Antitrust, Google condannata in Svezia a pagare 1,8 miliardi di euro a Klarna
Il colosso avrebbe favorito il proprio comparatore penalizzando PriceRunner per oltre dieci anni, tra le cifre più alte in una causa privata

Google ha subito un nuovo colpo giudiziario sul fronte dell’antitrust. Un tribunale svedese ha condannato il colosso a versare un risarcimento di circa 1,8 miliardi di euro a Klarna (società fintech proprietaria del comparatore di prezzi PriceRunner).
Al centro della vicenda ci sono accuse di concorrenza sleale connesse al servizio Google Shopping. Siamo dinanzi a una delle cifre più alte mai riconosciute in una causa privata contro il gruppo. Potrebbe inoltre rafforzare le numerose richieste di risarcimento avanzate da altre aziende in tutt’Europa. Un caso che riporta al centro il tema del potere dei giganti del web e della loro condotta nei confronti dei comparatori di prezzo.
La decisione del tribunale svedese
Scendendo nel dettaglio, i giudici hanno ritenuto che Google avrebbe favorito il proprio servizio di comparazione degli acquisti nei risultati di ricerca. Una penalizzazione facile da comprendere nei confronti di concorrenti come PriceRunner. Il risultato sarebbe stata una perdita significativa di traffico e ricavi per il comparatore. Il tutto per un periodo superiore ai 10 anni.
La richiesta iniziale di Klarna era in realtà molto più elevata, pari a circa 78 miliardi di corone svedesi (7 miliardi, circa). Il tribunale ha riconosciuto una cifra nettamente inferiore, ma comunque enorme. Un risarcimento da quasi 2 miliardi che fa storia e che pesa non poco sui conti.
Il caso PriceRunner e l’accusa a Google
PriceRunner è un servizio che consente agli utenti di confrontare i prezzi dei prodotti tra diversi negozi online. La causa sostiene che le pratiche di Google abbiano danneggiato l’azienda a partire dal 2008 nel Regno Unito e dal 2013 in Svizzera e Danimarca.
In sostanza, mostrando in posizione privilegiata i propri risultati di shopping, Google avrebbe sottratto visibilità e clienti ai rivali, alterando la concorrenza in un settore molto redditizio come quello del commercio elettronico.
La condanna affonda le radici nella storica sanzione da 2,2 miliardi di euro comminata dalla Commissione europea al colosso nel 2017 (proprio per l’abuso di posizione dominante legato a Google Shopping).
Una decisione confermata poi dalla giustizia europea nel 2024. Una multa che ha di fatto aperto la strada a una serie di cause civili con cui le aziende danneggiate chiedono ora i danni. Alcune, tra l’altro, hanno già ottenuto risarcimenti, come Idealo (circa 465 milioni di euro) e Producto (circa 107 milioni).
Le altre cause: cosa c’entra l’Italia
Un fronte legale ancora ben aperto. Restano infatti pendenti diverse cause in altri Paesi, dal Regno Unito all’Italia. Il gruppo Moltiply chiede ad esempio un risarcimento da 2,97 miliardi di euro.
Google, dal canto suo, contesta la sentenza svedese e sostiene che le modifiche introdotte nel 2017 abbiano avvantaggiato l’intero settore. Il gruppo sta valutando le opzioni per il ricorso in appello, il che significa che la partita potrebbe proseguire ancora per anni.

















