Lombardia, la CIA-Agricoltori contro l’espansione dei data center sui terreni agricoli
La nuova legge lombarda sui data center preoccupa gli agricoltori per il possibile aumento del consumo di suolo agricolo.

- La nuova legge regionale lombarda sui data center accelera gli investimenti in cloud e AI semplificando autorizzazioni e incentivi.
- La Cia contesta l'apertura al suolo agricolo per il rischio di consumo di terreno, perdita di produttività e impatto paesaggistico.
- Preoccupano inoltre i maggiori consumi energetici e il possibile trasferimento dei costi infrastrutturali su cittadini e imprese.
La nuova legge regionale sui data center accende lo scontro in Lombardia. Da una parte ci sono gli investimenti miliardari legati all’intelligenza artificiale e al cloud, dall’altra le preoccupazioni del mondo agricolo per il consumo di suolo e l’impatto energetico delle nuove infrastrutture digitali. La protesta di Cia Agricoltori Italiani punta il dito contro una normativa considerata troppo permissiva verso chi vuole costruire nuovi impianti su terreni agricoli.
- La Lombardia accelera sui data center
- Il nodo del suolo agricolo
- Energia, reti e bollette
- Una partita che va oltre la Lombardia
La Lombardia accelera sui data center
La Lombardia è già oggi il principale polo italiano per i data center. Secondo i dati riportati nel dibattito regionale, sul territorio si concentrano 67 dei 168 impianti censiti in Italia nel 2024. Una quota enorme che rende la regione il vero baricentro nazionale dell’infrastruttura digitale.
Per questo il Consiglio regionale ha approvato una legge specifica dedicata alla costruzione dei nuovi impianti. L’obiettivo è semplificare procedure e autorizzazioni in un settore che sta crescendo rapidamente grazie alla domanda di servizi cloud e AI.
La normativa introduce uno sportello unico regionale e una struttura tecnica di supporto per seguire i progetti. Inoltre prevede contributi economici più elevati per le aziende che decidono di costruire su suolo agricolo anziché in aree industriali già esistenti o dismesse.
Ed è proprio qui che nasce il conflitto.
Il nodo del suolo agricolo
Secondo Cia Agricoltori Italiani Lombardia, la legge parla di priorità per le aree dismesse ma non introduce un vero divieto di costruzione sui terreni agricoli.
In pratica, un investitore può dichiarare di aver valutato altre opzioni e procedere comunque pagando un sovrapprezzo.
Per gli agricoltori il rischio è evidente. La pianura lombarda rappresenta una delle aree agricole più produttive d’Europa ma anche una delle più appetibili per i grandi data center, che hanno bisogno di spazi pianeggianti, collegamenti elettrici potenti e disponibilità di acqua per il raffreddamento.
Il tema si inserisce in un quadro già delicato. Il rapporto ISPRA 2025 segnala che tra il 2023 e il 2024 in Italia sono stati consumati 83,7 chilometri quadrati di suolo, il dato peggiore degli ultimi dodici anni. La Lombardia è inoltre la regione italiana con il più alto tasso di cementificazione.
Per chi vive di agricoltura, vedere nuovi capannoni digitali sorgere accanto ai campi non è soltanto una questione paesaggistica. Significa perdere terreno coltivabile in una regione dove ogni ettaro ha un valore economico strategico.
Energia, reti e bollette
La contestazione non riguarda soltanto il terreno. Un grande data center richiede enormi quantità di energia elettrica e infrastrutture dedicate.
Impianti da decine o centinaia di megawatt comportano il potenziamento della rete, nuove sottostazioni e interventi tecnologici complessi. Secondo Cia, la legge lombarda non chiarisce abbastanza chi dovrà sostenere questi costi.
Il timore è che una parte degli investimenti infrastrutturali venga trasferita indirettamente sulle bollette di cittadini e imprese locali. Una questione che non riguarda soltanto l’Italia. Negli Stati Uniti, proprio per evitare polemiche simili, diversi hyperscaler hanno sottoscritto accordi per limitare il peso degli investimenti energetici sui consumatori.
Il problema diventa ancora più concreto guardando ai numeri delle richieste di connessione elettrica avanzate in Italia negli ultimi mesi. La crescita dei data center corre più veloce della capacità della rete nazionale di assorbire nuova domanda energetica.
Una partita che va oltre la Lombardia
La legge approvata dalla Regione rischia di fare scuola nel resto del Paese. In Italia manca ancora una normativa nazionale dedicata ai data center e molte amministrazioni locali si stanno muovendo senza linee guida uniformi.
Per questo lo scontro aperto da Cia Agricoltori Italiani assume un significato politico più ampio. Da una parte c’è la volontà di attrarre investimenti internazionali e consolidare la Lombardia come hub europeo del digitale. Dall’altra emerge il timore che i territori paghino il prezzo ambientale ed energetico della trasformazione tecnologica senza ottenere benefici proporzionati.
La corsa ai data center è ormai una delle grandi sfide industriali europee. Ma il caso lombardo dimostra che il futuro digitale passa anche da questioni molto concrete: terra, energia e gestione delle risorse locali.
FAQ
Semplifica procedure e autorizzazioni, introduce uno sportello unico, struttura tecnica di supporto e incentivi economici per costruire anche su suolo agricolo.
Temono consumo di suolo agricolo, perdita di terreni coltivabili e impatti sul paesaggio e sul valore economico degli ettari.
No: parla di priorità per aree dismesse ma non introduce un divieto netto; è possibile costruire pagando un sovrapprezzo.
Richiedono grandi quantità di energia, potenziamento di rete e sottostazioni; i costi potrebbero ricadere su bollette di cittadini e imprese.
Potrebbe fare scuola per altre regioni: in assenza di una normativa nazionale, altre amministrazioni potrebbero seguire lo stesso modello.



















