Libero
DIGITAL LIFE

Elon Musk confessa: "Quando penso alle IA passo dall'estasi al terrore più volte al giorno"

Nell'intervista di Musk al The Economist emerge lo scenario shock sul futuro del lavoro: l'intelligenza artificiale supererà l'uomo in 5 anni eliminando moneta e impieghi.

Elon Musk parla con cappellino e braccia aperte Foto Ansa
  • Elon Musk avverte che l'intelligenza artificiale potrebbe superare la somma delle intelligenze umane entro cinque anni, generando paura e ammirazione anche nei suoi sostenitori.
  • Il rapido sviluppo di robot umanoidi e algoritmi avanzati potrebbe rendere il lavoro opzionale e ridurre il ruolo del denaro, portando a scenari di deflazione e proposte di assegni statali.
  • La transizione tecnologica solleva tensioni geopolitiche e politiche, con critiche pubbliche, rimpianti personali di Musk e un acceso dibattito culturale sul controllo delle AI.

L’intelligenza artificiale supererà l’intelletto umano collettivo entro cinque anni e, nel giro di un decennio, i robot stravolgeranno l’economia eliminando il concetto stesso di denaro e rendendo l’impiego professionale una scelta opzionale. In una recente, e decisamente tesa, intervista rilasciata al settimanale britannico The Economist, Elon Musk ha delineato un futuro (molto prossimo) sospeso tra un’utopia di abbondanza estrema e il rischio concreto che la nostra specie perda definitivamente il controllo delle proprie creazioni, scatenando reazioni polemiche anche sul fronte politico.

Cinque anni al sorpasso biologico

Il confine tra fantascienza e realtà si sta assottigliando molto più rapidamente di quanto la società civile riesca a percepire.

Durante il colloquio con la direttrice del settimanale, Zanny Minton Beddoes, il patron di Tesla e SpaceX ha formulato una previsione temporale netta sul destino cognitivo dell’umanità.

Secondo la sua visione, l’evoluzione tecnologica accelererà a tal punto che l’intelligenza artificiale supererà la somma di tutte le intelligenze umane nel giro di un lustro. Non si parla di un’eccellenza in un campo specifico, ma di un superamento globale delle nostre facoltà.

“Non ci sarà nulla che l’intelligenza artificiale non possa fare meglio degli esseri umani, tranne forse essere umana”, ha scandito il miliardario dalla Giga Texas di Austin.

Questa accelerazione spietata genera un profondo senso di vulnerabilità persino in chi ha contribuito a finanziare e a plasmare il settore dell’innovazione.

La transizione verso questa nuova era non è priva di scossoni psicologici per il magnate. Musk, infatti, ha confessato apertamente la sua altalena emotiva: “È esilarante e terrificante. Se me lo chiedete in un giorno qualsiasi, o persino nell’arco dello stesso giorno, passo dall’esaltazione al terrore riguardo all’IA”.

L’idea centrale è che lo sviluppo abbia ormai assunto un’inerzia tale da rendere impossibile qualsiasi tentativo di blocco.

Scimpanzé e super geni artificiali

Il nodo centrale della questione risiede nella gestione del potere decisionale in un pianeta abitato da entità infinitamente più capaci dei loro costruttori.

L’imprenditore ha chiarito che l’idea di mantenere il controllo sia pura utopia. “Sarebbe un esercizio di vanità per me pensare che potrei controllare una superintelligenza artificiale che è vastamente più intelligente di me”, ha ammesso con insolita lucidità, aggiungendo che in questo scenario “è improbabile che gli umani avranno il controllo”.

Per rendere comprensibile questo concetto, il magnate ha utilizzato una metafora biologica piuttosto provocatoria, paragonando il futuro divario intellettivo a quello che oggi separa l’uomo moderno dai primati. “Se la differenza di intelligenza tra l’IA e gli umani sarà di gran lunga superiore alla differenza di intelligenza tra l’IA e gli scimpanzé, è difficile immaginare che gli scimpanzé possano mantenere padronanza”.

