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Se Google perde la battaglia Antitrust, a rischio anche Firefox e altri browser

Google sta affrontando una battaglia antitrust da cui dipenderà il futuro del settore dei browser e non solo di Chrome: anche Firefox e altri browser sono a rischio

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google iStock

Google deve fare i conti con i rischi legati a una nuova battaglia antitrust negli Stati Uniti che vede coinvolta l’azienda in merito al controllo di Chrome, da tempo il browser web più utilizzato al mondo.

Il dossier era stato aperto dal governo americano e, tra le ipotesi, vede anche una possibile vendita forzata di Chrome da parte di Google, che rappresenterebbe una vera e propria rivoluzione per il settore.

Sulla questione è arrivata una memoria alla Corte d’Appello da parte dell’organizzazione no-profit Public Knowledge, in qualità di soggetto esterno che ha offerto alcune osservazioni sull’attuale situazione.

Il problema al centro della battaglia

Secondo Public Knowledge, il fatto che Chrome e il motore di ricerca siano controllati dalla stessa azienda (Google) crea un conflitto di interessi strutturale. L’organizzazione ha illustrato il caso della scelta di Google di mantenere attivi i cookie di tracciamento, arrivata ad aprile 2025. Tale scelta è stata presa dalla stessa azienda che gestisce il business della pubblicità online che sarebbe stato influenzato (in negativo) da tali regole.

Una versione indipendente di Google Chrome, invece, potrebbe scegliere la soluzione migliore negli interessi degli utenti. Spingere alla vendita di Chrome da parte di Google sarebbe necessario per Public Knowledge: “la cessione farebbe sì che le decisioni venissero affidate a un’organizzazione il cui successo dipende principalmente dalla capacità di servire gli utenti del browser”.

Per il momento, la richiesta del Dipartimento di Giustizia è stata respinta dal giudice e lo stesso Dipartimento ha scelto di non riproporre la questione alla Corte d’Appello. Ci sono, però, altri aspetti della questione che dovranno essere chiariti nel prossimo futuro.

La questione dei pagamenti 

Sul tavolo, in attesa di una decisione da parte della Corte d’Appello in merito alla vendita di Chrome, c’è la questione dei pagamenti che Google effettua ad Apple e Mozilla per mantenere il posizionamento predefinito dei suoi servizi di ricerca su Safari e Firefox.

Per Apple, l’accordo con Google ha una portata rilevante, garantendo all’azienda la possibilità di ottenere miliardi di dollari di ricavi ogni anno, senza dover sviluppare un suo motore di ricerca.

Per Mozilla, che ha presentato una memoria come amicus curiae, uno stop all’accordo con Google potrebbe portare all’uscita dal mercato, in quanto i ricavi derivanti da tale accordo sono determinanti per l’attività e finanziano lo sviluppo di Firefox, uno dei pochi browser che non è controllato direttamente da una delle big tech. Una situazione simile a quella di Firefox potrebbe riguardare anche altri browser web, le cui aziende proprietarie hanno accordi simili con Google.

La Corte d’Appello sarà chiamata a trovare una soluzione in un contesto molto complicato, con Google che continua ad avere una posizione dominante e con altre aziende, come Apple e Mozilla, che ottengono ricavi importanti da Google stessa.

La decisione finale è attesa per il prossimo mese di settembre. I giudici dovranno pronunciarsi sulla posizione di Google nel settore della ricerca, sulla possibilità di pagare i partner per restare il motore predefinito e sul controllo di Chrome. Maggiori dettagli arriveranno a breve.