Una startup vuole mettere 88.000 data center AI nello Spazio
Starcloud raccoglie nuovi fondi per portare l'IA nello Spazio. L'obiettivo è lanciare 88.000 satelliti, ma la vera sfida riguarda i costi e la disponibilità dei razzi per andare in orbita.

- Starcloud ha raccolto 250 milioni di dollari per sviluppare l’IA in orbita e puntare a una rete di calcolo spaziale da 88.000 satelliti.
- La startup vuole ampliare lo stabilimento di Woodinville e preparare i satelliti Starcloud-3, mentre nel 2027 prevede due missioni Starcloud-2 per clienti istituzionali.
- La strategia dipende dalla disponibilità dei lanci e dalla scommessa su Starship, sostenuta anche da Nvidia, per abbattere i costi e costruire hardware spaziale dedicato.
Starcloud raccoglie nuovi fondi per portare l’IA nello Spazio. L’obiettivo è lanciare 88.000 satelliti, ma la vera sfida riguarda i costi e la disponibilità dei razzi per andare in orbita.
- 250 milioni di dollari per l'IA in orbita
- La questione della logistica spaziale e la scommessa Starship
- L'hardware per lo Spazio e la sinergia sui chip Nvidia
250 milioni di dollari per l’IA in orbita
L’elaborazione dei dati per l’intelligenza artificiale sta cercando nuove strade tecnologiche, e una delle direttrici più concrete punta direttamente oltre l’atmosfera terrestre.
La startup Starcloud ha annunciato un’importante estensione da 250 milioni di dollari al suo round di finanziamento di Serie A iniziato lo scorso marzo, portando la valutazione complessiva dell’azienda alla quota di 2,3 miliardi di dollari.
Le nuove risorse finanziarie saranno impiegate per ampliare in modo significativo la capacità produttiva all’interno dello stabilimento di Woodinville, nello stato di Washington, a poca distanza dai complessi industriali dove colossi del calibro di SpaceX e Amazon assemblano i propri satelliti per le reti di comunicazione.
L’infrastruttura in fase di sviluppo serve a sostenere la realizzazione della nuova generazione di veicoli spaziali, denominata Starcloud-3, pensata per essere integrata a bordo del razzo Starship.
L’obiettivo complessivo della società è monumentale: le autorizzazioni inviate alla Federal Communications Commission prevedono infatti la possibilità di gestire fino a 88.000 satelliti dedicati alle operazioni computazionali.
L’idea di fondo consiste nel plasmare una vera e propria rete di calcolo in orbita capace di affiancare o competere con le strutture fisiche terrestri, sfruttando le economie di scala promesse dai vettori riutilizzabili di ultima generazione per abbattere in modo drastico i costi di trasporto.
La questione della logistica spaziale e la scommessa Starship
Il principale collo di bottiglia per concretizzare tale piano non riguarda soltanto le sfide ingegneristiche dell’hardware elettronico, ma la complessa logistica dei lanci spaziali.
Il mercato dei vettori commerciali sta vivendo una fase di profonda transizione strutturale. Con il programma Falcon 9 di SpaceX destinato a concludere il proprio ciclo operativo verso il 2028, le startup che pianificano infrastrutture orbitali devono muoversi con grande anticipo per prenotare le capacità di carico necessarie.
Per questa ragione il fondatore Philip Johnston sta concentrando enormi capitali con l’obiettivo di stringere contratti a lungo termine prima che la disponibilità di stiva sul mercato si riduca ulteriormente.
Starcloud scommette sulle prestazioni del razzo pesante Starship per ridurre i costi di spedizione per chilogrammo, ma l’andamento del settore impone prudenza.
Nell’immediato, la roadmap aziendale prevede il lancio nel 2027 di due satelliti Starcloud-2 da 8 kW per eseguire compiti di inferenza spaziale destinati a clienti istituzionali, tra cui diverse agenzie del governo statunitense.
Per garantire le missioni successive, la società valuta l’acquisto di voli dedicati su Falcon 9 e partnership con altri operatori commerciali.
L’hardware per lo Spazio e la sinergia sui chip Nvidia
Un pilastro fondamentale nella strategia dell’azienda è l’intesa stretta con i giganti della tecnologia dei semiconduttori.
Nel recente round di finanziamento ha fatto il suo ingresso Nvidia con una quota di 25 milioni di dollari, affiancata da investitori storici come Cisco e Manhattan West Ventures.
Questa fiducia nasce dai risultati operativi già ottenuti: Starcloud è stata la prima realtà a installare e far funzionare nello Spazio un acceleratore grafico H100 nativamente progettato per server terrestri, impiegandolo con successo nell’addestramento di un modello di intelligenza artificiale direttamente in orbita.
Le informazioni tecniche e i dati sulle prestazioni termiche raccolti durante le prime missioni vengono condivisi direttamente con i progettisti del produttore di chip.
L’obiettivo comune è la creazione del processore Vera Rubin Space-1, il primo componente elettronico concepito sin dall’origine per le severe condizioni dell’ambiente spaziale, il cui debutto operativo è stimato entro la fine del 2028.
Gli ingegneri della startup sono impegnati nella risoluzione di complesse sfide di progettazione, legate al delicato equilibrio tra le temperature d’esercizio dei semiconduttori, le dimensioni dei radiatori per la dissipazione del calore nel vuoto, le schermature contro le radiazioni cosmiche e il consolidamento strutturale per resistere alle enormi vibrazioni della fase di lancio.

















