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Khaby Lame e il futuro degli influencer: cosa succede quando l'identità diventa artificiale?

Dal successo umano al gemello virtuale: con Khaby Lame si apre una riflessione su cosa accade quando la presenza online diventa artificiale e industrializzabile

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Biometria e Khaby Lame Ansa/123rf

Khaby Lame non è solo il creator più seguito al mondo: oggi è anche il primo grande caso in cui un’identità viene trattata come qualcosa che può essere replicato e messo a sistema. Una recente e discussa operazione finanziaria dell’influencer prevede, infatti, lo sviluppo di un gemello digitale basato sull’intelligenza artificiale, una copia virtuale pensata per poter esistere e comunicare anche senza la presenza fisica della persona.

Un fatto rilevante, che lascia intravedere un cambiamento più ampio che riguarda il mondo dei creator e il rapporto tra identità e tecnologia: non si parla più soltanto di immagine o di popolarità, ma di individualità trasformata in infrastruttura tecnologica.

Che cos’è il gemello digitale?

Approfondiamo però, seppur brevemente, il discorso gemello digitale. Non tutti sanno di cosa si tratta: come accennavamo, è una rappresentazione virtuale. Viene costruita a partire da dati reali ed è capace di riprodurre in modo dinamico caratteristiche, comportamenti e risposte dell’originale. Nato in ambito industriale per simulare macchinari e processi complessi, oggi questo concetto viene applicato anche alle persone, grazie a modelli di intelligenza artificiale in grado di integrare immagini, voce, movimenti e pattern espressivi.

Khaby LameAnsa

Nel caso di Khaby Lame se ne parla perché si è appena conclusa un’operazione finanziaria di dimensioni eccezionali: la società che gestisce il suo brand e i suoi diritti commerciali è stata valutata intorno ai 900-975 milioni di dollari nell’ambito di un accordo con un gruppo quotato negli Stati Uniti. Non si tratta solo di una vendita o di una partnership, ma di una strutturazione industriale del suo valore come creator, che, appunto, include anche lo sviluppo di una sua controparte virtuale.

All’interno di questo accordo è infatti prevista la creazione di un digital twin costruito a partire da dati biometrici come volto, voce e gestualità. L’obiettivo è riprodurre in modo fedele il suo stile comunicativo e la sua presenza per generare contenuti e attività commerciali su scala globale, trasformandolo in un sistema tecnologico replicabile e utilizzabile in maniera continua e perenne, anche in sua assenza.

Umano o artificiale: quali sono le conseguenze?

Perché però l’introduzione di un gemello digitale nel percorso di un creator come Khaby Lame apre una questione che va oltre il singolo caso? Semplice: perché riguarda l’intero ecosistema della creator economy. Se una presenza può essere replicata e automatizzata, il valore non risiede più soltanto nel tempo, nella creatività e nelle scelte della persona, ma anche nella possibilità di rendere la presenza del personaggio continua, scalabile e adattabile a contesti diversi.

Questo significa che l’identità diventa, almeno in parte, un insieme di dati, modelli e diritti che possono essere utilizzati per produrre comunicazione senza i limiti fisici dell’essere umano. Dei veri e propri cloni digitali, che non dormono, non mangiano, non si ammalano e non muoiono. E se questo è già impressionante, vale anche la pena considerare come la loro presenza modifichi il rapporto tra autenticità e produzione.

Da un lato si aprono nuove opportunità di estensione del proprio lavoro, dall’altro emerge il rischio di una separazione crescente tra chi è e ciò che viene mostrato: la replica artificiale può moltiplicare i punti di contatto con il pubblico, ma rende anche più complesso stabilire dove finisca la voce della persona e dove inizi quella del sistema che la rappresenta.

In più, il confine tra performance umana e output algoritmico potrebbe diventare sempre meno percepibile, con implicazioni rilevanti per la fiducia, la responsabilità dei contenuti e il valore attribuito alla presenza reale.

Precedenti “virtuali” e trasformazioni digitali

C’è da dire che ben prima che si parlasse di gemelli digitali di persone reali, il web aveva già conosciuto influencer che non sono mai esistiti fisicamente. Negli anni sono nati personaggi interamente creati al computer, come Lil Miquela, una modella e cantante virtuale costruita da uno studio creativo, o imma e Shudu, figure digitali utilizzate nel mondo della moda e della comunicazione come se fossero vere modelle.

Questi profili pubblicano contenuti, collaborano con i brand, interagiscono con il pubblico, ma non rappresentano nessun essere umano: sono identità progettate, con un’estetica e una personalità definite a tavolino, controllate in ogni aspetto da chi le ha create.

Dati biometrici123rf

Un’altra traiettoria, più vicina al caso di Khaby Lame, riguarda invece creator reali che iniziano a usare l’intelligenza artificiale per moltiplicare e automatizzare la propria presenza. Figure come MrBeast, oggi il più grande youtuber al mondo, o divulgatori come Anthpo hanno sperimentato sistemi di traduzione automatica della voce, cloni vocali, versioni sintetiche dei propri contenuti e format adattati in modo algoritmico a pubblici e lingue diverse.

In questi casi l’AI non inventa un personaggio, ma lavora sull’identità esistente, scomponendola in elementi tecnici (voce, immagine, stile narrativo) che possono essere riutilizzati, scalati e distribuiti. La novità del gemello digitale sta proprio nell’unire queste due strade: da un lato eredita la logica dei virtual influencer, che dimostra come un’identità artificiale possa avere valore economico e culturale; dall’altro applica questa logica a una persona reale, trasformandone i tratti distintivi in un modello replicabile.

È in questo punto di incontro tra personaggio costruito e individuo duplicato che si colloca il passaggio tecnologico più delicato: non si crea più solo una maschera digitale, ma una copia funzionale di qualcuno che esiste, con tutte le implicazioni che questo comporta per il modo in cui l’identità viene rappresentata, gestita e messa in circolazione.

Cosa succederà in futuro?

L’ingresso dei gemelli digitali nel mondo dei creator indica un fatto “semplice”: se una presenza può essere modellata, addestrata e riutilizzata, il mercato non si limiterà più a comprare visibilità, ma potrà acquistare versioni operative di un volto, di una voce, di uno stile: i contenuti potranno essere prodotti in modo continuo, adattati a lingue e piattaforme diverse, e integrati in ecosistemi commerciali sempre più automatizzati.

Nel lungo periodo, questo potrebbe ridefinire la stessa idea di celebrità digitale: non più soltanto individui seguiti per quello che fanno, ma identità progettate per essere replicate, mantenute e fatte evolvere nel tempo, anche oltre i limiti fisici e biologici di chi le ha generate. Spaventoso? Probabilmente sì, ma sicuramente redditizio.