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Delfini in Italia: dove e quando è possibile avvistarli

I punti migliori d'Italia dove vedere i delfini? Sono più di quanti possiamo immaginare e vanno dalle coste adriatiche alla Sardegna

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Dove avvistare i delfini in Italia 123rf

Il Mediterraneo nasconde una realtà sorprendente che sfugge a molti: le acque italiane ospitano popolazioni stabili di delfini, molto più numerose e vicine alla costa di quanto si possa immaginare. Non servono viaggi esotici per incontrare questi mammiferi: basta allontanarsi di poche miglia dalla riva, in determinati tratti di mare, per assistere ai loro salti acrobatici e alle loro evoluzioni tra le onde.

La loro presenza in Italia non è un fenomeno occasionale, ma una costante che sta mostrando segnali incoraggianti. Dalle coste liguri all’Adriatico, dalla Sardegna al Golfo di Taranto, questi animali marini hanno trovato nel nostro mare condizioni ideali per vivere, nutrirsi e riprodursi.

I ricercatori stanno documentando numeri che fino a pochi anni fa sembravano impensabili, con tecniche di foto-identificazione che permettono di riconoscere ogni singolo esemplare e seguirne gli spostamenti nel tempo.

Gli ultimi avvistamenti

Perché parliamo di segnali incoraggianti? Perché l’estate del 2025 ha confermato un trend positivo che sembra consolidarsi anno dopo anno. Per esempio, lungo la costa romagnola, i ricercatori del progetto Delfini Metropolitani Adriatico hanno documentato la presenza stabile di oltre cinquanta tursiopi.

Alcuni di questi sono ormai considerati residenti fissi, come Senza Pinna, un esemplare maschio facilmente riconoscibile per la pinna dorsale danneggiata che viene regolarmente avvistato tra Pesaro e Cesenatico.

Nel Golfo dell’Asinara, in Sardegna, i ricercatori di SEA ME Sardinia hanno invece registrato a luglio un gruppo di settanta delfini con cuccioli, segnale inequivocabile di una popolazione in salute che ha trovato nelle acque protette del canyon di Castelsardo condizioni ideali per la riproduzione.

Non è tutto: il delfino comune, specie che fino a pochi anni fa era considerata quasi scomparsa dal Mediterraneo, sta mostrando segnali di ritorno con branchi di esemplari avvistati tra l’Arcipelago Toscano e la Corsica.

Questi numeri raccontano una storia di recupero ambientale che sembrava inverosimile solo un decennio fa e, ora più che mai, i progetti di monitoraggio attivi lungo tutte le coste italiane stanno creando una mappatura sempre più precisa, trasformando ogni avvistamento in un dato scientifico prezioso per comprendere movimenti, abitudini e stato di salute di queste popolazioni.

Gli spot italiani dove si possono vedere più delfini

Ma al di là degli avvistamenti occasionali, dove si può essere ragionevolmente certi di incontrare i delfini? Il punto di riferimento rimane il Santuario Internazionale dei Cetacei Pelagos, un’area protetta di 87.500 chilometri quadrati che abbraccia le acque tra Liguria, Toscana, Principato di Monaco e Corsica.

Non è un caso che proprio qui si concentrino otto specie diverse di cetacei: i profondi canyon sottomarini creano correnti ascensionali che portano in superficie una quantità straordinaria di nutrienti, attirando branchi numerosi.

Chi parte da Sanremo o Imperia durante l’estate può contare su una probabilità di avvistamento superiore all’ottanta percento, numeri che rendono quest’area una delle più affidabili d’Europa.

Meno conosciuto ma altrettanto promettente è il tratto di Adriatico tra Cervia e Cattolica, dove i tursiopi hanno imparato a seguire i pescherecci locali. A circa dieci miglia dalla costa, il progetto ProMed, coordinato dall’Acquario di Cattolic, sta documentando una presenza sempre più stabile, utilizzando idrofoni per registrare i caratteristici “fischi” di ogni gruppo e creando un database che permette di riconoscere i singoli branchi.  È un lavoro certosino che sta rivelando come questi delfini non siano di passaggio ma abbiano stabilito qui il loro territorio.

Poi c’è la Sardegna nord-orientale, dove nel triangolo marino tra Golfo Aranci, Tavolara e l’isola di Figarolo accade qualcosa di particolare. Gli impianti di itticoltura presenti in zona funzionano come una calamita per i delfini, tanto che i ricercatori parlano di una probabilità di avvistamento del novantacinque percento.

Non solo: qui si osservano regolarmente femmine con cuccioli, segno che l’area non è solo un punto di alimentazione ma un vero e proprio habitat riproduttivo. Le uscite dai porti di Golfo Aranci e Olbia sono regolate dal progetto Friend of the Sea, che garantisce un approccio rispettoso limitando il numero di barche presenti contemporaneamente.

Quali sono le condizioni migliori?

Vedere i delfini non è solo questione di trovarsi nel posto giusto, ma anche nel momento giusto. L’esperienza di chi studia questi cetacei da anni indica che il periodo tra maggio e settembre offre le condizioni ideali, quando il Mediterraneo si calma e l’acqua diventa trasparente come vetro.

Ma c’è di più: le prime ore del mattino, tra le sei e le nove, sono il momento magico. Non è solo per la luce radente che rende visibile ogni pinna dorsale che emerge, ma perché è l’ora in cui i branchi sono più attivi nell’alimentazione e tendono a muoversi in superficie.

C’è però un dettaglio che pochi conoscono e che può fare la differenza tra un’uscita fortunata e una deludente: durante il fermo pesca di agosto e settembre, nell’Adriatico gli avvistamenti possono ridursi drasticamente, perché i delfini che normalmente seguono i pescherecci si disperdono in cerca di cibo.

Al contrario, nel Santuario Pelagos la presenza rimane costante perché l’abbondanza di prede naturali non dipende dall’attività di pesca. Infine, le condizioni del mare sono fondamentali: con vento forza tre o superiore non solo le uscite vengono cancellate per sicurezza, ma diventa praticamente impossibile distinguere uno spruzzo d’acqua causato da un delfino dal normale moto ondoso.