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Non è fantascienza: le dighe stanno cambiando l’equilibrio della Terra

La costruzione di migliaia di dighe ha ridistribuito enormi masse d’acqua, spostando i poli terrestri e influenzando la rotazione del pianeta.

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Per secoli le dighe sono state considerate simboli di progresso, controllo e sicurezza. Strutture nate per domare fiumi imprevedibili, garantire acqua all’agricoltura, prevenire alluvioni e, più recentemente, produrre energia pulita. Un’idea rassicurante: l’uomo che mette ordine nel caos naturale. Eppure, come spesso accade quando la scala dell’intervento umano cresce oltre una certa soglia, gli effetti collaterali smettono di essere locali e iniziano a diventare planetari.

È proprio su questo punto che si innesta uno studio pubblicato su Geophysical Research Letters, firmato da un team di ricercatori dell’Università di Harvard. Il risultato è sorprendente anche per chi segue da anni i temi legati al cambiamento climatico: la costruzione massiccia di dighe ha contribuito a spostare la posizione dei poli terrestri. Non in senso metaforico, ma fisico. L’asse attorno a cui ruota il pianeta si è leggermente riorientato a causa della redistribuzione delle masse d’acqua sulla superficie terrestre.

Dalle prime civiltà alle megastrutture moderne

Le prime dighe risalgono all’antica Mesopotamia e avevano obiettivi molto simili a quelli attuali: irrigazione e controllo delle piene. Per millenni il loro impatto è rimasto confinato a livello regionale. Il punto di svolta arriva tra XIX e XX secolo, con l’inizio dell’era delle grandi dighe industriali, quando l’ingegneria inizia a intervenire su bacini idrici enormi, trattenendo volumi d’acqua mai gestiti prima nella storia umana.

Secondo i ricercatori, tra il 1835 e il 2011 sono state costruite circa 7.000 grandi dighe, capaci di trattenere una quantità tale di acqua da alterare non solo ecosistemi e coste, ma anche l’equilibrio dinamico del pianeta. La Terra, infatti, non è una sfera rigida: la crosta poggia su uno strato di materiale più duttile, e la distribuzione delle masse sulla superficie influisce sul modo in cui il pianeta ruota.

Cos’è la “deriva polare reale”

Il fenomeno che descrive questo processo si chiama true polar wander, ovvero deriva polare reale. In termini semplici, quando una grande massa viene spostata sulla superficie terrestre — ghiaccio, acqua, sedimenti — il pianeta tende a riorientarsi per conservare il momento angolare. Gli scienziati utilizzano un’analogia efficace: è come attaccare una pallina di argilla su un pallone da basket in rotazione. Il pallone, per mantenere l’equilibrio, cambia leggermente assetto. Nel caso della Terra, l’“argilla” è rappresentata dall’enorme quantità di acqua intrappolata dietro le dighe.

Il risultato? Uno spostamento complessivo dei poli di circa un metro nell’arco di quasi due secoli. Un valore piccolo, certo, ma sufficiente a dimostrare che l’impatto umano ha ormai raggiunto una scala geofisica. Un aspetto particolarmente interessante dello studio è la correlazione tra geografia delle dighe e direzione dello spostamento dei poli. Tra il 1835 e il 1954, periodo in cui la maggior parte delle grandi dighe venne costruita in Nord America e in Europa, il Polo Nord si è spostato di circa 20 centimetri verso il 103° meridiano est.

Nella seconda metà del Novecento, con l’espansione di grandi infrastrutture idriche in Asia e Africa orientale, la direzione è cambiata: il polo ha iniziato a muoversi verso il 117° meridiano ovest, per un totale di circa 56 centimetri. Una sorta di mappa invisibile dell’industrializzazione globale, tracciata direttamente sull’asse terrestre.

Se esiste un simbolo di questo impatto, è la Diga delle Tre Gole in Cina, la più grande al mondo. Nel 2005, lo scienziato della NASA Benjamin Fong Chao dimostrò che, a pieno carico, questa singola struttura è in grado di rallentare la rotazione terrestre di 0,06 microsecondi. Una frazione infinitesimale di secondo, ma sufficiente a rendere tangibile il legame tra opere umane e dinamiche planetarie.

Non solo dighe: anche le falde contano

Le dighe non sono l’unico fattore antropico in gioco. Uno studio del 2023 ha evidenziato come il pompaggio intensivo delle acque sotterranee abbia causato, tra il 1993 e il 2010, una perdita netta di circa 2.000 miliardi di tonnellate d’acqua, contribuendo a uno spostamento dei poli di oltre 4 centimetri all’anno. Il quadro che emerge è chiaro: l’umanità non sta semplicemente modificando il clima o gli ecosistemi, ma sta ridisegnando l’equilibrio fisico del pianeta, spesso senza rendersene conto.