Libero
SCIENZA

La crosta terrestre sotto l’Italia si sta aprendo: la scoperta dei geologi

La crosta terrestre sotto l’Italia si sta separando lungo gli Appennini: i geologi hanno ricostruito il meccanismo che provoca questo insolito movimento

6 min di lettura

Crepa nella superficie terrestre iStock
  • Sotto l’Appennino la crosta profonda si stacca da quella superiore e sprofonda nel mantello, mentre il fronte del distacco avanza verso l’Adriatico.
  • Lo studio coordinato da Stefano Tavani combina GPS, sismologia, radar satellitari e modelli elastici per spiegare l’allungamento della catena e la compressione del margine orientale.
  • La dinamica evolve lentamente, senza strappi improvvisi, e offre una chiave di lettura utile per la pericolosità sismica di lungo periodo.

Sotto i piedi di mezza Italia c’è una specie di cerniera lampo che si sta aprendo. E no, non è una metafora giornalistica: è l’immagine che usano i geologi per descrivere quello che succede a qualche decina di chilometri di profondità, lungo tutta la dorsale appenninica.

La parte più profonda della crosta terrestre si sta staccando da quella che le sta sopra e affonda nel mantello, e il punto in cui avviene il distacco si sposta lentamente verso l’Adriatico. Da qui arriva il comportamento più strano della nostra catena montuosa: si allarga nel mezzo mentre il bordo orientale viene schiacciato.

Lo studio sulla crosta terrestre

La ricerca porta la firma di Stefano Tavani, del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Firenze e del CNR-GEO, alla testa di un gruppo che raccoglie ricercatori del Consiglio Nazionale delle Ricerche, della Sapienza, delle università di Pisa e Palermo, dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e dell’Institute of Marine Sciences di Barcellona.

Lo studio, pubblicato su Communications Earth & Environment, ha un titolo che sceglie proprio l’immagine della cerniera lampo (Lower-crustal unzipping drives active orogenic deformation) e la sua tesi ruota attorno a un processo che la geologia chiama delaminazione, già ipotizzato in passato per l’Italia, qui documentato mentre è in corso.

Per poter affermare le sue tesi, il gruppo ha incrociato dati di natura diversa: misure GPS accumulate in decenni, cataloghi dei meccanismi dei terremoti, osservazioni radar da satellite e mappe della superficie che separa la crosta dal mantello, tutto dentro un modello elastico che descrive come la crosta si flette.

L’apertura della crosta terrestre

Nello specifico, lo studio parla del paradosso appenninico: la catena, che corre per circa 1.200 chilometri lungo la penisola, si allunga lungo il suo asse mentre il bordo esterno, quello rivolto verso l’Adriatico, continua a essere compresso. Alcune aree si sollevano, altre si abbassano, e i terremoti seguono la stessa divisione.

Per una catena nata dallo scontro fra placche, che si allarghi nel mezzo è un comportamento fuori dagli schemi. La delaminazione spiega come possano coesistere i due movimenti: la parte più densa della crosta, insieme al mantello litosferico a cui è saldata, resta agganciata alla placca che sprofonda e si separa dalla crosta sovrastante, scivolando verso il basso. Il distacco procede da un fronte unico, che gli autori chiamano cerniera.

Le prove arrivano da tre direzioni che convergono: per oltre 500 chilometri lungo la catena la superficie di separazione fra crosta e mantello del versante tirrenico si sovrappone a quella del versante adriatico, e questa doppia crosta segnala il punto in cui lo strato inferiore si sta scollando.

I terremoti si dispongono intorno a quella struttura. Dietro la cerniera prevalgono meccanismi da trazione, davanti quelli da compressione. Il GPS misura circa 4 millimetri all’anno di allargamento attraverso la catena, in parte bilanciati da circa 2 millimetri all’anno di raccorciamento sul fronte esterno, una deformazione che il gruppo descrive come il movimento di una fisarmonica.

Il meccanismo fisico sta nel carico che viene tolto: davanti alla cerniera la crosta inferiore è ancora attaccata alla placca in sprofondamento, che la tira verso il basso: la superficie si comprime e scende. Quando la cerniera passa e gli strati inferiori si staccano, quel peso viene rilasciato, la crosta si raddrizza e risale, perché al posto del materiale denso arriva mantello più leggero.

Fra 10 e 2 milioni di anni fa la spiegazione era un’altra, l’arretramento della placca che apriva il Tirreno stirando la crosta alle spalle della catena. Quella fase si è esaurita circa due milioni di anni fa, mentre la deformazione paradossale è rimasta, e serviva un motore nuovo.

Cosa succederà nel futuro?

Quanto dobbiamo preoccuparci di questa “apertura”? Non tanto: la scala dei tempi è quella geologica. Si parla di millimetri all’anno, quindi nessuno strappo improvviso all’orizzonte: la cerniera continuerà a migrare verso l’avampaese adriatico portandosi dietro la fascia in cui la crosta si allunga e quella in cui si comprime.

Nel lungo periodo significa che le aree oggi in sollevamento e quelle in abbassamento sono destinate a scambiarsi i ruoli, seguendo il passaggio del fronte. Sul fronte sismico il modello va letto per quello che è: non consente di prevedere singoli terremoti, cosa che nessuno strumento oggi permette, e offre invece una cornice interpretativa che riguarda la pericolosità di lungo periodo, non l’allerta quotidiana.

FAQ

Che cosa sta succedendo sotto l’Appennino?

La crosta profonda si sta separando da quella superiore e sprofonda nel mantello. Il distacco avanza lentamente verso l’Adriatico e spiega l’allargamento centrale della catena.

Perché i geologi parlano di “cerniera lampo”?

Usano questa immagine per indicare il fronte unico da cui parte il distacco degli strati inferiori. È come un’apertura progressiva lungo la dorsale appenninica.

Su quali dati si basa la scoperta?

Il gruppo ha incrociato misure GPS, cataloghi dei terremoti, osservazioni radar satellitari e modelli della superficie di separazione tra crosta e mantello.

Cosa spiega il paradosso appenninico?

Spiega come la catena possa allungarsi al centro mentre il margine adriatico resta compresso. Dietro il fronte prevale la trazione, davanti la compressione.

Dobbiamo aspettarci un grande strappo improvviso?

La dinamica procede di millimetri l’anno, quindi non indica un evento repentino. Descrive una deformazione lenta e aiuta a leggere la pericolosità sismica nel lungo periodo.