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C'è davvero speranza per il futuro della tigre? Forse sì

Da buone pratiche adottate in diverse parti del mondo arrivano nuove speranze per il futuro della tigre: la specie potrebbe non essere condannata all’estinzione

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Futuro della tigre 123RF

La tigre è diventata il simbolo della crisi planetaria: potente, bellissima, ma sempre più rara. Per decenni è stato raccontato il suo declino come una corsa inarrestabile verso l’estinzione. Eppure, oggi, qualcosa sta cambiando. I dati più recenti e una serie di progetti sul campo testimoniano una situazione articolata, e sorprendentemente più incoraggiante, sul futuro della tigre.

Il futuro della tigre tra numeri drammatici e segnali inattesi

Un secolo fa le tigri occupavano quasi tutta l’Asia. Oggi il loro areale si è ridotto del 96% e in natura restano poche migliaia di individui. Le stime più attendibili parlano di 2.608 – 3.905 esemplari maturi, mentre il totale complessivo si aggira intorno alle 3.900 tigri selvatiche. La perdita di habitat, il bracconaggio e il commercio illegale hanno confinato in piccoli gruppi isolati popolazioni un tempo molto ampie.

Eppure, proprio in questo scenario, emergono segnali di resilienza che permettono di parlare con prudenza – ma anche con fondata speranza – della sopravvivenza della specie.

Conservazione delle tigri: la pianificazione territoriale dell’India

Nell’India centrale, presso la riserva di Achanakmar, il numero di tigri è raddoppiato in pochi anni: da cinque individui censiti nel 2017 a dieci nel 2024. Il dato, pubblicato dal WWF India insieme al Dipartimento Forestale del Chhattisgarh, non rappresenta soltanto una curiosità statistica.

La riserva occupa una posizione strategica tra il parco di Kanha e quello di Bandhavgarh, creando corridoi ecologici fondamentali per lo scambio genetico e la stabilità delle popolazioni. È una dimostrazione concreta di come la pianificazione territoriale possa incidere sul futuro delle tigri.

Il ritorno delle tigri in Thailandia e Cina

Nel nord della Thailandia, le tigri erano considerate scomparse dalla foresta di Mae Ping-Om Koi. Poi, nel 2022, un’impronta – seguita dalle immagini catturate dalle fototrappole – ha riaperto la storia. Nel 2025 un secondo esemplare è stato documentato nella stessa area. Il WWF, impegnato nel rafforzamento della connettività ecologica tra le foreste settentrionali e il Complesso Forestale Occidentale, punta ora al recupero strutturale dell’habitat.

In Cina, nelle remote foreste nord-orientali, sempre le fototrappole hanno registrato un’immagine che ha fatto il giro del mondo: una tigre con quattro cuccioli. Il Parco Nazionale della Tigre e del Leopardo lavora da anni sul ripristino delle prede e degli ecosistemi. I piccoli di tigre osservati potrebbero rappresentare l’inizio del ritorno della specie in territori dove mancava da decenni.

Ecosistemi che rinascono: il caso del Kazakistan

In Kazakistan si lavora a un progetto che sembrava impensabile fino a poco tempo fa: la reintroduzione delle tigri dopo settant’anni di assenza. Dal 2018 il WWF dell’Asia Centrale è impegnato nella ricostruzione delle popolazioni di ungulati, prede essenziali per la sopravvivenza del grande felino.

Nel 2025 le cifre mostrano un recupero impressionante: i cinghiali sono passati da 1.389 a 2.505, i cervi di Bukhara da 5 a 250, le gazzelle da 223 a 320, mentre i kulan, assenti nel 2019, oggi contano 94 individui. Senza prede non esistono predatori, e questo equilibrio ristabilito apre scenari concreti per il ritorno della tigre.

Salvare le tigri significa proteggere interi territori

In India, nello Stato di Nagaland, la protezione delle tigri passa attraverso il coinvolgimento diretto delle comunità Tangshang Naga. Infatti, sono stati avviati progetti che integrano conoscenze indigene, monitoraggio, prevenzione del bracconaggio e strategie di convivenza. Qui la conservazione delle tigri non è solo un obiettivo ecologico, ma anche sociale e culturale.

Perché la tigre è importante per il nostro futuro

La tigre non è soltanto il più grande felino del pianeta. È una specie ombrello: proteggere lei significa salvaguardare foreste, corsi d’acqua, catene alimentari e interi ecosistemi. Le minacce restano enormi, dalla frammentazione dell’habitat al commercio illegale delle sue parti, ma i risultati ottenuti dimostrano che invertire la rotta non è un’utopia.

Il futuro della tigre non è ancora garantito. Ma oggi, più di ieri, esistono prove concrete che la sua storia non è destinata a concludersi con un punto fermo. Ed è una notizia che riguarda tutti, molto più di quanto sembri.