Una spedizione cinese svela una sezione inesplorata della misteriosa dorsale artica
Alla scoperta di una dorsale artica inesplorata: uno studio che potrebbe garantire informazioni cruciali e modelli su ecosistemi alieni

Un team di ricercatori cinesi ha esplorato per la prima volta una sezione mai raggiunta della Gakkel Ridge. Si tratta della dorsale vulcanica sommersa che attraversa l’Oceano Artico, dalla Groenlandia alla Siberia.
Una delle regioni più remote e affascinanti del pianeta, che ora ha un volto più nitido. Un luogo quasi del tutto irraggiungibile, considerando come sia coperto da ghiacci perenni. Una porzione di mondo caratterizzata da movimenti geologici tra i più lenti sul pianeta ma, al tempo stesso, è capace di generare fenomeni estremi come i camini idrotermali.
L’obiettivo della spedizione
La missione si è conclusa a fine ottobre 2025 e l’obiettivo era ben chiaro: penetrare l’oscurità dell’Artico profondo. Gli esperti miravano a studiare un tratto orientale della dorsale ancora inesplorato.
A organizzare la missione sono stati il ministero delle Risorse Naturali cinese e la Chinese Academy of Sciences. Posto in campo il sommergibile con equipaggio Fendouzhe, ben noto per aver superato le profondità della Fossa delle Marianne. Un caso particolare, considerando come si tratti della sua prima immersione in condizioni artiche.
Analisi della Gakkel Ridge
Se si parla della Gakkel Ridge, si fa riferimento a un sistema geologico unico. La crosta terrestre infatti si espande a una rapidità incredibilmente lenta, più della crescita delle unghie. Al tempo stesso, però, produce abbastanza calore ed energia chimica da alimentare interi ecosistemi basati sui camini idrotermali.
Questi fenomeni sono già stati osservati sulla sezione occidentale della dorsale, grazie a spedizioni USA-Germania nel 2001. La porzione orientale, invece, è rimasta quasi del tutto sconosciuta, essendo fin troppo remota e rischiosa da raggiungere.
Ecco perché la missione guidata dalla geofisica marina Xiaoxia Huang rappresenta una svolta. Si tratta dell’ultimo pezzo del puzzle che finisce al suo posto. Nei prossimi anni ci si dedicherà dunque all’analisi di:
- rocce;
- campioni d’acqua;
- organismi raccolti.
L’esplorazione più pericolosa dell’Artico
In precedenza non è mai stata tentata una spedizione con un sommergibile con equipaggio sotto il ghiaccio artico in modo così estensivo. Dopo ogni immersione, Fendouzhe risaliva fino a 150-200 metri dalla superficie. Sfruttando telecamere e sonar, è stato svelato un varco tra i ghiacci. Laddove nessuna apertura risultava presente, interveniva la rompighiaccio di supporto per creare uno spazio sicuro.
Un enorme rischio ma nessuna paura a bordo, ha precisato Huang: “Un privilegio osservare il fondale con i propri occhi”. I siti esplorati comprendevano:
- pareti rocciose;
- montagne sottomarine;
- aree potenzialmente ricche di attività vulcanica.
Il team ha documentato anche forme di vita adattate a condizioni estreme. Organismi che sopravvivono a profondità abissali e con pressioni schiaccianti. Questi risalgono e fronteggiano acque che per metà dell’anno restano immerse nell’oscurità quasi totale.
Ecosistemi alieni
Le maggiori aspettative riguardano la possibile scoperta di nuovi sistemi idrotermali. L’analisi è appena iniziata ma gli esperti concordano sul fatto che la spedizione potrebbe rivelare habitat simili a quanto già visto sul lato occidentale della dorsale: ecosistemi che vivono senza luce solare e che rappresentano uno dei migliori modelli per capire come potrebbe nascere la vita negli oceani ghiacciati di mondi come Europa, la luna di Giove.



















