Libero
INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Encyclopedia Britannica e Merriam-Webster fanno causa ad OpenAI: cosa sta succedendo

OpenAI è stata accusata da Encyclopedia Britannica e Merriam-Webster di violazione di copyright: è tutta colpa delle modalità di addestramento dell'AI

Pubblicato:

openai copyright iStock

Quando si parla di intelligenza artificiale, uno dei temi più caldi è rappresentato dal copyright. I casi di violazione del diritto d’autore, con lo scopo di addestramento dei modelli AI, sono sempre più frequenti e le aziende tech coinvolte non sempre riescono a trovare un accordo con i legittimi proprietari dei contenuti utilizzati per migliorare l’intelligenza artificiale.

Un nuovo caso in tal senso arriva in queste ore e vede protagoniste Encyclopedia Britannica e Merriam-Webster, che detengono i diritti di quasi 100.000 articoli online, come riportato in queste ore da un’analisi di TechCrunch. Le due aziende (Encyclopedia Britannica è proprietaria di Merriam-Webster) hanno avviato un’azione legale contro una delle “big” del settore dell’intelligenza artificiale, OpenAI.

L’accusa è grave ma non è certo una novità in questo settore. Encyclopedia Britannica e Merriam-Webster ritengono che le loro proprietà intellettuali (e in particolare vari articoli presenti online) siano state utilizzate per l’addestramento degli LLM da parte di OpenAI, che avrebbe effettuato quest’operazione senza richiedere il permesso e, quindi, senza prima raggiungere un accordo economico.

Ecco cosa è successo e quali saranno le possibili conseguenze dell’azione legale.

L’accusa

Britannica ha accusato OpenAI di violazione delle leggi sul copyright, ritenendo che l’azienda proprietaria di ChatGPT abbia utilizzato contenuti coperti dal diritto d’autore senza alcuna autorizzazione con l’obiettivo di addestrare i suoi modelli LLM. In aggiunta, OpenAI è accusata di un’ulteriore violazione.

La sua AI, infatti, genererebbe output con “riproduzioni integrali o parziali” dei contenuti di proprietà di Encyclopedia Britannica e Merriam-Webster. Tra le accuse c’è anche la violazione del Lanham Act, legata alle possibili allucinazioni dell’AI che potrebbe attribuire all’editore delle affermazioni false relative ai contenuti generati.

Nella denuncia si legge: “ChatGPT priva gli editori web come Britannica di entrate generando risposte alle domande degli utenti che sostituiscono e competono direttamente con i contenuti di editori come Britannica”.

Per OpenAI ci sarà ora la necessità di difendersi in tribunale, anche se non si esclude un possibile accordo economico per risolvere la questione ed evitare conseguenze ulteriori.

Crescono le cause legali

La sfida tra gli editori e i modelli AI continua. Britannica, ad esempio, ha in corso anche una causa contro Perplexity legata a una situazione analoga a quella evidenziata nella causa contro OpenAI.

Nel frattempo, diverse realtà (editori, autori, artisti etc.) hanno avviato cause legate alle modalità con cui le aziende AI utilizzano contenuti protetti dal copyright per l’addestramento dei modelli LLM.

Per il momento, OpenAI non ha risposto alle richieste di commento sulla questione. Si tratta, in ogni caso, di un tema particolarmente attuale e sentito, destinato a far parlare ancora nel corso dei prossimi mesi.

Staremo a vedere quali saranno le conseguenze dell’azione di Britannica e se la questione si chiuerà con un accordo.