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Avvistato in Italia il gatto selvatico europeo, lo chiamano il "fantasma dei boschi"

Il ritorno del gatto selvatico europeo in Italia ora è certificato: cosa vuol dire questo importante ritorno nel nostro territorio

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Gatto selvatico europeo iStock

Un ritorno molto atteso e finalmente certificato, quello del gatto selvatico europeo (Felis silvestris silvestris). Grazie a tecnologie di monitoraggio avanzate, una delle specie più elusive e difficili da osservare in natura è stata ammirata.

Sappiamo, dunque, che sta ripopolando l’Appennino Pistoiese. La conferma giunge dall’Oasi Dynamo, riserva naturale affiliata al WWF, sita nel comune di San Marcello Piteglio. Anni di osservazioni hanno portato a un risultato scientifico di grande rilievo per l’intero territorio toscano.

Al di là del dato naturalistico, questa presenza rappresenta un importante indicatore di salute degli ecosistemi appenninici. É in grado di testimoniare, infatti, la resilienza della fauna selvatica quando la pressione umana diminuisce e, al tempo stesso, gli habitat vengono protetti.

Dal 2022 al 2025, la scoperta

Il primo indizio del possibile ritorno del gatto selvatico risale a marzo 2022. Una fototrappola dell’Oasi registrò allora il passaggio di un esemplare dalle caratteristiche compatibili. Le immagini furono esaminate da Andrea Sforzi, direttore del museo di Storia Naturale della Maremma e referente nazionale per il monitoraggio della specie.

Da lui giunse la conferma che i tratti morfologici erano tipici del Felis silvestris:

  • coda spessa e inanellata;
  • mantello striato;
  • netta separazione cromatica tra dorso e fianchi.

Un vero e proprio punto di svolta, considerando la grande difficoltà nel distinguere un gatto selvatico da un gatto domestico. Un processo tutt’altro che banale. Dubbi sulla bontà dell’avvistamento derivavano inoltre dal fatto che non era mai stata documentata la presenza della specie così a nord in Toscana, oltre il tradizionale limite delle Foreste Casentinesi.

Da quel momento iniziò un monitoraggio continuo. Le analisi successive del dottor Sforzi hanno portato a individuare almeno tre individui compatibili nell’area.

La svolta tecnologica

A giugno 2023, l’Oasi ha installato una nuova rete di dispositivi: paletti in legno rivestiti di nastro bioadesivo e trattati con estratti di erba gatta. Il tutto pensato per indurre gli animali a strofinarsi, lasciando dei campioni di pelo, fondamentali per le analisi genetiche.

Ogni postazione è stata poi dotata di fototrappole, così da osservare i comportamenti dei singoli individui, contestualizzando poi i dati raccolti. Il progetto non si è però limitato alla sola tecnologia. Parallelamente, infatti, sono state avviate delle iniziative di divulgazione e partecipazione pubblica, coinvolgendo le comunità locali nelle attività di conservazione.

Nel 2025, poi, il grande salto di qualità. La collaborazione con Pietro Bartoli, fotografo naturalista e guida ambientale, ha permesso di installare una reflex trap. Si tratta di un sistema di ripresa a elevata definizione, in grado di registrare movimenti impercettibili e attività notturne. Le immagini raccolte hanno fornito una sequenza coerente e continua di avvistamenti, contribuendo a consolidare definitivamente le prove della presenza stabile della specie.

Ecco le parole di Giulia Santalmasi, responsabile dei progetti di ricerca e conservazione dell’Oasi Dynamo: “Il risultato di un lungo lavoro scientifico, ma anche di una visione che mette la tutela della biodiversità tra gli obiettivi principali della nostra riserva”.