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Pompei e i suoi graffiti: il primo “social network” della storia

Scoperte relazioni tra le frasi dei graffiti di Pompei che si trovano in particolare corridoio dove la gente sostava: ecco il primo "social network" della storia

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Graffiti di Pompei 123RF

Passeggiando tra le rovine di Pompei si ha spesso l’impressione di camminare in una città che non ha mai smesso davvero di raccontarsi. Non solo attraverso templi, domus e teatri, ma grazie a centinaia di frasi incise sui muri: dichiarazioni d’amore, battute ironiche, disegni, messaggi politici. Oggi un progetto di ricerca internazionale suggerisce che questi graffiti non erano semplici scarabocchi, ma parte di una vera rete di comunicazione. In altre parole, i graffiti di Pompei potrebbero essere considerati il primo “social network” della storia.

I graffiti di Pompei come rete di comunicazione

Le iscrizioni murarie pompeiane sono da sempre una delle fonti più affascinanti per chi studia l’antica Roma. Non parlano di imperatori o di battaglie, ma di persone comuni, dei loro desideri e delle loro paure. Il recente progetto di ricerca denominato Bruits de couloir, guidato da due docenti della Sorbona e da una professoressa dell’Università del Québec a Montréal, ha proposto una lettura del tutto nuova di questo patrimonio.

Secondo gli studiosi, i graffiti non vanno interpretati come messaggi isolati, ma come parti di un sistema interconnesso. In alcuni casi, una scritta risponde a un’altra, la corregge, la prende in giro o la sovrappone. Questo intreccio di segni crea una rete di relazioni che ricorda, per struttura e dinamica, quella dei moderni social network.

Un corridoio che racconta la vita quotidiana a Pompei

Al centro dello studio c’è un corridoio lungo circa 27 metri che collegava il Teatro Grande con il teatro coperto, noto come theatrum tectum. Questo passaggio non era solo un luogo di transito: era uno spazio dove si attendeva l’inizio degli spettacoli, si chiacchierava, ci si riparava dal sole e dalla pioggia.

Le pareti, un tempo dipinte in rosso e giallo, offrivano una superficie ideale per scrivere. Le iscrizioni compaiono a diverse altezze, a dimostrazione del fatto che persone di statura e condizioni diverse partecipavano a questa sorta di conversazione collettiva.

Sul lato nord, una canaletta indica la presenza di una latrina, segno che molti si fermavano a lungo in quel punto. È proprio qui che emerge con forza la vita quotidiana a Pompei, fatta di attese, incontri e piccoli gesti condivisi.

La bacheca pubblica dell’antichità

I ricercatori hanno documentato circa 300 legami tra i graffiti del corridoio. Non si tratta solo di frasi, ma anche di giochi visivi: disegni che dialogano tra loro, come nel caso dei tre labirinti tracciati su pareti opposte, forse ispirati alle gradinate del teatro vicino.

Questo spazio funzionava come una bacheca pubblica, dove chiunque poteva lasciare un segno e, allo stesso tempo, leggere e commentare quelli altrui. Da qui nasce l’idea dei muri come social network dell’antichità, capaci di creare comunità attraverso la scrittura.

Amori, ironia e spettacoli

Il contenuto dei graffiti racconta molto delle persone che li hanno incisi. Le dichiarazioni sentimentali sono frequenti: una donna di nome Methè che proclama il suo affetto per Chrestus, oppure un semplice “Erato amat…” che ancora oggi suona sorprendentemente diretto. Non mancano riferimenti al sesso, alle prostitute, a commenti ironici e scherzosi.

Altri messaggi rimandano al mondo degli spettacoli. Disegni di gladiatori, talvolta molto dettagliati, suggeriscono che qualcuno volesse fissare sulla parete l’emozione provata assistendo ai combattimenti. Sono frammenti di vita che, messi insieme, restituiscono un ritratto vivido della città.

Tecnologie per leggere l’invisibile

Molti graffiti non sono più visibili a occhio nudo. L’erosione dell’intonaco li ha quasi cancellati. Per recuperarli, il team ha utilizzato tecniche come l’RTI (Reflectance Transformation Imaging), che grazie a illuminazioni variabili mette in evidenza i micro-rilievi delle superfici. Nel corridoio sono state scattate circa quindicimila fotografie, integrate con modelli 3D e fotogrammetria.

Confrontando immagini del 1957 con quelle attuali, i ricercatori hanno constatato la scomparsa o il grave deterioramento di numerose iscrizioni. La documentazione digitale rappresenta oggi lo strumento più efficace per conservarne la memoria.

Un patrimonio che ha ancora molto da dire

I graffiti di Pompei non sono solo testimonianze del passato, ma voci che continuano a raccontare storie. In quelle frasi incise sui muri si riconosce un bisogno universale: comunicare, lasciare traccia di sé, entrare in relazione con gli altri. Ed è proprio questo che rende quei muri, ancora oggi, sorprendentemente moderni.