profondità delle fenditure e le tracce di antichi movimenti: è un ritratto capace di incuriosire chi osserva e di spingere a cercare spiegazioni nei processi che hanno modellato questo paesaggio.

Solchi profondi e segnali essenziali

Acheron Fossae è un sistema di fratture esteso per centinaia di chilometri, tipico della tettonica d’estensione che agisce quando la crosta planetaria viene tirata fino a rompersi. Il risultato è un paesaggio a horst e graben: elevazioni accanto a inabissamenti, a cui si alternano pareti scoscese e solchi rettilinei che interrompono la continuità del terreno.

Le fosse e le crepe osservate di questa regione, come si può leggere anche sul sito ufficiale dell’ESA, si sono probabilmente formate in più fasi, legate a movimenti lenti ma inesorabili della crosta, forse in relazione alla vicinanza con il massiccio vulcanico del Tharsis e alle enormi pressioni che questo ha esercitato sul substrato. In alcune delle depressioni più ampie si distinguono tracce di flussi rocciosi mescolati a ghiaccio, simili ai rock glaciers terrestri.

Questi depositi si comportano come una massa viscosa che scorre lentamente, modellando i fondi delle valli e accumulando materiale ai margini. La loro presenza è un indizio prezioso: suggerisce che, anche a latitudini relativamente basse, il sottosuolo possa conservare riserve di ghiaccio, con implicazioni importanti per la comprensione del ciclo dell’acqua marziano e per future missioni che puntino all’esplorazione diretta.

A rendere ancora più interessante lo scenario è il legame con la storia climatica del pianeta. Nei milioni di anni passati, l’inclinazione dell’asse di Marte ha oscillato in modo marcato, passando da circa 15° a oltre 40°. Questi cambiamenti hanno influenzato la distribuzione del ghiaccio, spostandolo dai poli verso le medie latitudini e viceversa. Le morfologie visibili ad Acheron Fossae potrebbero essere il risultato di queste fasi alterne, con periodi più caldi che hanno sciolto e ridistribuito il ghiaccio, seguiti da epoche fredde in cui l’acqua è stata nuovamente intrappolata nel terreno.

Un puzzle che si ricompone

Ogni nuova osservazione di Acheron Fossae aggiunge un tassello alla ricostruzione della storia geologica di Marte. Le immagini raccolte nel corso degli anni, confrontate tra loro, permettono di distinguere le strutture antiche da quelle più recenti e di verificare se, in alcune aree, siano ancora in corso piccoli movimenti. Questa continuità di sguardo, resa possibile dalla longevità di Mars Express, trasforma una semplice sequenza fotografica in un vero strumento di indagine scientifica.

Osservazioni così dettagliate non solo aiutano a capire come si siano formati i grandi sistemi di fratture, ma forniscono anche indizi sull’evoluzione interna e climatica del pianeta. Con il passare del tempo, il mosaico di dati raccolti da orbita e da terra sta componendo un quadro sempre più chiaro: un mondo che, sotto la polvere, conserva le tracce di un passato dinamico e che continua a rivelare la sua storia a chi ha la pazienza di osservarlo.