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Due settimane senza smartphone, come cambia il nostro cervello: la cura dumb phone

Due settimane senza smartphone aumentano la coordinazione cerebrale e i tempi di reazione del 23%. Scopri i risultati dell'esperimento "dumb phone"

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Flip phone iStock

Trascorriamo decisamente troppo tempo con uno smartphone tra le mani. Ciò che non sappiamo, però, è l’effetto esatto che questo gesto ormai quotidiano ha sul nostro cervello. Il giornalista della CNN Bill Weir ha "festeggiato" in modo particolare i 50 anni di Apple, chiudendo il proprio iPhone in un cassetto.

In collaborazione con gli scienziati della Western University dell’Ontario, ha deciso di sottoporsi a un esperimento. Due settimane di "disintossicazione" dal proprio smartphone, sostituito con un dumb phone. L’obiettivo? Analizzare la trasformazione del proprio cervello in questo breve lasso di tempo.

Cos’è un dumb phone: la noia diventa produttiva

Bill Weir ha usato un telefono a conchiglia, un vecchio "flip phone", oggi definito "dumb", dunque stupido, perché privo di tutte le caratteristiche che rendono i dispositivi odierni intelligenti, dunque "smart".

Un telefono semplice, privo di touch screen e app social. Niente notifiche continue e scrolling infinito, dunque. Soprattutto, però, niente algoritmi a dettare il ritmo della giornata. Non si è dunque tirato fuori del tutto dal mondo tecnologico, ma ha optato per una soluzione retro che, di fatto, contribuisce ad attivare il cervello con alcuni semplici gesti.

Basti pensare al vecchio sistema T9, dove ogni parola richiede uno sforzo cognitivo. Ma com’è andata? Nel corso dei primi giorni ha sperimentato una sorta di "sete da social". Di fatto era alla ricerca compulsiva di stimoli dopaminergici, che ormai definiscono la nostra esistenza. È ciò che accade quando siamo impegnati nel fare qualcosa e, fin troppo spesso, ci prendiamo una pausa per scrollare o verificare le notifiche. È come se fosse una boccata d’aria per il nostro cervello. È la nicotina d’oggi.

Superata la prima settimana, è avvenuto il cambiamento. Weir ha riportato una capacità di concentrazione nettamente superiore, riscoprendo il piacere della lettura su carta stampata e una presenza mentale che temeva fosse perduta.

I dati scientifici

Ottime le sensazioni del giornalista senza iPhone, confermate poi dalle scansioni cerebrali effettuate dai ricercatori canadesi. Al termine dei 14 giorni d’esperimento, i dati hanno mostrato un quadro sorprendente:

  • aumento della coordinazione cerebrale, con una connettività tra le diverse aree del cervello apparsa più organizzata;
  • tempi di reazione incrementati del 23%;
  • migliorata sensibilmente la capacità di mantenere il controllo sui processi cognitivi, con una maggior attenzione focalizzata.

Questi dati confermano quanto già ipotizzato da studi precedenti, come quello della University of Chicago Press, che definisce lo smartphone una fonte di "brain drain". Di fatto un vero e proprio drenaggio del cervello, che si concretizza giorno dopo giorno.

La semplice presenza del telefono sul tavolo, anche se spento o capovolto, occupa risorse cognitive preziose: una parte del nostro cervello rimane costantemente "allerta", pronta a ricevere uno stimolo, sottraendo energia ai compiti che stiamo svolgendo.

Siamo passati da un tempo medio di attenzione di 2,5 minuti (nel 2004) a soli 47 secondi nel 2023. L’esperimento di Bill Weir dimostra che il danno non è irreversibile, ma richiede una presa di posizione netta. "Mi sembra ora di utilizzare io lo smartphone, invece di lasciare che sia lui a utilizzare me", ha concluso il giornalista.