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SCIENZA

In Italia è stato trovato il dente di un uomo di Neanderthal

Una scoperta clamorosa sul monte Budellone: il dente di un uomo di Neanderthal riscrive la storia del territorio italiano

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Teschio di Neanderthal 123RF

Un solo dente è in grado di raccontare la storia di un’intera regione. È quanto sta accadendo a Prevalle, in provincia di Brescia. Un team di archeologi ha infatti riportato alla luce un molare appartenuto a un uomo di Neanderthal.

Un reperto molto prezioso, risalente a 100-50mila anni fa. Questa scoperta arricchisce così la mappa preistorica della Lombardia, ma non solo. Contribuisce infatti a definire con maggiore precisione la presenza neanderthaliana nell’Italia del Nord.

La sfida del DNA

Il ritrovamento è avvenuto nel corso di una nuova campagna di scavo portata avanti sul monte Budellone. Un sito molto importante, considerando che negli ultimi anni ha dimostrato un eccezionale potenziale.

Nelle precedenti indagini era infatti stata individuata una falange di un giovane individuo. Di fianco al nuovo molare, questo piccolo insieme di reperti diventa oggi ancora più prezioso. È l’unica testimonianza umana neanderthaliana del periodo mai scoperta in Lombardia.

Molare e falange saranno sottoposti a una serie di analisi avanzate. Trasportati in laboratori specializzati, i reperti subiranno vari trattamenti, a partire dall’estrazione del DNA antico. Un compito tutt’altro che semplice, considerando come le condizioni climatiche più miti, rispetto all’Europa del Nord, rendano la conservazione del materiale genetico molto fragile.

Ecco le parole del direttore degli scavi, Marco Baioni: “Nei climi più caldi il DNA tende a decomporsi rapidamente”, ha commentato Baioni. “Dovremo capire se nel nostro caso sopravvive ancora qualche traccia utile per la sequenza”.

Qualora il DNA risultasse recuperabile, si aprirebbe lo scenario di un confronto con altri individui neanderthaliani europei. Ciò vuol dire aggiungere un tassello alla comprensione dettagliata degli spostamenti, delle interazioni e della variabilità genetica di questa specie umana.

Il Budellone nella preistoria

Le indagini proseguono in una porzione molto piccola del fianco della montagna del Budellone. Secondo gli archeologi, quest’area aveva un aspetto totalmente diverso in epoca preistorica. Baioni ipotizza si trattasse di un riparo naturale.

Non è da escludere fosse una grotta o una rientranza rocciosa, sfruttata dai Neanderthal come punto di sosta o accampamento. Svariati elementi suggeriscono un crollo dovuto all’erosione nel corso dell’ultima era glaciale. La morfologia originaria sarebbe stata, dunque, stravolta.

Le due campagne di scavo che sono state condotte quest’anno hanno portato all’identificazione di oltre 4mila reperti. Un numero eccezionale, considerando l’estensione limitata dell’area. Si tratta principalmente di:

  • manufatti in selce, come schegge e piccoli strumenti;
  • frammenti ossei di varie specie animali.

Ulteriori indizi sul contesto ambientale sono poi forniti da alcuni animali identificati: bisonte, lupo, tasso, cervo e volpe. Facile chiedersi: e ora? In primavera avrà inizio una nuova campagna di scavi, con aspettative altissime. La densità dei reperti e la natura del sito lasciano pensare che il Budellone abbia ancora molto da raccontare sull’arrivo e sulla permanenza dei Neanderthal nell’Italia settentrionale. Ed ecco che un dente, minuscolo, può da solo contribuire alla riscrittura della storia umana.