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Il Gin tonic è il cocktail alcolico che fa meno male: la scoperta

La storia del gin tonic spiega perché è da sempre considerato "salutare": un tempo ha salvato migliaia di vite umane

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Esistono svariati cocktail definibili iconici e il gin and tonic fa parte del club. Ha radici molto profonde e un particolare legame con la medicina ottocentesca, il che arricchisce di certo la sua storia. Ha anche una reputazione molto particolare: è considerato uno degli alcolici “più leggeri”. Per alcuni è quasi da ritenere “salutare”.

Una fama che arriva da lontano, se pensiamo alla celebre frase di Winston Churchill: “Il gin tonic ha salvato più vite inglesi di tutti i dottori dell’Impero”.

Perché nasce il gin tonic

Occorre fare un salto indietro fino all’India del XIX secolo, così da comprendere perché questo cocktail sia considerato il “meno dannoso”. Al tempo la tonica conteneva grandi quantità di chinino. Si tratta di una sostanza ottenuta dalla corteccia dell’albero di china, sfruttata per proteggere i soldati britannici dalla malaria. Era però amara, al punto da rendere la tonica quasi imbevibile.

La soluzione venne dai marinai, che la mescolavano con:

  • zucchero;
  • lime;
  • acqua;
  • gin.

Il sapore diveniva così tollerabile e, per necessità, nacque il gin tonic moderno. Potrebbe sorprendere ma oggi il chinino è ancora presente nella tonica. Il quantitativo è però molto più basso. Il drink è divenuto poi parte di un rito sociale, smettendo d’essere una porzione di una necessaria pratica sanitaria. È però comunque alcolico e allora perché lo si considera “meglio” di altre bevande?

L’alcolico più “leggero”

Iniziamo col dire che un livello sicuro di consumo d’alcool non esiste. Per quanto minimi, gli effetti negativi sulla salute, sul lungo periodo, esistono anche con un solo bicchiere. Detto ciò, i sostenitori degli alcolici ribadiscono, non a torto, che di qualcosa si dovrà pur morire.

Se una persona decide di bere alcolici, i nutrizionisti concordano che alcune combinazioni siano meno stressanti per l’organismo. Ecco che entra in gioco il gin tonic. La chiave è la leggerezza calorica:

  • 1 shot di gin (circa 30 ml): 50 calorie;
  • 1 bicchiere di vino: 130 calorie;
  • 1 birra: 200–300 calorie;
  • 1 gin tonic con tonica diet: 80–100 calorie.

Un drink sotto le 100 calorie, che non appesantisce e non favorisce il gonfiore addominale, come la birra. Detto ciò, in generale i distillati chiari sono più semplici da metabolizzare e mettono meno sotto pressione il corpo.

Il profilo aromatico amaro ha poi un utile effetto secondario: generalmente rallenta la velocità di consumo, riducendo il rischio di bere troppo e troppo in fretta.

Il rischio è nel mixer

Da sottolineare, però, come il gin sia relativamente “pulito” in genere. La tonica invece non sempre lo è. Le versioni zuccherate arrivano anche a 20-25 grammi di zuccheri per bottiglietta. Quasi quanto una lattina di coca cola.

Il risultato? Picchi glicemici, aumento della fame nel corso della serata, soprattutto di cibi grassi, e consumo calorico complessivo più elevati. Gli esperti consigliano, dunque:

  • tonica diet o light;
  • acqua tonica con pochi zuccheri;
  • acqua frizzante aromatizzata.