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Controlli passaporti, ecco l'Entry/Exit System: cos’è e perché ha generato il caos

Disagi e lunghe code a Milano Linate accendono l’attenzione sull’Entry/Exit System: cos’è l’EES e come funzionano i nuovi controlli ai confini UE

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EES, controllo passaporti iStock

Code ai controlli, attese prolungate e passeggeri rimasti a terra: l’aeroporto di Milano Linate è stato teatro di disagi legati alle procedure di verifica dei passaporti. Il caso che ha fatto particolarmente rumore ha riguardato un volo diretto a Manchester, partito senza parte dei viaggiatori proprio a causa dei rallentamenti nelle operazioni di controllo.

Il motivo di tutto questo caos? È l’Entry/Exit System (EES), il nuovo sistema digitale dell’Unione Europea pensato per registrare ingressi e uscite dei cittadini extra UE: l’episodio di Linate ha riportato l’attenzione sul funzionamento di questa infrastruttura e sulle difficoltà operative che possono emergere almeno nella fase iniziale di utilizzo.

Che cos’è l’Entry/Exit System?

Ma andiamo per ordine e, per prima cosa, capiamo che cos’è l’EES. Come dicevamo, si tratta di un sistema informatico dell’UE, sulla carta piuttosto avanguardistico, progettato per registrare in modo automatico gli ingressi e le uscite dei cittadini provenienti da Paesi extra UE, che attraversano le frontiere esterne dell’area Schengen con l’intenzione di rimanere nella propria destinazione per soggiorni brevi (fino a 90/10 giorni)

Come riporta il sito ufficiale del sistema, ESS registra informazioni come data e luogo di ingresso o uscita, dati del documento e, per la prima registrazione, anche elementi biometrici come impronte digitali e immagine del volto, dati che vengono utilizzati per verificare il rispetto dei tempi di permanenza consentiti e per individuare eventuali irregolarità, come i casi di soggiorno oltre i limiti previsti.

Qual è il suo obiettivo?

L’obiettivo principale del sistema, che rientra in un più ampio processo di digitalizzazione e rafforzamento dei controlli alle frontiere europee, con l’intento di rendere le verifiche più tracciabili e standardizzate, è quello di sostituire il timbro manuale sul passaporto con una registrazione digitale, in modo da monitorare con maggiore precisione i tempi di permanenza di ogni singola persona.

L’entrata in funzione operativa è stata rinviata più volte e, ancora oggi, il sistema viene implementato in modo progressivo attraverso test e fasi di adattamento nei diversi punti di ingresso.

Cosa è successo a Linate?

A Linate i contraccolpi di questi test si sono sentiti in maniera piuttosto evidente. Il passaggio da una verifica tradizionale a una digitale introduce infatti una sequenza di operazioni più articolata, che nei primi utilizzi richiede tempi più lunghi e maggiore coordinamento tra personale e sistemi: i passeggeri di Linate erano proprio considerati (tutti) una prima volta, cosa che ha richiesto più tempo.

Ogni controllo, infatti, include più fasi rispetto al semplice timbro: la lettura del documento, la registrazione dei dati nel sistema centrale e anche l’acquisizione dei già citati dati biometrici. Tutti questi step, soprattutto quando devono essere eseguiti per molti passeggeri in tempi ravvicinati, rallentano il flusso complessivo e generano accumuli ai varchi.

A questo si aggiunge un elemento operativo: il sistema è ancora acerbo. Il personale deve gestire nuove procedure, i passeggeri devono familiarizzare con controlli diversi e le infrastrutture devono sostenere un volume elevato di dati in tempo reale. Il risultato, in un contesto ad alta intensità come quello aeroportuale, è un effetto a catena: le code si allungano, i tempi di attesa aumentano e anche un singolo rallentamento iniziale può riflettersi sull’intero processo di imbarco.

Cosa succederà in futuro?

Di fatto, ciò che è accaduto a Milano Linate è stato, per quanto sgradevole, un vero e proprio banco di prova che ha permesso di testare la tenuta dei sistemi e di individuare criticità tecniche e organizzative prima di un’adozione più ampia. Già nel breve periodo, però, è plausibile che i controlli diventino più rapidi e fluidi grazie all’ottimizzazione delle procedure e all’abitudine progressiva di passeggeri e operatori.

L’integrazione con sistemi biometrici e automatizzati dovrebbe ridurre i tempi di verifica, limitando gli assembramenti e rendendo più scorrevole il passaggio ai controlli di frontiera. Parallelamente, anche le infrastrutture aeroportuali saranno chiamate ad adattarsi: più varchi automatizzati, personale formato e una gestione più efficiente dei flussi. L’obiettivo è arrivare a un sistema capace di coniugare sicurezza e rapidità, evitando il ripetersi dei disagi registrati nelle prime fasi di attivazione.