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Perché la crisi delle RAM durerà per anni, e con quali conseguenze

La rivoluzione AI ha un prezzo e lo pagheremo noi "consumer": la crisi RAM è realtà ed ecco quanto pagheremo in più per computer e smartphone

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La corsa all’intelligenza artificiale è chiaramente da alcuni anni la cosiddetta “next big thing”. Per quanto alcuni parlino di bolla, è innegabile come aziende di ogni sorta siano impegnate nell’implementazione di sistemi più o meno simili. Che siano effettivamente utili, poi, è un’altra storia.

Ci si ritrova così con frigoriferi AI, smartphone, tablet e computer, ovviamente, ma anche sistemi di controllo delle auto, come per alcuni car rental americani di cui si sta discutendo. Ognuno mira a garantirsi il miglior algoritmo o modello, o almeno a pubblicizzare il proprio come tale.

A decidere però realmente il ritmo di questa rivoluzione è l’hardware. Ed ecco che la sfida tecnologica è meno intellettuale di quanto si possa credere e molto più pragmatica. Nel giro di pochi mesi, infatti, la scarsità di memoria RAM è divenuto un caso globale, con conseguenze dirette su produttori e consumatori. Una crisi passeggera? Tutt’altro.

La crisi RAM: perché i prezzi stanno esplodendo

Pensavate che i prezzi di computer, smartphone e tablet fossero eccessivi? Non avete ancora visto nulla. Al netto del fatto che le compagnie si garantiscono da anni dei guadagni stratosferici rispetto agli effettivi costi di produzione, ora lo stretto collo di bottiglia della RAM sta per cambiare ancora i giochi.

I grandi data center dedicati all’AI stanno assorbendo quantità enormi di memoria. Ciò vuol dire che il “mercato consumer” ne viene privato. La coperta è troppo corta e la priorità non è di certo l’utente finale. Stiamo vivendo una crisi dell’offerta, che il pubblico di massa ancora ignora. In alcune bolle online se ne discute ormai da tempo e ben presto la cosa sarà di dominio pubblico. In appena 3 mesi il costo di alcune tipologie di RAM è aumentato fino al 300%. A chi occorre dire grazie per tutto questo? I nomi sono tanti ma ecco i principali:

  • Samsung;
  • SK Hynix;
  • Micron.

I tre giganti mondiali delle memorie hanno riconvertito circa il 20% della propria capacità produttiva delle RAM tradizionali alle HBM (High Bandwidth Memory). Queste sono memorie avanzate, ideate specificamente per le GPU sfruttate per l’intelligenza artificiale.

Le HBM sono ormai indispensabili per addestrare e far funzionare i grandi modelli di AI. Questa scelta industriale però, per quanto logica, ha avuto un impatto collaterale immediato. La macchina tech si è inceppata, mostrando ancora una volta quanto i nostri stili di vita siano appesi a un filo. Qualcuno ha detto Cloudflare? In parole povere, meno DRAM disponibili per Pc, smartphone, tablet e altri “dispositivi consumer”, più elevati sono divenuti i prezzi lungo l’intera filiera.

Scopriamo le HBM: cosa sono

Non si può semplicemente parlare di RAM più veloci, quando si tirano in ballo le HBM. Siano infatti dinanzi a un vero e proprio cambio di paradigma nel sistema di costruzione di una memoria. I chip non vengono più affiancati sul circuito ma impilati verticalmente. Una nuova architettura, che ha generato questi “grattacieli” che garantiscono una lunghezza di banda enormemente superiore, così come una comunicazione rapidissima con la GPU.

Gli americani parlano di “game changer” e non a caso. Per dare un’idea delle dimensioni del fenomeno, basti sapere che una singola GPU per l’AI può sfruttare fino a un terabyte di memoria HBM. Si moltiplichi ora questo valore per le migliaia di acceleratori presenti in un data center. È chiaro che la domanda sia ormai fuori scala rispetto a quella del “mercato consumer”.

Prezzi quadruplicati: cosa ci attende

I dati diffusi da TeamGroup parlano chiaro e fanno male: i chip DRAM DDR5 (standard dei computer moderni) sono passati da 6,84 a 27,20 dollari. Il tutto è avvenuto tra settembre e dicembre. Un +300% in tre mesi, con prospettive decisamente negative. Per il 2026, infatti, si stimano rincari fino al 50% a trimestre nella sola prima metà dell’anno.

Il mercato è già cambiato (e chi sa se si tornerà mai indietro, anche dinanzi a una ipotetica soluzione futura), con produttori come Dell, Asus e Lenovo che hanno già annunciato aumenti sui nuovi laptop.

In Cina, Honor ha invitato i propri clienti ad acquistare in anticipo i propri tablet, mentre Xiaomi ha confermati rincari sulla propria intera gamma (decisamente vasta e articolata). Cosa ci attende, dunque, in questo nuovo anno? +10/20% per i laptop e +20/30% per gli smartphone.

Come se non bastasse, a un aumento dei costi potrebbe corrispondere, per assurdo, una configurazione hardware più limitata. Un ritorno al passato, dunque, con diversi produttori pronti a tornare a RAM a 8GB nei laptop di fascia media.

Differente invece il discorso per la tanto discussa “guerra delle console”. Sony potrebbe rinviare la Playstation 6 proprio per evitare un “bagno di sangue” in termini di vendite. Microsoft potrebbe puntare sempre più sulla svolta streaming, attendendo alla finestra i risultati di Valve. In tantissimi attendono infatti la nuova Steam Machine, che promette di far giocare a qualsiasi titolo, o quasi, superando la barriera delle esclusive. Ma il costo? Potrebbe superare i 1.000 euro in alcune conformazioni. Il pubblico sarà disposto ad accettare tutto questo?

Secondo TrendForce, nel 2026 la domanda globale di memorie aumenterà del 35%, mentre l’offerta solo del 23%. Basti pensare a cambi radicali come quello annunciato da Micron, che dopo 29 anni ha deciso di chiudere Crucial, storico marchio di RAM per “Pc consumer”. Il divario tra domanda e offerta si allargherà sempre più, per una crisi RAM che è ormai di sistema e non di certo un incidente temporaneo come la scarsità di chip dall’Asia durante il Covid.