Google cambia rotta: si potrà rimuovere il watermark da immagini e video IA
Google sta per introdurre un tasto per rimuovere le filigrane visibili da foto e video generati con Gemini. Ecco come funziona.

Mentre diverse aziende del settore stanno introducendo e rafforzando le filigrane per identificare immagini o video generati dall’intelligenza artificiale, Google ha scelto la via opposta.
Ossia di permettere ai propri utenti di rimuovere i watermark visibili dai contenuti multimediali creati dall’IA.
Una mossa che difficilmente incontrerà il favore delle istituzioni europee.
- Via i watermark nei contenuti generati con l'IA: novità da Google
- Watermark obbligatori: ce lo chiede l'Europa
- Perché tutta questa importanza ai watermark IA?
Via i watermark nei contenuti generati con l’IA: novità da Google
Ad annunciarlo è stato il vicepresidente di Google, Josh Woodward, su X: da ora gli utenti potranno rimuovere le filigrane con un apposito "interruttore", un’opzione disponibile alla voce Media watermark.
Questa novità non riguarda però l’intero ecosistema Gemini. Sempre Woodward ha specificato nel post che è in arrivo per i modelli Nano Banana, Gemini Omni e Lyria. In seguito la funzionalità si estenderà direttamente a Gemini e all’editor video Flow.
Non spariranno tuttavia tutte le tracce identificative. Rimarranno pienamente attivi altri strumenti di tracciamento, come le filigrane invisibili della tecnologia SynthID e i metadati legati allo standard C2PA, dato che per questi sistemi non è prevista alcuna opzione di disattivazione.
Woodward ha poi chiarito che questo selettore verrà diffuso a livello globale, "tranne nei paesi in cui è richiesto dalla legge di mantenerli". Ad esempio quelli europei.
Watermark obbligatori: ce lo chiede l’Europa
La decisione di Mountain View difficilmente verrà apprezzata da Bruxelles, che da inizio agosto ha fatto scattare le disposizioni per regolamentare la trasparenza dei prodotti basati su intelligenza artificiale, con vincoli ben precisi per i contenuti IA fotorealistici.
Per questo motivo la funzione da noi non vedrà la luce a breve, anche perché si porrebbe in netto contrasto con l’orientamento di altri protagonisti del mercato.
Come Suno, che ha annunciato nuovi strumenti dedicati alla trasparenza, tra cui un’etichettatura visibile in grado di indicare la natura artificiale di un brano anche quando viene distribuito su altre piattaforme. Una soluzione simile a quella lanciata anche da Spotify, in questo caso per scovare gli artisti creati con l’IA.
Novità watermark anche per i documenti, con Anthropic che ha introdotto nei file e nei testi generati da Claude delle filigrane invisibili conformi allo standard C2PA, proprio per adeguarsi alle normative comunitarie.
Perché tutta questa importanza ai watermark IA?
Semplice: perché permette a chiunque fruisca di un contenuto multimediale di capire al volo se si trova di fronte a un’immagine o a un video generato da un algoritmo.
Non è un vantaggio da poco: un watermark non richiede alcuna modifica, è immediato e ti garantisce al 100% la natura sintetica del contenuto. Di contro la presenza del logo può penalizzare la resa finale del lavoro, data l’invasività della filigrana, il che non è il massimo per chi ha pagato un abbonamento per integrare questi contenuti nei propri progetti.
Togliendo questo elemento visivo, le immagini artificiali potranno inoltre essere diffuse con molta più facilità sui social, con tutti i pro e contro di questa mossa.
Finché ci si limita a illustrazioni grafiche, opere di fantasia o scenari irrealistici, l’assenza del marchio non è un grosso problema; lo è però se si generano (e si diffondono) immagini fotorealistiche di persone ed eventi reali.
Chi potrebbe poi stabilire a colpo d’occhio se lo scatto arrivi dal reportage di un fotografo o se sia il risultato di un algoritmo?
FAQ
Sì, con un interruttore dedicato chiamato “Media watermark” gli utenti potranno rimuovere le filigrane visibili dai contenuti creati da Gemini.
Partirà da Nano Banana, Gemini Omni e Lyria, poi verrà estesa a Gemini e all’editor video Flow.
Sì. Rimarranno attivi SynthID e i metadati C2PA, perché per questi sistemi non è prevista la disattivazione.
Probabilmente no: Google ha detto che l’opzione sarà esclusa nei Paesi in cui la legge impone di mantenere i watermark, come quelli europei.
Aiutano a capire subito se un’immagine o un video è generato da un algoritmo, anche se possono rendere il contenuto meno pulito e più difficile da usare nei progetti.

