Ha poi concluso sornione con una battuta sulle nostre origini: “In fin dei conti siamo una forma evoluta di scimpanzé. Non è passato molto tempo da quando dondolavamo tra gli alberi mangiando banane nella giungla. E tra l’altro mangiamo ancora banane”.

L’obiettivo prioritario deve quindi diventare la creazione di modelli focalizzati sulla ricerca della verità per garantire la tutela della civiltà.

L’economia senza portafogli

Le ripercussioni di questa rivoluzione non si limiteranno ai laboratori di ricerca, ma investiranno le fondamenta della nostra struttura sociale, a partire dal lavoro e dall’uso della valuta.

Nel giro di un decennio, l’introduzione massiva di robot umanoidi e di algoritmi avanzati ridurrà la necessità di manodopera in quasi tutti i settori produttivi. Il lavoro cesserà di essere un obbligo legato alla sopravvivenza economica per trasformarsi in una semplice opzione individuale.

In questo contesto di produzione automatizzata, il denaro stesso potrebbe perdere la sua funzione storica.

Musk ha affrontato direttamente il tema dei consumi futuri ponendo una domanda retorica: “Per cosa volete il denaro? Lo volete per beni e servizi. Beh, se questi sono così abbondanti che i robot e l’IA ne forniscono più di quanti qualsiasi essere umano possa consumare, a cosa vi serve il denaro?”.

Di fronte alle perplessità della giornalista sui rischi di inflazione legati alla stampa di valuta statale, il miliardario ha ribaltato le teorie macroeconomiche tradizionali: “Prevedo che il problema sarà la deflazione, non l’inflazione. Se l’output di beni e servizi aumenta più velocemente dell’offerta di moneta, si ha deflazione”.

In questo scenario di totale automazione, la soluzione temporanea immaginata per sostenere la popolazione è drastica: “Penso che il Ministero del Tesoro dovrebbe semplicemente staccare assegni alla gente“.

Le frizioni del presente e i rimpianti politici

La transizione verso questa ipotetica era di abbondanza automatizzata deve tuttavia fare i conti con le tensioni geopolitiche e ambientali del mondo attuale.

Il vantaggio competitivo della Cina nell’approvvigionamento energetico e nello sviluppo della robotica spaventa l’Occidente, ma secondo il magnate i blocchi commerciali non basteranno a fermare Pechino: “Il governo degli Stati Uniti può approvare leggi che impediscono alle aziende americane di usare modelli cinesi, ma non può fermare il resto del mondo”.

Oltre alle sfide industriali, il dialogo ha assunto toni particolarmente accesi quando la discussione è confluita sulla politica attiva e sulla gestione dei social media.

L’imprenditore ha manifestato un parziale pentimento per il livello di coinvolgimento personale nelle dinamiche governative statunitensi, in particolare per la collaborazione al Dipartimento per l’efficienza governativa (DOGE) al fianco di Donald Trump, ammettendo un errore di calcolo: “Penso di essermi fatto coinvolgere un po’ troppo nella politica, a dire il vero mi sono lasciato trascinare”.

La distanza di vedute con la stampa tradizionale è emersa con forza subito dopo la pubblicazione dell’intervista.

Il Washington Post ha documentato la dura reazione post-colloquio del miliardario, il quale ha espresso aspre critiche pubbliche verso la direttrice della testata britannica attraverso la piattaforma X, definendo Beddoes prima come una “traditrice dell’Occidente, puro e semplice”, e poi liquidandola come una “NPC woke con zero autoconsapevolezza”. Gli NPC sono, nel linguaggio dei videogiochi, i personaggi non giocanti che l’eroe incontra durante la sua avventura. In sostanza, personaggi “sullo sfondo”, o di poca importanza per la trama.

Questo scontro evidenzia come la discussione sull’intelligenza artificiale non sia solo un dibattito tecnico, ma un terreno di scontro culturale e politico che definisce i rapporti di forza della nostra epoca.