Arriverà l'Euro digitale: sperimentazioni nel 2027, emissioni nel 2029
Dai pagamenti con lo smartphone ai soldi inviati agli amici, l'euro digitale porterà il denaro della BCE nei wallet e sarà testato dalla seconda metà del 2027

- L’euro digitale nasce come moneta pubblica della Bce, pensata per pagamenti in negozio, online e tra privati con valore stabile come il contante.
- Il progetto entra nella fase decisiva con una possibile prova nel 2027 e l’arrivo sul mercato tra fine 2028 e inizio 2029, se i tempi saranno rispettati.
- Wallet, app e carta dovrebbero garantire accessibilità, pagamenti anche offline e controlli su privacy e sicurezza, con un limite iniziale di 3mila euro.
Pagare il caffè con lo smartphone o mandare dieci euro a un amico sono gesti che facciamo senza pensarci, eppure passano quasi sempre per aziende e circuiti con sede fuori dall’Europa: ecco perché la Banca centrale europea sta preparando un’alternativa pubblica, l’Euro digitale, valida in tutti i paesi della moneta unica.
Il progetto ha lasciato alle spalle gli anni di studio e si prepara alle prime prove con utenti e negozi, mentre le istituzioni europee lavorano alle regole. Calendario, funzionamento e garanzie sono ormai abbastanza chiari da poterne tracciare un quadro.
- Una moneta pubblica in versione digitale
- Le tappe: dai test del 2027 all'arrivo nel 2029
- Come si userà ogni giorno?
- Il pagamento offline e il limite di 3.000 euro
Una moneta pubblica in versione digitale
L’euro digitale sarà emesso dalla Bce, proprio come le banconote, e avrà sempre lo stesso valore dell’euro fisico: dieci euro digitali varranno dieci euro in tasca. Chi lo usa tiene quindi in mano denaro della banca centrale, mentre con carte e app di pagamento si passa attraverso banche e società private.
Questo lo separa anche da Bitcoin e dalle altre criptovalute, il cui prezzo sale e scende a seconda degli scambi, e dalle stablecoin, che restano prodotti di aziende private.
Per l’Europa c’è poi un vantaggio strategico: in 13 dei 21 paesi dell’area euro i pagamenti con carta si appoggiano a circuiti internazionali, e una soluzione comune ridurrebbe questa dipendenza.
Le tappe: dai test del 2027 all’arrivo nel 2029
Il progetto di questa moneta risale almeno al 2021 e ha attraversato una lunga fase di preparazione tecnica, nell’ottobre 2025 la Bce ha dato il via allo stadio successivo del progetto.
A giugno si era fatto un altro passo avanti e adesso sembra che il nodo principale sia legislativo: Parlamento europeo, Consiglio e Commissione stanno negoziando il regolamento che darà all’euro digitale una base giuridica.
L’obiettivo è di chiudere entro la fine del 2026, in modo tale da far partire una sperimentazione, secondo le ultime voci, dalla seconda metà del 2027 con 36 operatori europei, tra cui diversi nomi italiani come Poste Italiane, UniCredit, Banca Sella, Nexi e Satispay. La prima emissione, invece, dovrebbe essere attesa per il 2029.
Come si userà ogni giorno?
Per pagare in euro digitali basterà aprire un portafoglio elettronico, il cosiddetto wallet, presso la propria banca, Poste o un altro intermediario autorizzato. Lo si ricaricherà trasformando senza costi gli euro del conto in euro digitali, e viceversa.
Ogni wallet avrà un codice personale, il Din, simile all’Iban, che resterà lo stesso anche passando da un istituto all’altro. In negozio si pagherà avvicinando al Pos lo smartphone o una carta dedicata, come già succede con le carte tradizionali.
Gli esercenti che accettano pagamenti elettronici dovranno accettare anche l’euro digitale, e per i cittadini il servizio di base sarà gratuito. Lo si potrà usare pure per gli acquisti online e per mandare soldi ad altre persone, senza preoccuparsi di quale app abbiano sul telefono.
Il pagamento offline e il limite di 3.000 euro
Una delle novità più comode è il pagamento offline: se manca la rete, la transazione resta salvata nel wallet e viene registrata appena il telefono torna connesso.
La carta fisica è pensata per chi ha poca familiarità con lo smartphone e il sistema sarà aperto anche a chi non possiede un conto corrente. Nessuno sarà obbligato a usarlo: il contante resterà disponibile come sempre.
Nel wallet si potrà tenere una somma limitata: l’ipotesi è un tetto di 3.000 euro a persona, da confermare con le norme definitive, per evitare che troppi risparmi escano dalle banche, che con quel denaro finanziano mutui e prestiti.
Il limite, comunque, lascia spazio alle spese più grandi: collegando il wallet al conto, l’importo mancante verrà prelevato in automatico e l’eventuale eccedenza verrà spostata lì. Gli euro digitali, inoltre, non producono interessi.
FAQ
L’ipotesi attuale prevede un tetto di 3mila euro per persona. Se serve superarlo, il wallet potrà collegarsi al conto corrente e spostare automaticamente le somme necessarie.
No, è moneta ufficiale emessa dalla Bce, mentre le criptovalute non lo sono. Avrà un valore stabile come il contante e non sarà remunerato come un conto corrente.






















