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Questo fossile mette in discussione le origini della vita animale

Uno studio su alcuni microfossili riscrive la storia delle origini della vita animale e può gettare le basi per nuove indagini sull'evoluzione

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fossili iStock

Le origini della vita animale sulla Terra sono, da tempo, al centro di studi di vario tipo. Non è facile, infatti, ricostruire l’evoluzione della vita, individuando i primi passi che hanno poi dato il via al lungo percorso che ci ha portato ai giorni d’oggi.

Uno studio, che ha analizzato antichi microfossili provenienti dal Brasile, ha messo in discussione la vita animale delle origini, andando a evidenziare alcuni aspetti che potrebbero costringerci a “riscrivere” alcune pagine della storia dell’evoluzione.

Andiamo a riepilogare i risultati dello studio che potrebbe rappresentare un vero e proprio punto di svolta per i ricercatori che, da tempo, sono impegnati nella ricostruzione dell’evoluzione del mondo animale, fin dalle origini.

Cosa è stato scoperto

Un gruppo di scienziati ha analizzato antichi microfossili provenienti dal Brasile. Dai risultati dello studio è emerso che le strutture, che inizialmente si pensava fossero tracce lasciate da minuscoli animali, erano state formate da batteri e alghe microscopiche.

In sostanza, i segni dell’esistenza di animali potrebbero essere ben altro, mettendo in discussione le teorie sulla comparsa dei primi animali, di piccole dimensioni, sulla Terra.

Circa 540 milioni di anni fa, probabilmente, i livelli di ossigeno negli oceani erano ancora troppo bassi per sostenere le forme di vita animali. La comparsa dei primi animali, quindi, dovrebbe essere spostata più avanti nel tempo.

Bruno Becker-Kerber, primo autore dello studio, ha sottolineato:

“Utilizzando tecniche di microtomografia e spettroscopia, abbiamo osservato che i microfossili presentano strutture cellulari – a volte con materiale organico conservato – compatibili con batteri o alghe esistenti in quel periodo. Non si tratta di tracce di animali che potrebbero essere passati per la zona”.

Per lo studio dei fossili sono state utilizzate diverse tecnologie all’avanguardia, che hanno permesso di analizzare fossili di dimensioni variabili, da pochi micrometri a pochi millimetri. Queste tecnologie non erano a disposizione dei team che avevano lavorato ai precedenti studi sui microfossili per l’analisi delle tracce di animali.

Ricorrendo ad alcune tecniche di spettroscopia , è stato identificato del materiale organico che conferma l’interpretazione secondo cui le strutture erano corpi microbici conservati piuttosto che tracce lasciate da animali di passaggio.

Il ruolo dei batteri

Dalle rilevazioni è emersa l’ipotesi che tra i fossili ci fossero batteri ossidanti dello zolfo, una particolare tipologia di organismi che sfruttano lo zolfo per il proprio metabolismo.

Sulla questione, Becker-Kerber ha aggiunto:

“Questo gruppo di batteri è sorprendente. Alcuni dei più grandi mai registrati appartengono proprio a questa categoria. A differenza dell’immagine comune che abbiamo dei batteri microscopici, alcune specie possono raggiungere diametri superiori a un capello e sono visibili a occhio nudo”.

I dati raccolti dallo studio dovrebbero aiutare i ricercatori a comprendere le condizioni ambientali del Cambriano, un periodo chiave per la storia della Terra, in cui sono state gettate le basi per l’evoluzione.

Per approfondire l’indagine è possibile consultare il paper tramite ScienceDirect. Il titolo della ricerca è Proposed Ediacaran meiofaunal burrows from Brazil are pyritized algal/microbial consortia e porta la firma di Bruno Becker-Kerber, Nathaly Lopes Archilha, Andrew Knoll, Miguel Angelo Stipp Basei, Lucas Verissimo Warren, Lucas Del Mouro, Gilmar Kerber, Sharif Ahmed, Javier Ortega-Hernández