Euro digitale, il Parlamento Ue accelera: come funziona la moneta della Bce
Via libera dalla commissione Affari economici: gratis per i cittadini, utilizzabile offline e con un tetto ipotizzato attorno ai 3.000 euro

Il Parlamento europeo ha dato il via libera al progetto dell’euro digitale. L’Europa ha di fatto deciso di accelerare verso la sua moneta pubblica non fisica. La valuta elettronica targata Banca centrale europea è stata pensata per ridurre la dipendenza del continente dai grandi circuiti di pagamento privati e statunitensi: Visa, Mastercard e PayPal.
Un passaggio cruciale, che va a intrecciare tecnologia e finanza, ma soprattutto sovranità monetaria. In commissione Affari economici è stato approvato il regolamento con un’ampia maggioranza (49 voti a favore e 14 contrari). Il voto definitivo dell’Aula è invece atteso per luglio. Questo è però un tassello chiave nella strategia del vecchio continente, per rafforzare la propria autonomia digitale anche nel settore cardine dei pagamenti.
Che cos’è l’euro digitale
La prima cosa da chiarire, però, è cosa sia di fatto l’euro digitale. Non si tratta di un ennesimo metodo di pagamento elettronico, come i tanti già esistenti. Possiamo pensare a esso come a una vera e propria forma di contante digitale.
È l’equivalente elettronico delle banconote. Invece d’averle nel proprio portafogli, però, saranno caricate su supporti tecnologici come una carta con chip o un’app. Non si va a sostituire il denaro contante, ma vi si affianca una versione digitale emessa direttamente dalla Bce. Sarà come avere in tasca euro “veri”, solo in altra forma, garantiti dalla banca centrale e non da un intermediario privato.
Come funziona: gratis e anche offline
Un sistema totalmente gratuito per i cittadini. Nessun costo previsto, infatti, per i servizi base:
- apertura del conto;
- gestione dei fondi;
- strumento di pagamento.
Eventuali commissioni saranno aggiunte soltanto per potenziali servizi aggiuntivi. Per esercenti e banche, poi, sono previsti tetti massimi per i costi. Altro punto di forza importante è il funzionamento offline. L’euro digitale potrà essere usato anche senza una connessione a internet, con pagamento gratuiti e meccanismi pensati per evitare problemi come la doppia spesa.
Una soluzione utile nelle zone poco coperte dalla rete e per garantire l’accesso anche a pensionati e a chi ha meno dimestichezza con i servizi finanziari. C’è però un aspetto da conoscere bene. La grande differenza con le carte di debito risiede nel fatto che, in caso di smarrimento o furto, le somme in euro digitale offline potrebbero non essere rimborsabili. Anche sotto questo aspetto, infatti, sono simili ai contanti veri e propri.
Tetto e tabella di marcia
Per evitare che l’euro digitale vada a svuotare i conti bancari tradizionali, è previsto un limite alle somme detenibili. Si è ancora in fase di discussione, ma pare che 3.000 euro possa essere il numero giusto, con un sistema di revisione periodica attivo. Non sono invece previste penali per l’inattività del conto.
Sul fronte dei tempi, la tabella di marcia è chiara: la sperimentazione dovrebbe partire nel 2027 e durare circa due anni, con l’obiettivo di arrivare a regime entro il 2029. L’euro digitale non è dunque ancora parte integrante della nostra quotidianità ma lo sarà tra non molto.


















