Amazon pagherà 2,25 milioni di dollari per mancata fornitura di documentazione ai clienti vittime di furto d'identità
Il colosso sanzionato per non aver fornito i documenti ai clienti colpiti da frodi finanziarie. Intanto in Australia scoppia il caso dei rincari e della pubblicità sui servizi di streaming.

- Amazon pagherà 2,25 milioni di dollari dopo che la Federal Trade Commission ha rilevato ritardi e rifiuti nella consegna dei registri delle transazioni a vittime di frodi.
- La vicenda sottolinea come la tempestività nella gestione post-frode sia cruciale per la tutela della reputazione creditizia dei consumatori e impone regole rigide anche ai grandi tecnologici.
- Contemporaneamente in Australia l'azienda affronta un procedimento dell'ACCC per presunte clausole abusive su Prime Video dopo l'introduzione della pubblicità o di un extra mensile.
Il colosso dell’e-commerce Amazon ha accettato di versare una sanzione milionaria negli Stati Uniti per non aver supportato adeguatamente gli utenti colpiti da frodi finanziarie a loro nome, mentre in Australia deve difendersi in tribunale dalle accuse di pratiche commerciali scorrette legate ai rincari della sua piattaforma di streaming.
Il caso dei documenti negati
Immaginate la scena. Un giorno aprite l’estratto conto e scoprite che qualcuno ha fatto acquisti folli a vostro nome usando i dati della carta di credito.
La prima cosa da fare, oltre a denunciare l’accaduto alle autorità, è chiedere i registri delle transazioni alla piattaforma dove è avvenuto il fatto. Nel caso del furto d’identità su Amazon, però, ottenere questi fogli si è rivelato un percorso a ostacoli per moltissimi utenti americani.
Secondo quanto emerso da un’indagine della Federal Trade Commission (FTC), l’azienda guidata da Andy Jassy avrebbe ripetutamente ignorato le richieste dei consumatori che cercavano di dimostrare la propria estraneità a transazioni fraudolente.
La legge statunitense, nello specifico il Fair Credit Reporting Act, parla chiaro: le aziende sono obbligate a fornire questi dettagli alle vittime.
Per chiudere la questione legale sollevata dall’autorità, la compagnia ha accettato di pagare 2,25 milioni di dollari, una cifra che accende i riflettori sui diritti dei consumatori digitali.
Attenzione alla sicurezza digitale
Quando parliamo di truffe Amazon non ci riferiamo necessariamente a falle nei sistemi della piattaforma, ma a dinamiche più ampie in cui i criminali informatici riescono a sottrarre le credenziali degli utenti.
Il problema centrale di questa vicenda risiede nella gestione del post-evento. Quando un cittadino si trova a dover ripulire la propria reputazione creditizia, la tempestività dei documenti è tutto.
La sanzione della FTC dimostra che anche i giganti della tecnologia devono rispondere a regole precise quando c’è di mezzo la tutela legale di chi compra online.
Guai anche in Australia
Se l’accordo con la FTC chiude un capitolo negli Stati Uniti, un altro fronte legale si è aperto dall’altra parte del mondo.
La Australian Competition and Consumer Commission (ACCC) ha deciso di trascinare in tribunale la divisione locale della società. Al centro della contesa ci sono i cambiamenti contrattuali applicati tra il novembre del 2023 e l’agosto del 2025.
Nel mirino dell’autorità australiana è finito l’abbonamento Prime Video. La tesi dell’accusa è che l’azienda abbia inserito clausole abusive, costringendo oltre un milione di iscritti annuali a digerire l’introduzione della pubblicità (avvenuta nel luglio 2024) oppure a sborsare un extra di 2,99 dollari australiani al mese per mantenere la visione fluida e pulita.
Chi ha deciso di non accettare il cambiamento non ha avuto diritto ad alcun rimborso sulla quota annuale già versata.
Nonostante queste turbolenze legali e le sanzioni per il furto d’identità Amazon, Wall Street sembra guardare altrove. Il titolo azionario ha registrato un progresso del 3,2% in borsa, spinto dai dati positivi sulle vendite dell’ultimo extended Prime Day americano, che ha visto una risposta dei consumatori superiore alle aspettative degli analisti.
Resta il fatto che, per chi naviga ogni giorno sul web, vicende come queste ricordano quanto sia fondamentale pretendere trasparenza e assistenza rapida dai servizi a cui affidiamo i nostri dati.


















