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L'AI ricostruisce le regole di un gioco da tavolo dell'Antica Roma

Le regole di un gioco da tavolo romano sono state ricostruite grazie ad agenti AI specializzati: come l’archeologia si avvale dell’intelligenza artificiale

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Gioco da tavolo romano 123RF

Un misterioso gioco romano inciso nella pietra, scoperto più di un secolo fa nei Paesi Bassi, ha finalmente svelato i suoi segreti grazie all’intelligenza artificiale. Ecco come i ricercatori hanno ricostruito le regole e cosa può insegnare questo esperimento sull’interazione tra tecnologia e archeologia.

Un reperto che sfidava gli storici

Era il 2020 quando Walter Crist, studioso di giochi antichi, visitava un museo olandese dedicato all’Impero Romano. Tra le esposizioni, una lastra di pietra attirò subito la sua attenzione: circa venti centimetri di calcare, con linee incise che formavano un ottagono allungato inscritto in un rettangolo. Nessun testo antico descriveva quel gioco, né il suo nome o le regole erano mai stati documentati.

Il reperto, trovato tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento nella città di Heerlen (l’antica Coriovallum), era rimasto un enigma. Il pezzo di calcare proveniva dalla Francia e non vi erano indicazioni sul contesto d’uso, probabilmente un passatempo casuale e locale. Per decifrarlo, Crist ha deciso di combinare l’approccio archeologico tradizionale con uno strumento moderno: l’intelligenza artificiale.

Come l’intelligenza artificiale ha ricostruito il gioco

Il team di Crist ha creato due agenti di AI programmati per giocare migliaia di partite simulando oltre 100 diverse regole tratte da giochi europei, antichi e moderni. Ogni set di regole è stato testato con 1.000 partite, tracciando il movimento delle pedine e confrontandolo con i solchi presenti sulla pietra.

Il risultato è stato sorprendente: nove set di regole hanno mostrato una corrispondenza coerente con le tracce di usura, tutti appartenenti alla categoria dei giochi di blocco, in cui un giocatore cerca di ostacolare i movimenti dell’altro. Questa tipologia è nota anche nel gioco moderno del tris, ma il Ludus Coriovalli rappresenta il primo esempio europeo conosciuto di questo schema di gioco, risalente all’età romana.

Il metodo utilizzato dagli studiosi mostra come la tecnologia possa integrarsi alla ricerca storica: non solo per analizzare reperti, ma per ipotizzare comportamenti sociali e culturali legati a un oggetto antico.

Ludus Coriovalli: il gioco finalmente decifrato

Il gioco, come anticipato, è stato battezzato Ludus Coriovalli, in riferimento alla città di Heerlen in epoca romana. Grazie alla simulazione AI, i ricercatori hanno potuto definire il funzionamento di un gioco rimasto ignoto per più di un secolo: nonostante l’aspetto semplice della tavola, mostra un livello di strategia avanzato, coerente con altre tradizioni ludiche dell’antichità.

Crist osserva come i giochi antichi permettano di comprendere aspetti della vita quotidiana dei nostri antenati. Giochi come l’egizio Senet o gli scacchi, originati in India, dimostrano che la struttura del divertimento umano conserva principi ricorrenti nel tempo. Il Ludus Coriovalli si inserisce in questa continuità storica, offrendo un ponte tra il mondo antico e le pratiche ludiche moderne.

L’impatto della tecnologia sulla ricerca archeologica

Questo caso illustra l’efficacia dell’intelligenza artificiale applicata all’archeologia: la capacità di simulare scenari e verificare ipotesi rende possibile affrontare enigmi che fino a pochi anni fa sembravano irrisolvibili.

La ricerca, pubblicata su Antiquity (Crist et al., 2026), rappresenta un modello replicabile per altri reperti enigmatici, aprendo nuove prospettive sullo studio dei giochi e della vita sociale nell’antichità.

Il Ludus Coriovalli può oggi essere giocato online, permettendo agli appassionati di sperimentare in prima persona un pezzo di storia romana, dimostrando che la tecnologia non solo ricostruisce conoscenze perdute, ma rende possibile una fruizione interattiva del passato.