Libero
SCIENZA

Si ripeterà: ecco perché quella del Molise è una frana storica (e ciclica)

Dopo le piogge dei primi di aprile la frana di Petacciato si è riattivata per poi rallentare, confermando una dinamica ciclica che da tempo coinvolge infrastrutture e territorio

Pubblicato:

Una spaccatura della frana in Molise Ansa

Non si tratta di un episodio isolato né di un’emergenza nata negli ultimi giorni: la frana storica del Molise è conosciuta e studiata da oltre un secolo. Più specificamente, la frana di Petacciato interessa da sempre un’ampia porzione di territorio tra le colline e il mare lungo la costa molisana ed è un fenomeno complesso e stratificato, che nel tempo ha modificato il paesaggio, coinvolgendo infrastrutture, terreni agricoli e collegamenti strategici.

Una delle sue caratteristiche principali è proprio la continuità: è un sistema in movimento, capace di riattivarsi ciclicamente in base alle condizioni del suolo e alle piogge. Le dimensioni estese, la natura geologica del terreno e la profondità dei movimenti la rendono una delle frane più rilevanti d’Europa, ma anche una delle più difficili da interpretare e gestire nel lungo periodo.

Il punto sulla situazione attuale

Iniziamo sottolineando che, almeno al momento, il quadro appare in fase di stabilizzazione. Le prime avvisaglie erano arrivate tra il 5 e il 6 aprile, in concomitanza con piogge persistenti che hanno saturato il terreno, e la fase più critica si è concentrata in un arco temporale piuttosto breve, tra il 7 e il 9 aprile, quando il movimento del fronte franoso ha avuto le conseguenze più evidenti, con cedimenti e deformazioni del terreno.

Poi, la situazione si è progressivamente normalizzata, tanto che sono stati riaperti sia la linea ferroviaria Adriatica sia il tratto dell’autostrada A14 coinvolto dal movimento franoso. Tutto questo dovrebbe indicare che i segnali critici si sono effettivamente interrotti e che attualmente non ci sono grossi rischi. Ciò non significa però che il fenomeno sia concluso.

Un evento ciclico

Come accennavamo, la riattivazione recente ha confermato la natura ciclica e complessa della frana di Petacciato, che si muove su un fronte molto ampio e con dinamiche profonde legate alla composizione del terreno e alla presenza di acqua. Proprio per questo, anche se il movimento principale sembra essersi esaurito nel giro di pochi giorni, resta alta l’attenzione sul monitoraggio dell’area.

Strada spaccata per la frana in MoliseAnsa

Un’area considerata storicamente instabile e soggetta a possibili evoluzioni nel tempo, esiste un lungo storico fatto di documenti e monitoraggi che sottolinea la riattivazione in presenza di condizioni favorevoli: tutto ciò si deve alla sua struttura geologica, composta in larga parte da argille, che favorisce movimenti lenti ma estesi, che possono accelerare improvvisamente per poi rallentare altrettanto rapidamente.

Le cause della “riattivazione”

Ma cosa significa, precisamente? Cerchiamo di spiegarlo: quando le argille (e altri sedimenti fini) di cui è composta la struttura geologica in questione assorbono acqua, perdono coesione e aumentano di peso, diventando più plastici e scivolosi. Di conseguenza, tutti gli strati superficiali possono iniziare a “scorrere” sopra quelli più profondi, lungo superfici di scivolamento già esistenti, spesso attive da decenni.

È come se ci fosse un fronte multiplo. Non un solo blocco che cede, quanto una serie di movimenti: diversi scivolamenti lenti e diffusi e una serie di accelerazioni improvvise legate ai fenomeni meteorologici più intensi. Le piogge agiscono come fattore scatenante, ma il terreno è già predisposto al movimento: quando la quantità d’acqua supera una certa soglia, l’equilibrio si rompe temporaneamente e il fronte franoso accelera.

Tutto poi rallenta di nuovo nel momento in cui le condizioni tornano più favorevoli. Il fronte multiplo che abbiamo descritto, va detto, rende complessa ogni previsione a lungo termine. Anche quando in superficie tutto sembra stabile, in profondità persistono movimenti difficili da rilevare senza strumenti specifici,

Gli studi, i monitoraggi e il futuro

La continuità della frana di Petacciato, unita all’estensione del fronte e alla durata nel tempo, la rende un caso di studio rilevante anche a livello europeo. In modo costante, l’area viene analizzata attraverso campagne di monitoraggio e studi geologici che coinvolgono enti di ricerca, autorità di bacino e strutture tecniche dello Stato, con l’obiettivo di comprendere nel dettaglio le dinamiche del movimento e i fattori che ne determinano le riattivazioni.

Le attività in corso si concentrano soprattutto sull’osservazione dei movimenti: da un lato si sfrutta il telerilevamento satellitare, che permette di misurare anche spostamenti millimetrici del terreno nel tempo, dall’altro le indagini geofisiche e geotecniche, utili a ricostruire la struttura interna della frana e le superfici di scivolamento.

A queste si affiancano rilievi sul campo e analisi idrogeologiche, fondamentali per valutare il ruolo delle precipitazioni e della circolazione dell’acqua nel sottosuolo. Questi studi non hanno solo una finalità conoscitiva, ma operativa: servono a migliorare i sistemi di allerta, a supportare le decisioni sulla gestione delle infrastrutture e a orientare la pianificazione territoriale in un’area riconosciuta da tempo come instabile.

Il futuro, in questo senso, non è legato alla possibilità di fermare definitivamente la frana, ma alla capacità di leggerne i segnali con sempre maggiore precisione e di adattare le strategie di intervento a un fenomeno che resta attivo e in evoluzione.