Call of Duty Toscana: il deepfake satirico creato con l’IA fa scattare un’indagine
Un giovane empolese finisce sotto indagine a Firenze per un video satirico stile Call of Duty creato con l'IA che simula scene di guerra in Toscana. La Digos gli perquisisce casa.

Un giovane residente nell’Empolese, Giorgio Galimberti, si trova al centro di un caso giudiziario e mediatico che solleva interrogativi cruciali sul confine tra goliardia e allarme nell’era dei contenuti sintetici.
- Call of Duty ambientato in Toscana
- Goliardia social e poi l'intervento della Digos
- La sottile linea tra finzione e allarme pubblico
- I limiti della creatività al tempo degli algoritmi
Call of Duty ambientato in Toscana
L’autore ha utilizzato software di intelligenza artificiale per realizzare un filmato satirico di circa un minuto e mezzo, trasformando i luoghi più celebri della sua regione, la Toscana, nel teatro di un ipotetico scontro armato.
La clip, ispirata alla saga di videogiochi bellici Call of Duty e accompagnata dalle note del brano antimilitarista Fortunate Son, mostra elicotteri Apache, scontri a fuoco e bombardamenti simulati su Piazzale Michelangelo, Ponte Vecchio, la Torre di Pisa e il Palazzo di Giustizia di Firenze.
Rilanciato da note pagine locali come Tuscanian Memes, Livornogram e Welcome to Florence, il filmato ha registrato subito un grande seguito, ma ha anche attirato l’attenzione della Procura di Firenze.
Goliardia social e poi l’intervento della Digos
L’impatto visivo delle immagini ha spinto la Digos e la Polizia Postale a far scattare immediatamente le verifiche.
Sette agenti, infatti, hanno perquisito la casa del giovane creator con l’obiettivo di individuare eventuale materiale eversivo, connessioni con ambienti terroristici o parole chiave sospette nei suoi dispositivi elettronici.
L’accurata analisi condotta sul computer dell’autore, però, non ha evidenziato alcuna anomalia o finalità sovversiva, confermando come la clip fosse nata esclusivamente con intenti ludici e provocatori.
Ciononostante, la Magistratura ha iscritto l’autore nel registro degli indagati con l’ipotesi di reato di incitamento alla violenza. L’attenzione degli inquirenti si è concentrata soprattutto sulla scena iniziale del video, in cui un militare lancia un razzo con un bazooka proprio contro la facciata del Tribunale fiorentino.
La sottile linea tra finzione e allarme pubblico
La vicenda mette in luce la complessa gestione della satira digitale quando incontra strumenti evoluti capaci di generare un video deepfake con l’intelligenza artificiale che abbia un livello di dettaglio verosimile.
Sebbene la maggior parte degli utenti social si sia dimostrata in grado di riconoscere la citazione a Call of Duty e di capire subito lo spirito ironico del progetto, la resa visiva dei bombardamenti nei centri storici ha inevitabilmente sollevato preoccupazioni sull’impiego non regolamentato di queste tecnologie.
Per l’autore non c’era alcuna volontà di istigare a compiere gesti violenti, bensì il solo desiderio di produrre un contenuto visivo originale orientato all’intrattenimento, sulla scia dei famosi sparatutto virtuali che da oltre vent’anni popolano il mercato videoludico.
I limiti della creatività al tempo degli algoritmi
Il caso riapre il dibattito sui confini della creatività e sull’efficacia dei sistemi di controllo di fronte a un deepfake IA ad alta diffusione.
Pochi giorni dopo l’avvio degli accertamenti, lo stesso autore ha condiviso un nuovo montaggio parodistico basato sull’estetica di GTA, coinvolgendo altre ambientazioni locali e figure istituzionali del territorio.
Il filmato originale sulla Toscana in guerra, giudicato conforme alle linee guida della piattaforma social che lo ospita, non è stato rimosso e continua a collezionare visualizzazioni.
Resta tuttavia aperto il confronto tra la libertà d’espressione e la risposta giudiziaria davanti a forme d’arte sintetica capaci di sovvertire in pochi secondi la percezione del reale.



















