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Gemini diventa personale (e gratuito): l’AI di Google ora usa i tuoi dati per rispondere meglio

Gemini introduce Personal Intelligence anche gratis negli USA: l’AI usa dati personali per risposte più pertinenti, cambiando il modo in cui interagiamo con gli assistenti.

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Alcune app AI iStock

Personal Intelligence, la funzione che consente a Gemini di costruire risposte a partire dai dati dell’utente, esce dalla fase riservata agli abbonamenti e arriva anche nella versione gratuita, almeno negli Stati Uniti. Non stiamo parlando di un aggiornamento marginale: cambia il modo in cui l’assistente interpreta le richieste e, soprattutto, il punto di partenza da cui genera le risposte.

Cos’è Personal Intelligence di Gemini?

Con Personal Intelligence, Gemini può attingere ai dati presenti nell’account Google, come e-mail, foto, cronologia e attività, per costruire risposte che riflettono abitudini e preferenze. Questo passaggio supera una delle principali limitazioni degli assistenti tradizionali: l’AI non deve più essere istruita da zero a ogni richiesta, ma può riconoscere contesti già esistenti e usarli per ridurre l’ambiguità.

Gli esempi forniti da Google chiariscono la direzione. Se si chiede un consiglio d’acquisto, il sistema può tenere conto di prodotti già acquistati e marchi preferiti. In caso di problemi tecnici, può risalire al dispositivo attraverso ricevute o informazioni presenti nella posta e suggerire soluzioni coerenti. Anche nella pianificazione di un viaggio, le risposte possono includere elementi legati a esperienze passate o preferenze personali. Il risultato è un’interazione meno generica, in cui l’AI restituisce risposte costruite sul profilo dell’utente.

Gemini Personal Intelligence è gratis?

La funzione era stata introdotta a gennaio per gli utenti con abbonamento ai piani AI di Google. Ora viene estesa anche al livello gratuito, seguendo una dinamica già vista con altri strumenti dell’azienda.

Negli Stati Uniti è già disponibile in AI Mode. Sull’app Gemini e su Chrome il rilascio è progressivo. L’accesso richiede comunque un’azione esplicita: Personal Intelligence resta disattivata finché l’utente non decide di attivarla e collegare i servizi.

Un altro limite riguarda gli account. La funzione è pensata per profili personali e non è disponibile per gli account Workspace utilizzati in ambito aziendale, educativo o enterprise.

Privacy e controllo: come Google gestisce i dati

L’aspetto più delicato riguarda l’uso delle informazioni personali. Google insiste su un punto preciso: l’utente mantiene il controllo sulle connessioni tra servizi e può modificarle in qualsiasi momento.

L’azienda chiarisce inoltre che i modelli non vengono addestrati direttamente sui contenuti di Gmail o Google Photos. I dati utilizzati per migliorare il sistema sono limitati alle interazioni con Gemini, come le richieste inviate e le risposte generate.

Resta però evidente il cambio di paradigma. Per ottenere risposte più pertinenti, l’AI deve poter accedere a dati che, fino a poco tempo fa, restavano fuori dalla portata dei chatbot, che stanno rapidamente abbracciando l’AI agentica.

Quando arriva Personal Intelligence in Italia?

Per ora la distribuzione è limitata agli Stati Uniti. Google ha iniziato a estendere la funzione su più prodotti nello stesso mercato, senza indicare tempistiche precise per altri Paesi.

Si tratta di una strategia già adottata in passato: le novità più sensibili vengono testate su un bacino ristretto prima di un’eventuale distribuzione globale.

L’estensione alla versione gratuita suggerisce comunque una direzione chiara. Gemini punta a rispondere meglio, e a farlo conoscendo l’utente. È qui che si gioca la prossima fase dell’intelligenza artificiale consumer. In ogni caso, è plausibile che Personal Intelligence arrivi anche in Europa, Italia inclusa, nei prossimi mesi.