El Niño tornerà: ecco come il caldo cambierà l'autunno del 2026
Torna El Niño e si intensifica il rischio di fenomeni estremi, con temperature più alte della norma anche nel prossimo autunno in Italia.

Il gigante del clima globale promette effetti di un certo peso. Dopo mesi di relativa calma, le acque dell’Oceano Pacifico stanno registrando un’impennata termica senza precedenti, che segna il ritorno ufficiale di El Niño. Questo straordinario fenomeno di surriscaldamento oceanico non condizionerà soltanto i tropici, ma potrebbe ridisegnare la mappa meteorologica del prossimo autunno, con ripercussioni dirette sulle temperature e sui fenomeni estremi di Europa e Italia.
L’allarme
I satelliti dei principali centri meteo internazionali, coordinati dalla NOAA americana e dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale, hanno lanciato l’allarme: un “El Niño Advisory” con oltre il 90% per cento di probabilità di persistenza per tutto l’autunno e l’inverno.
Il termometro oceanico nella regione equatoriale del Pacifico sta battendo ogni record. La temperatura della superficie marina nell’area Niño-3.4 supera già di 1.4 °C le medie storiche, ma è spingendosi verso le coste sudamericane che i dati diventano davvero impressionanti, con anomalie che sfiorano i +3.0 °C.
Il vero motore di questa anomalia si nasconde però in profondità perché, come spiegano gli esperti, fino a 300 metri sotto la superficie si è accumulata una massa d’acqua calda spinta da potenti venti equatoriali occidentali. Il confine invisibile che separa le acque calde superficiali da quelle fredde abissali (termoclino) si è abbassato, registrando scostamenti di temperatura subsuperficiale che raggiungono il picco di +10.0 °C.
Sono tutti dati che evidenziano la nascita di un evento che potrebbe diventare uno dei più potenti degli ultimi 50 anni.
Una reazione a catena
Quando un’anomalia di queste proporzioni si accende nel Pacifico, l’intera atmosfera terrestre risponde a catena. La gigantesca ciambella di ventilazione (Circolazione di Walker) viene letteralmente ribaltata: i grandi nuclei di pioggia e temporali si spostano in massa verso il centro del Pacifico, lasciando a secco le regioni di Asia e Australia; le coste dell’America meridionale fanno i conti con precipitazioni record e rischio alluvioni; dall’altra parte del globo, poi, l’Oceano Indiano sta sviluppando un’ulteriore anomalia termica nota come fase positiva del Dipolo (la parte occidentale si riscalda più del normale, quella orientale si raffredda).
Il risultato? Un’alterazione profonda dei venti in quota e del regime delle tempeste su scala planetaria, in grado di condizionare il meteo a migliaia di chilometri di distanza.
Gli effetti sull’Italia
L’influenza di El Niño sul continente europeo non avviene tramite tempeste dirette come nel Pacifico, ma funziona come un invisibile “amplificatore” del calore globale. Alzando l’asticella della temperatura media del Pianeta, favorisce la formazione di giganteschi e duraturi anticicloni subtropicali nel Mediterraneo.
Gli ultimi modelli del Copernicus Climate Change Service indicano per l’autunno 2026 una probabilità altissima di registrare temperature nettamente superiori alla norma su gran parte dell’Italia, con una stagione insolitamente mite. Il rovescio della medaglia risiede nel surplus di energia accumulato dai nostri mari: l’incontro tra acque superficiali caldissime e i primi affondi di aria fredda atlantica potrebbe creare una vera e propria miscela carburante per l’atmosfera, aumentando il rischio di fenomeni temporaleschi violenti.
Il prossimo autunno la combinazione tra l’ondata di calore sottomarina generata da El Niño e il progressivo riscaldamento del bacino del Mediterraneo potrebbe ridurre notevolmente lo spazio per il freddo tradizionale.

















