Un gigantesco occhio nel cuore del deserto del Sahara
Cos'è l'Occhio del Sahara? Ecco le spettacolari immagini dallo spazio e la spiegazione dell'origine di questa antica formazione geologica

Una fotografia magnifica, quella scattata nel cuore del Sahara mauritano. In un mare di dune dorate, infatti, c’è quello che viene definito ormai da decenni un “occhio”. Osserva il passaggio dei satelliti ed è la Struttura di Richat, protagonista dell’ultima Immagine EO della Settimana dell’Agenzia spaziale europea. Non una scoperta in termini generali, dunque, ma di certo una piacevole sorpresa per i tantissimi che non avevano mai avuto modo di scoprire questo dettaglio affascinante.
Una foto sensazionale
A immortalare l’immagine è stata la missione europea Copernicus Sentinel-2. Grazie ai suoi sensori multispettrali, infatti, ha potuto cogliere quello che non si fatica a definire come uno dei paesaggi geologici più spettacolari e misteriosi della Terra.
È quasi impossibile da cogliere questa forma, stando sulla superficie. Dallo spazio, invece, il discorso cambia radicalmente. Appare chiarissima, con una serie di anelli concentrici, quasi a creare un bersaglio. Non è però questo il soprannome scelto. Sarebbe del resto stato molto meno evocativo. Per tutti è “Occhio del Sahara” o “Occhio dell’Africa”.
Un’enorme struttura di circa 50 chilometri di diametro, nella regione di Adrar, nel nord della Mauritania, che gli astronauti usano come punto di riferimento fin dalle prime missioni con equipaggio, proprio perché facilmente riconoscibile dall’orbita.
Per molti anni si è pensato che Richat fosse il risultato dell’impatto di un meteorite sul pianeta. Stando alle ultime analisi geologiche, invece, la storia è ben diversa. Una enorme cupola di roccia fusa è risalita verso la superficie, almeno 100 milioni di anni fa. Una volta solidificata, è stata scolpita dal vento, dall’acqua e dalla sabbia. Una vera e propria opera d’arte, con i vari strati erosi a velocità differenti, fino a creare il disegno ad anelli di cui possiamo oggi godere grazie ai satelliti.
Cosa rivela Sentinel-2
Le immagini di Sentinel-2 risalgono a settembre 2025 e l’ESA ha proposto un confronto, mostrando lo stesso luogo con “occhi” diversi. Da un lato una visione a colori naturali, dall’altro invece una composizione in falsi colori. Quest’ultima esalta le differenze tra i vari tipi di roccia, così come la presenza di vegetazione.
La struttura è formata da strati di roccia sedimentaria sovrapposti. Le arenarie di quarzite, più dure e resistenti, emergono come creste e anelli esterni, qui evidenziati dalle tonalità di rosso e rosa. Tra questi anelli, le rocce più tenere sono state consumate dall’erosione e appaiono come aree più scure. Gli anelli centrali, alti circa 80 metri, sono composti da rocce più antiche di quelle che formano le fasce esterne: un archivio geologico “a spirale” che racconta fasi diverse della storia del Sahara.
ESACos’è l’Occhio del Sahara: ecco la foto dallo spazio
Osservando la foto a colori naturali, si nota un’area scura intorno all’Occhio. Questa corrisponde all’altopiano di Adrar. È un grande tavolato sedimentario, che si solleva di circa 200 metri sopra le sabbie circostanti dell’Erg Ouarane (tra gli erg più vasti, ovvero deserti sabbiosi, del Nord Africa.)
Grazie a strumenti come Sentinel-2, l’Occhio del Sahara non è solo un simbolo di meraviglia, ma un laboratorio naturale a cielo aperto: un luogo in cui geologia, clima e tecnologia spaziale si incontrano per aiutarci a leggere il passato della Terra e a monitorarne il futuro.




















