Gli insetti sono sempre meno. E no, non è una buona notizia ma un cattivo segno
Uno studio di diversi anni ha dimostrato che il declino degli insetti è legato più al cambiamento climatico che all’attività invasiva dell’uomo: ecco perché non è un bene
Negli ultimi anni il declino degli insetti è diventato un campanello d’allarme per chi si occupa di ambiente. La riduzione delle popolazioni di mosche, cicale, farfalle e di molti altri piccoli animali alati non è un dettaglio trascurabile ma un segnale che riguarda la salute dell’intero pianeta. Quella che potrebbe sembrare una buona notizia per chi considera gli insetti un fastidio, in realtà è un fenomeno preoccupante. Una nuova ricerca ventennale condotta in un’area remota del Colorado conferma che il calo non è legato soltanto all’agricoltura o all’urbanizzazione, ma che il cambiamento climatico e gli insetti sono strettamente connessi.
Un calo che non si ferma nemmeno in luoghi incontaminati
Lo studio, pubblicato sulla rivista Ecology, ha monitorato la densità di insetti volanti per quindici estati tra il 2004 e il 2024. In un prato di montagna, lontano da strade, fabbriche e attività umane, i ricercatori hanno registrato un calo medio annuo del 6,6%, che in vent’anni corrisponde a una perdita del 72% delle popolazioni.
È un dato impressionante, perché mostra che il calo delle popolazioni di insetti non dipende sempre dalla presenza diretta dell’uomo. I ricercatori hanno confrontato i dati con le serie storiche di temperatura degli ultimi quarant’anni e hanno scoperto un legame preciso tra estati più calde e crollo delle popolazioni l’anno successivo. Il cambiamento climatico appare dunque come il principale responsabile.
Insetti e catena alimentare: perché ci riguarda da vicino
Molti considerano le mosche e le zanzare fastidiose, ma senza di loro l’equilibrio ecologico si spezza. Gli scienziati ricordano che gli insetti sono alla base della catena alimentare: impollinano le piante, garantiscono la riproduzione di colture e fiori selvatici, decompongono materiale organico e forniscono cibo a uccelli, pipistrelli, rane e pesci.
La loro scomparsa significa meno impollinazione e quindi meno raccolti, un problema che tocca direttamente la nostra alimentazione. La riduzione della biodiversità non è solo un tema per naturalisti: è una questione di sicurezza alimentare e di stabilità degli ecosistemi.
Le cause del declino: una combinazione complessa
Già nel 2019 uno studio globale aveva avvertito che oltre il 40% delle specie di insetti rischiava l’estinzione, a causa di perdita di habitat, uso di pesticidi, agricoltura intensiva e urbanizzazione. La novità emersa dal lavoro del Colorado è che il fenomeno si verifica anche dove questi fattori non sono presenti.
Ciò rende il problema più difficile da affrontare, perché ridurre le emissioni di gas serra e frenare il cambiamento climatico richiede azioni globali e non solo locali. Significa che anche se proteggiamo un’area naturale, il riscaldamento globale può comunque alterare la vita degli insetti che la abitano.
Un allarme per il futuro
Gli esperti avvertono che se il declino degli insetti continuerà a questo ritmo, gli effetti si vedranno presto a cascata. La perdita di insetti impollinatori può compromettere interi settori agricoli, mentre la mancanza di prede mette a rischio uccelli e piccoli mammiferi.
È un problema che tocca la nostra stessa sopravvivenza. Salvaguardare gli insetti significa difendere la stabilità del pianeta e della nostra catena alimentare. Gli scienziati sperano che questi dati non restino chiusi nelle pagine di una rivista scientifica, ma diventino spunto per politiche ambientali più coraggiose e per una maggiore consapevolezza collettiva.

















