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“Sappiamo che le persone si fidano di Google Earth”: Mountain View ritira l’IA dalle mappe dopo 24 ore

A 24 ore dal lancio, Google ritira la generazione di immagini AI su Earth: troppi deepfake e rischi per l'attendibilità delle mappe satellitari.

4 min di lettura

Google Earth su smartphone in tasca 123RF
  • Google ha disattivato in 24 ore l'integrazione di Nano Banana 2 in Google Earth dopo l'uso improprio del generatore per creare fotomontaggi iperrealistici e potenzialmente ingannevoli.
  • Pensata per architetti, urbanisti e ricercatori, la funzione consentiva ricostruzioni fotorealistiche e simulazioni paesaggistiche a costi accessibili, ma è stata rapidamente sfruttata per contenuti provocatori e falsi scenari geopolitici.
  • Il rischio di disinformazione e il possibile indebolimento della credibilità di una piattaforma storicamente usata per verifica e fact-checking hanno spinto Mountain View a sospendere lo strumento in attesa di protezioni più efficaci.

Un solo giorno di test è bastato a Google per spegnere l’integrazione del generatore Nano Banana 2 in Google Earth. Nata per aiutare architetti e ricercatori a visualizzare progetti o ricostruzioni storiche, la funzione è stata subito usata dagli utenti per creare fotomontaggi iperrealisti e potenzialmente pericolosi. Di fronte al rischio di disinformazione e alle polemiche degli esperti, l’azienda ha preferito fare un passo indietro immediato.

Il sogno dei rendering veloci

Doveva essere una rivoluzione per addetti ai lavori, urbanisti, designer e appassionati di storia. Con l’integrazione del motore generativo Nano Banana 2 all’interno di Google Earth, la casa di Mountain View puntava a offrire uno strumento creativo capace di sovrapporre strutture e modifiche paesaggistiche alle celebri immagini satellitari.

L’idea di base era nobile e funzionale: consentire la ricostruzione fotorealistica di siti antichi, come Pompei prima dell’eruzione del 79 d.C., oppure permettere a uno studio di architettura di simulare l’impatto di un nuovo edificio nel tessuto urbano senza dover passare per complessi e costosi software di rendering.

Un’opportunità resa accessibile attraverso diversi piani di utilizzo, da una versione base gratuita con tre contenuti al giorno fino ad abbonamenti professionali da 75 e 150 dollari al mese.

Quando il filtro etico non basta

La teoria, però, ha fatto presto i conti con la realtà della Rete. Invece di limitarsi a progettare parchi o ricostruire monumenti, moltissimi utenti hanno iniziato a testare i confini del sistema producendo scenari del tutto inventati o provocatori.

Se la statua in oro massiccio di Donald Trump posizionata davanti alla Casa Bianca dall’investigatore Eliot Higgins poteva strappare un sorriso, gli esperimenti condotti da altri professionisti hanno fatto scattare un campanello d’allarme ben più serio.

Lo specialista Henk van Ess ha dimostrato come fosse semplice in modo disarmante generare immagini di rifugiati lungo il confine tra Messico e Stati Uniti, simulare gravi incidenti stradali in Olanda o perfino collocare un’ipotetica centrale nucleare sul territorio iraniano.

La preoccupazione principale è nata dal fatto che i sistemi di blocco automatico promessi da Google non abbiano fermato la creazione di questi contenuti sensibili.

La decisione del colosso tech

Google Earth rappresenta da vent’anni un punto di riferimento globale per la cartografia digitale, utilizzato quotidianamente da giornalisti investigativi e team di fact-checking per verificare eventi, luoghi e notizie.

Permettere l’alterazione di una fonte considerata storicamente neutrale e attendibile rischiava di incrinare la credibilità dell’intera piattaforma.

Nonostante le immagini generate fossero accompagnate da una dicitura specifica e da un watermark digitale per segnalare l’origine sintetica, diversi esperti hanno confermato che tali precauzioni non bastavano a evitare la manipolazione visiva o l’inganno sui social media.

Preso atto della situazione e del moltiplicarsi di screenshot ambigui in Rete e deepfake, il colosso californiano ha scelto la strada della prudenza, disattivando lo strumento nell’arco di appena 24 ore dal debutto ufficiale.

L’azienda non ha chiuso del tutto la porta a un ritorno della tecnologia in futuro, ma ha precisato che ogni eventuale reintegro avverrà soltanto dopo aver sviluppato sistemi di protezione decisamente più solidi ed efficaci.