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SCIENZA

L'espansione dell'Universo non rallenta: il nuovo studio smentisce i dati del 2025

I dati che suggerivano un rallentamento dell’universo erano errati: una nuova analisi conferma l’accelerazione dell’espansione cosmica

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Universo, lo studio iStock
  • Un nuovo studio guidato da Phil Wiseman ricalibra le supernove Ia e conferma che l'universo è in espansione accelerata.
  • Gli autori individuano errori nello studio sudcoreano che avevano confuso l'età delle galassie con quella delle stelle esplose.
  • La conferma rafforza il modello Lambda-CDM e riapre indagini sull'energia oscura e sull'astrofisica delle esplosioni.

Da quasi trent’anni gli astronomi dicono che l’universo non si limita a espandersi: accelera, spinto da una forza misteriosa chiamata energia oscura. Nel novembre 2025, però, un gruppo di astrofisici dell’Università Yonsei, in Corea del Sud, ha messo in dubbio anche questa certezza, sostenendo che l’espansione avesse in realtà iniziato a rallentare già un miliardo di anni fa.

Ora un nuovo studio, firmato anche dai premi Nobel Adam Riess e Brian Schmidt (gli stessi scienziati che nel 1998 scoprirono l’accelerazione cosmica), ha individuato l’origine di quel dubbio: un errore di calcolo, non un universo che ha cambiato comportamento.

Il problema

Dunque, cos’è successo? Nel novembre 2025, sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, il team coreano guidato da Young-Wook Lee ha pubblicato dati secondo cui l’espansione dell’universo avrebbe iniziato a rallentare già un miliardo di anni fa, in contraddizione con tutto quello che la cosmologia aveva misurato dal 1998 in poi.

Il segnale statistico a sostegno di questa tesi era fortissimo, di un’intensità che in fisica basta di solito per confermare una scoperta, qui usata al contrario per smontarne una già consolidata. Se l’ipotesi fosse stata confermata, gli scienziati avrebbero dovuto archiviare l’energia oscura e cercare una nuova spiegazione per il comportamento dell’Universo. Una prospettiva seria abbastanza da spingere diciassette ricercatori, tra cui due premi Nobel, a controllare i calcoli riga per riga.

Il nuovo studio

A condurre la verifica è un gruppo guidato da Phil Wiseman, dell’Università di Southampton, con colleghi di università come Stanford, Duke e Johns Hopkins. Tra gli autori figurano anche Adam Riess e Brian Schmidt, gli stessi astrofisici che insieme a Saul Perlmutter scoprirono, nel 1998, l’accelerazione cosmica, una scoperta che valse loro il Nobel per la Fisica nel 2011.

Il risultato ribalta la conclusione di partenza: l’universo continua ad accelerare, e i dati raccolti finora restano validi. Per Riess la vicenda è quasi un monito di metodo: le affermazioni straordinarie richiedono verifiche particolarmente accurate.

Il vero errore

Il team di Lee aveva basato la sua tesi sulle supernove di tipo Ia, esplosioni stellari che servono da candele standard per misurare le distanze nell’universo: esplodono sempre con una luminosità simile, un po’ come lampadine di potenza conosciuta, e confrontando quanto appaiono fioche con quanto dovrebbero essere luminose si calcola a quale distanza si trovano.

La loro ipotesi era che, con l’invecchiamento dell’universo, questa luminosità cambiasse in base all’età delle galassie che ospitano le supernove, distorcendo così le misurazioni. Ecco, Wiseman e colleghi hanno trovato due problemi in questo ragionamento.

Il primo: il team coreano aveva confuso l’età della galassia con l’età della singola stella che esplode al suo interno, il cosiddetto progenitore, come se fossero la stessa cosa. Non lo sono, un po’ come l’età di una città antica non dice nulla sull’età delle persone che ci vivono oggi: tra la nascita di una popolazione di stelle e l’esplosione di una supernova passa un tempo variabile, e il progenitore risulta quasi sempre più giovane della sua galassia.

Lo scarto di età tra supernove vicine e lontane usato dal team coreano era così gonfiato di un fattore tre o cinque rispetto al valore reale. Il secondo problema è più tecnico, ma altrettanto importante: l’analisi del 2025 non teneva conto della massa delle galassie ospiti, una correzione che gli astronomi applicano da anni perché le galassie più pesanti tendono anche a essere più vecchie, e le due cose si confondono facilmente.

Una volta inserita questa correzione nei dati originali, la relazione tra luminosità delle supernove ed età della galassia sparisce quasi del tutto.

Cosa significa per l’Universo

Il problema posto da Lee è risolto, ma quello più grande resta intatto: gli astronomi sanno che qualcosa accelera l’espansione dell’universo, senza avere ancora una spiegazione condivisa sulla sua natura. Wiseman lo dice con una certa soddisfazione: superata la crisi sulle misurazioni, si può tornare a chiedersi cosa sia l’energia oscura, invece che se esista.

La vicenda dice qualcosa anche sul mestiere della scienza: un’ipotesi capace di rimettere in discussione vent’anni di osservazioni è stata messa alla prova, smontata e corretta in pochi mesi. Per Mark Sullivan, coautore dello studio, è esattamente così che la ricerca avanza, anche quando un’idea promettente si rivela sbagliata. Brodie Popovic, altro firmatario, la racconta come un’occasione per rimettere in discussione ipotesi consolidate e uscirne con misurazioni più solide.

FAQ

Cosa affermava lo studio sudcoreano del 2025?

Sosteneva che l'universo fosse entrato in una fase di espansione rallentata almeno un miliardo di anni fa, mettendo in dubbio il modello Lambda-CDM.

Su quali osservazioni si basa il nuovo studio di Wiseman?

Sulla ricalibrazione delle supernove di tipo Ia come candele standard considerando ambiente e massa delle galassie ospiti.

Quale errore è stato individuato nello studio sudcoreano?

Ha assunto erroneamente che l'età della galassia fosse uguale all'età della stella esplosa, oltre a non correggere per la massa delle galassie.

Cosa conferma il risultato di Wiseman e colleghi?

Conferma che l'espansione dell'universo è accelerata e che le misurazioni precedenti, opportunamente calibrate, sono corrette.

Che implicazioni ha la disputa per la cosmologia?

Scongiura una crisi del modello standard ma stimola nuove ricerche sull'astrofisica delle supernove e sull'energia oscura.