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L'Amazzonia sta entrando in uno stato ipertropicale: cosa significa?

Nei prossimi 100 anni la Foresta Amazzonica cambierà radicalmente: cos'è il clima ipertropicale e perché dovrebbe spaventarci tutti

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Il mondo cambia letteralmente sotto i nostri occhi. Quasi giorno dopo giorno ci ritroviamo a fare i conti con notizie allarmanti e, purtroppo, una di queste giunge dalla Foresta Amazzonica. Sembra infatti sull’orlo di una trasformazione climatica senza precedenti nella storia recente della Terra.

Si starebbe infatti spostando verso uno stato definito “ipertropicale”, secondo un nuovo studio pubblicato sulla rivista Nature. Ecco le caratteristiche: condizioni più calde, secche e persistenti rispetto a qualsiasi altro clima tropicale moderno. Uno scenario che non si osservava da milioni di anni.

Il lavoro dei ricercatori si basa su oltre 30 anni di dati raccolti in differenti aree della Foresta Amazzonica. I risultati indicano che periodi di siccità sempre più prolungati e temperature estreme stanno spingendo gli alberi oltre i propri limiti fisiologici. Ciò ovviamente riduce anche la capacità della foresta di assorbire anidride carbonica.

Cosa significa ipertropicale

Il termine ipertropicale è stato coniato per descrivere una condizione che va oltre la classica definizione di clima tropicale. Ecco le parole di Jeff Chamberrs, geografo dell’University of Californi, Berkeley: “Quando si verificano queste siccità calde, siamo già oltre il confine di ciò che oggi consideriamo una foresta tropicale”.

I ricercatori hanno analizzato la risposta degli alberi e dei suoli quando sottoposti a temperature elevate e scarsità d’acqua. Questi eventi estremi offrono un’anteprima di ciò che potrebbe diventare il nuovo “clima normale” dell’Amazzonia nell’arco dei prossimi 100 anni.

Un futuro che è decisamente prossimo e, secondo i modelli climatici, entro il 2100 le siccità calde potrebbero verificarsi tutto l’anno, anche nel corso della stagione delle piogge, che va da dicembre a maggio.

Rischio collasso dell’ecosistema

Gli alberi entrano in una “zona di pericolo” quando l’acqua nel suolo diminuisce in maniera drastica. Alla base di questo scenario ci sono due meccanismi chiave: collasso idraulico (provocato da bolle d’aria che bloccano il trasporto d’acqua nei vasi interni) e fame di carbonio (si verifica quando gli stomi delle foglie si chiudono per ridurre la perdita d’acqua, limitando però la fotosintesi).

Processi già in atto durante gli eventi climatici più estremi, stando alle misurazioni effettuate sul campo. Potrebbero divenire sempre più frequenti, qualora l’Amazzonia diventasse realmente ipertropicale, con un aumento della mortalità degli alberi stimato fino al 55%.

Le specie più vulnerabili

Va da sé che non tutti gli alberi reagiscano allo stesso modo. Le specie a crescita rapida e a bassa densità del legno risultano più fragili rispetto a quelle con legno maggiormente compatto. Ciò rende più esposte le foreste secondarie, dove tali specie abbondano.

La gran parte della ricerca si è concentrata su due siti amazzonici colpiti dalle grandi siccità del 2015 e 2023. In entrambi i casi si evidenzia una connessione a eventi di El Niño, dunque insolitamente caldi. Considerando come sia emersa la stessa soglia critica di disponibilità idrica, il cambiamento potrebbe essere diffuso su larga scala.

Gli esperti ritengono che a maggior parte delle foreste ipertropicali future emergerà proprio in Amazzonia. Fenomeni simili potrebbero però manifestarsi anche in Africa e Asia. Il rischio più grande, su scala globale, è che la foresta smetta di funzionare come pozzo di carbonio e inizi invece a rilasciare CO₂, accelerando ulteriormente il cambiamento climatico. Nell’arco di un secolo il mondo potrebbe trasformarsi radicalmente, e con esso le condizioni di vita di miliardi di persone.