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Sul vulcano Etna si è aperta una nuova "bocca di fuoco"

Sull’Etna si è aperta una nuova bocca di fuoco, con una colata lavica che illumina le quote più alte del vulcano. L'evento è monitorato dagli esperti

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Bocca di fuoco vulcanica 123rf

È accaduto di nuovo. L’Etna ha riaperto il suo “palcoscenico del fuoco”, dando ancora spettacolo: in alto, dove l’aria è sottile e il terreno è inciso da antiche fratture, una nuova bocca di fuoco ha iniziato a riversare lava. Attenzione, non è un evento straordinario, anzi: è la vita ordinaria di un vulcano che si aggiorna, un promemoria luminoso del calore che scorre sotto la montagna.

Il fenomeno, per ora, resta confinato alle quote sommitali e non ha generato colonne di cenere. Gli strumenti e i rilievi indicano un’apertura effusiva recente, capace di alimentare un piccolo flusso sul fianco meridionale. Lo scenario, sorvegliato costantemente dagli esperti dell’INGV, racconta una dinamica naturale che affascina e inquieta allo stesso tempo, perché su queste pendici la linea che separa la quiete dall’attività è sempre sottile.

La colata sull’Etna e la nuova apertura

Per capire qualcosa di più, però, facciamo un passo indietro. Nella mattina del 10 agosto, a circa 3.000 metri di quota, sul versante meridionale dell’Etna si è aperta una nuova frattura eruttiva.

Da questa bocca effusiva è fuoriuscita lava che, secondo i primi rilievi, ha iniziato a scorrere lentamente verso sud, alimentando una colata modesta ma ben visibile anche a distanza. Il flusso, misurato in circa 33 metri di lunghezza e con un avanzamento complessivo di 125 metri in direzione sud-ovest, è stato ripreso e documentato dai tecnici dell’INGV, che monitorano anche la sorgente del tremore vulcanico, localizzata intorno ai 2.900 metri tra il cratere della Voragine e quello di Nord-Est.

L’assenza di emissioni di cenere e il mantenimento dell’operatività dell’aeroporto di Catania hanno confermato la natura circoscritta dell’evento, pur restando alta l’attenzione sullo sviluppo della colata.

Cos’è una bocca effusiva?

Ma cos’è una bocca effusiva? È presto detto: si tratta di un’apertura nella superficie di un vulcano da cui fuoriesce magma in forma di lava fluida, senza esplosioni violente. Può originarsi in corrispondenza del cratere principale o lungo fratture sui fianchi, spesso a seguito di una pressione interna che trova un punto di minor resistenza.

Nel caso del vulcano catanese, queste aperture si sviluppano di frequente in quota, dove il sistema di condotti magmatici è più vicino alla superficie e il calore sotterraneo mantiene le rocce parzialmente fuse. Le bocche effusive, a differenza di quelle esplosive, non generano colonne di cenere o frammenti proiettati a distanza, ma danno origine a colate laviche che possono avanzare per giorni o settimane, modellando il paesaggio.

L’evoluzione di una bocca effusiva dipende da molte variabili: la quantità di magma disponibile in profondità, la viscosità del materiale, la pendenza del terreno e l’eventuale presenza di altre vie di sfogo. Nel caso dell’Etna, il sistema è estremamente complesso e può produrre nuove aperture anche a distanza di poche ore l’una dall’altra, mantenendo attiva una rete di colate che si intrecciano e si raffreddano progressivamente sulla superficie.

L’Etna, un vulcano che non dorme mai

Con i suoi circa 3.330 metri di altezza e una storia eruttiva documentata da oltre duemila anni, l’Etna è il vulcano attivo più alto d’Europa e uno dei più monitorati al mondo. La sua attività è caratterizzata da un’alternanza di fasi effusive, come quella osservata di recente, e momenti più esplosivi che possono generare colonne di cenere alte diversi chilometri.

La frequenza con cui manifesta nuovi episodi lo rende una sorta di laboratorio naturale per studiare i processi vulcanici in tempo reale. La ragione di questa costante vitalità è legata alla posizione geologica: l’Etna si trova in un’area di convergenza tra la placca africana e quella eurasiatica, un contesto che alimenta la risalita di magma dal mantello terrestre.

Questo equilibrio dinamico fa sì che il vulcano non conosca lunghi periodi di inattività: ogni nuova apertura, come la recente bocca di fuoco, è un capitolo di un racconto che non si interrompe mai, scritto con il linguaggio della lava e della geologia viva.