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La nuova battaglia di Erin Brockovich contro i data center AI negli USA: cosa sta succedendo?

Erin Brockovich torna all'attivo con una delle sue battaglie più interessanti degli ultimi anni: nel mirino ci sono i data center AI negli USA.

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L'attivista Erin Brokovich ANSA
  • Erin Brockovich denuncia la mancanza di trasparenza nella pianificazione dei data center per l'IA, accusando NDA che escludono le comunità locali.
  • Ha lanciato la piattaforma Brockovich AI Data Center Reporting con una mappa interattiva e quasi 4.000 segnalazioni in un mese dagli Stati Uniti.
  • I data center per l'IA consumano enormi quantità di energia e acqua, provocando impatti su risorse idriche, reti elettriche, bollette e salute pubblica.

Erin Brockovich, l’attivista ambientale resa celebre in tutto il mondo dal film Premio Oscar interpretato da Julia Roberts, ha messo nel mirino la Silicon Valley con un obiettivo ben preciso: portare maggiore trasparenza nello sviluppo dei data center, tenendo conto dell’impatto che questi hanno sulle comunità limitrofe.

La rivoluzione dell’Intelligenza Artificiale non si gioca solo nel cloud, ma ha un impatto economico ed ecologico enorme sui territori. Dietro le risposte istantanee dei chatbot e l’elaborazione di modelli LLM si nascondono questi colossi industriali famelici di energia elettrica e acqua. Un’espansione selvaggia che negli Stati Uniti sta trovando un’accesa resistenza.

La denuncia di Erin Brockovich

L’attivista si è esposta in prima linea contro l’assoluta mancanza di trasparenza nei processi di pianificazione di queste infrastrutture. Il modus operandi dei giganti tech segue un copione standard: vengono firmati accordi di riservatezza (i cosiddetti NDA) estremamente vincolanti con i funzionari delle piccole amministrazioni locali, così i progetti vengono blindati prima ancora che i cittadini ne conoscano l’esistenza.

In molti casi, le strutture sono presentate sotto la generica e rassicurante etichetta di "magazzini commerciali", ma presto i residenti si trovano a scoprire la reale natura di un data center hyperscale solo a scavi già iniziati, quando i contratti sono ormai giuridicamente vincolanti. Un comportamento che Erin Brockovich ha definito inaccettabile: "Le comunità vengono letteralmente schiacciate prima ancora di capire cosa si stia costruendo".

La mappa interattiva dei data center

Per contrastare questo fenomeno, la Brokovich ha lanciato il portale Brockovich AI Data Center Reportingche ospita una mappa interattiva che permette ai cittadini di segnalare e monitorare l’avanzata dei data center sul suolo americano.

Nel giro di un solo mese, il sito ha registrato quasi 4.000 segnalazioni provenienti da ben 49 Stati americani e, secondo i dati della piattaforma, le principali preoccupazioni dei cittadini si dividono in tre grandi macro-aree: consumo e tutela delle risorse idriche ; stabilità e costi della rete elettrica; impatto sulla salute pubblica e rumore.

Che il clima sia cambiato lo dimostrano anche i sondaggi nazionali. Secondo una rilevazione Gallup, il 71% degli americani si oppone alla costruzione di data center per l’IA nel proprio comune di residenza, considerandoli vicini di casa persino peggiori di una centrale nucleare.

"La preoccupazione più diffusa, più del rumore, del consumo idrico e dell’aumento delle bollette, è una parola che continua a ripresentarsi in ogni documento presentato: trasparenza", ha scritto.

Erin Brockovich ha affermato di non voler "fare un’argomentazione generalizzata contro i data center" o l’Intelligenza Artificiale, piuttosto contro "lo schema che la nostra mappa documenta: progetti annunciati dopo che i permessi sono già stati ottenuti, sviluppatori che non rispondono alle chiamate, funzionari locali che hanno firmato accordi di riservatezza prima che i loro vicini sapessero che un progetto era in fase di valutazione".

L’impatto ecologico dei data center

A differenza dei data center tradizionali, che hanno un impatto ambientale locale minimo, quelli ottimizzati per l’Intelligenza Artificiale sono veri e propri "divoratori di risorse". Per addestrare i complessi modelli neurali sono necessarie migliaia di GPU ad altissima potenza di calcolo concentrate in spazi ristretti, generando temperature altissime che richiedono costantemente flussi continui di energia elettrica e cicli di raffreddamento ad acqua di proporzioni colossali.

I dati parlano chiaro. Un singolo data center per l’IA può consumare fino a circa 18,9 milioni di litri di acqua al giorno per il raffreddamento, una quantità equivalente al fabbisogno quotidiano di un’intera città di dimensioni medio-piccole.

Casi ancor più specifici dipingono un quadro tutt’altro che rassicurante. Pensiamo alla Georgia dove è stato scoperto un impianto a Fayette County che prelevava segretamente quasi 110 milioni di litri d’acqua attraverso allacciamenti abusivi, emersi solo dopo che i cittadini avevano osservato e denunciato un misterioso calo della pressione idrica nelle loro abitazioni.

Se nel 2024 i data center assorbivano il 4% dell’elettricità totale statunitense, oggi le stime ufficiali dicono che supereranno il 9% entro il 2030. Il potenziamento della rete elettrica per connettere questi colossi costa miliardi, spese che le società elettriche scaricano direttamente sulle bollette delle famiglie. A rimetterci, come sempre, sono i cittadini e l’ambiente.