Il dodo non era lento, stupido e inadatto alla vita: era un uccello maestoso, ecco la verità
Un nuovo studio smentisce alcuni miti sul dodo, uccello estinto da diversi secoli: secondo le indagini, non era stupido
I dodo non erano lenti, stupidi e inadatti alla vita. Un nuovo studio, infatti, ha analizzato uno dei pochi crani rimasti dell’uccello (incapace di volare), estinto intorno al 1662 (la data esatta non è nota con precisione).
L’estinzione, avvenuta prima dell’avvento della scienza “moderna”, ha reso molto complicata la definizione delle caratteristiche del dodo. Per questo motivo, ogni studio sul tema può fornire dettagli fondamentali per una migliore comprensione.
Una nuova ricerca conferma quella che potrebbe essere la verità. Ecco quanto emerso dalla nuova indagine.
Un uccello diverso da quanto si immagina?
Studi recenti offrono un quadro aggiornato sul dodo, uccello che si è evoluto da un antenato simile a un piccione e che aveva una corporatura snella, postura eretta e, probabilmente, un piumaggio sul marrone e non sul grigio-bianco come tradizionalmente riportato dalle riproduzioni museali. Oggi, lo studio di uno dei pochi crani di questo uccello ha permesso di delineare un quadro inedito anche sulle sue capacità sensoriali.
Sara Citron, coautrice dello studio, ha sottolineato come le evidenze suggeriscano che i dodo fossero attivi all’alba o al tramonto. Il dodo potrebbe aver optato per abitudini crepuscolari in modo da sfuggire alla competizione per le risorse alimentari con le altre specie presenti nel suo habitat. Lo studio ha anche smentito il mito della stupidità dei dodo. L’uccello, probabilmente, non era molto diverso dagli altri membri della famiglia dei Columbidi. Non ci sono ragioni, quindi, per definirli stupidi, secondo gli autori dello studio.
Christy Anna Hipsley, professoressa associata al Museo di Storia Naturale della Danimarca e coautrice del nuovo studio, ha spiegato: “Sebbene il cervello del dodo sia scomparso secoli fa, ha lasciato un’impronta all’interno del cranio. Ricostruendo digitalmente questi spazi e confrontandoli con i cervelli di uccelli viventi, possiamo iniziare a ricostruire come il dodo percepiva, si comportava e interagiva con il mondo che lo circondava.”
Servono ulteriori indagini per il futuro
Nelle conclusioni del paper, si sottolinea come il dodo, potenzialmente, possedeva un modello di attività più flessibile, risultando attivo anche all’alba e al tramonto, e capacità sensoriali avanzate, rispetto ad altri piccioni e tortore. Per saperne di più, gli autori sottolineano come un’analisi genomica permetterebbe di ottenere più informazioni sulle reali capacità dell’animale che, anche per via della sua estinzione, continua a portare con sé diversi misteri. Nel futuro, però, ulteriori indagini approfondite potrebbero confermare le evidenze e le ipotesi emerse con questo nuovo lavoro.
Lo studio, intitolato The sensory world of the Dodo and Solitaire revealed by endocast and skull anatomy, è stato pubblicato su Zoological Journal e porta la firma di Sara Citron, Christy Anna Hipsley, Julian Hume, Helen James, Peter Andrew Hosner, Kálmán Czeibert, Aubrey Keirnan, Ana Cecilia Castro Rodrigues Silva, Stig Walsh, Vera Weisbecker e Andrew N Iwaniuk.

















