Siamo ufficialmente entrati nell'era della singolarità, parola di OpenAI: ma che significa?
Sam Altman dichiara che l'IA ha raggiunto la singolarità tecnologica. Ma cosa si intende, e quali sono gli ipotetici benefici e gli attuali rischi?
Non serve aspettare chissà quanti altri mesi o anni: secondo il CEO di OpenAI Sam Altman la singolarità dell’intelligenza artificiale è già qui. E per l’umanità si sta aprendo una vera e propria nuova era, una pietra miliare epocale.
Ma viene da chiedersi: sarà tutto latte e miele, oppure lacrime e sangue per lavoratori e utenti vari?
- CEO di OpenAI, è iniziata l'era della singolarità: cosa significa
- I benefici della singolarità IA secondo Altman
- Quanto c'è di vero rispetto alla realtà
CEO di OpenAI, è iniziata l’era della singolarità: cosa significa
Sam Altman non ha usato mezzi termini durante una puntata del podcast Relentless: per il patron di casa OpenAI il momento in cui l’intelligenza artificiale supererà quella umana è già arrivato. “Siamo ormai nella singolarità“, ha affermato. “Ho aspettato questo momento per tutta la vita e penso che sarà incredibile“.
Per chi non avesse familiarità con il termine, con singolarità (tecnologica) si intende l’evoluzione praticamente fuori controllo di un’innovazione (in questo caso l’IA) capace di auto-migliorarsi autonomamente in modo continuo e sempre più rapido.
Un progresso così veloce da rendere impossibile, per le leggi e i modelli umani, prevederlo o comprenderlo, e che potrebbe rivelarsi difficile da gestire appieno.
Insomma, il momento fatidico in cui la tecnologia supera il rapporto di totale dipendenza dall’umanità potrebbe essere già arrivato. E per Altman è un bene.
I benefici della singolarità IA secondo Altman
Sempre nel corso della puntata il CEO di OpenAI ha affermato che questa pietra miliare, appunto la singolarità dell’IA, sarà “estremamente positivo, fantastico per il mondo”.
Come? Non si sa: per il resto della puntata rimane vago sui benefici della singolarità, anche se il suo ottimismo non è nuovo per certi versi. Su questo tema tra l’altro ne aveva già parlato tempo prima in un post sul suo blog personale intitolato A Gentle Singularity.
Proprio in quest’articolo Altman quasi decanta i vantaggi dell’IA, spingendosi persino a ipotizzare che, da qui in avanti, “gli strumenti che abbiamo già sviluppato ci aiuteranno a ottenere ulteriori scoperte scientifiche e a creare sistemi di IA migliori“.
O addirittura che nel futuro prossimo si potranno “vedere robot in grado di costruire altri robot (e, in un certo senso, data center in grado di costruire altri data center)“.
Il tutto con costi ridotti: “Con l’automazione della produzione nei data center, il costo dell’intelligenza artificiale dovrebbe convergere verso un livello prossimo a quello dell’elettricità“.
In sostanza, Altman fa sua sua visione totalmente fiduciosa sull’intelligenza artificiale, forse anche per smorzare le preoccupazioni dei critici sulle minacce sociali legate a una sua ampia diffusione.
Preoccupazioni che purtroppo restano molto più concrete.
Quanto c’è di vero rispetto alla realtà
Per il momento l’utopia tecnologica di Altman deve attendere: oggi ci sono diversi problemi sul tavolo, che lui stesso non nega nel suo post.
A partire dalla sicurezza, come abbiamo visto con il caso Hugging Face, in cui proprio ChatGPT è diventato autore del primo attacco informatico autonomo condotto da un’intelligenza artificiale.
Ma non solo. Vari timori provengono anche da altri ambiti, come quello ambientale, dal momento che i costi dell’IA oggi sono tutt’altro che contenuti, specie se si considerano gli oneri economici e ambientali a carico dei Paesi che ospitano i vari data center.
E così anche nel mondo della finanza, visto che il mercato azionario e l’economia dipendono ormai in modo massiccio dagli ingenti investimenti nell’IA per sostenere la crescita, mentre le stesse aziende mettono in guardia dai rischi di perdita di posti di lavoro legati a questa tecnologia.
La strada per rendere questa singolarità davvero benevola verso l’umanità è insomma ancora lunga. Se non altro, la società sembra aver tratto un insegnamento: “la sicurezza dei modelli deve tenere il passo con capacità in rapida evoluzione“. Parola di OpenAI.