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Odio o amore? Un sondaggio rivela cosa pensiamo della musica AI

Un sondaggio mostra un rapporto di amore-odio tra il pubblico e la musica generata dall’A), tra curiosità, diffidenza e differenze generazionali

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musica in streaming Shutterstock

In sintesi

  • La musica IA sta invadendo le piattaforme, ma molti ascoltatori restano scettici e preferiscono le voci e le emozioni degli artisti umani.
  • Il sondaggio di The Hollywood Reporter con Frost School of Music rivela divisioni nette tra generazioni e opinioni contrastanti su autenticità, diritti e futuro della musica.

Negli ultimi mesi sono emerse diverse notizie relative al binomio musica e intelligenza artificiale, come la comparsa della prima artista interamente generata dall’AI e dei primi brani creati da algoritmi capaci non solo di entrare nelle classifiche Billboard, ma anche di scalarle fino alla prima posizione. Questa rivoluzione solleva però una domanda cruciale: cosa ne pensano gli ascoltatori? Per provare a rispondere, la testata statunitense The Hollywood Reporter ha collaborato con la Frost School of Music dell’Università di Miami per analizzare come il pubblico americano stia vivendo l’improvvisa ascesa della musica AI. Il risultato è un sondaggio nazionale su 2.244 adulti.

Cosa pensano le persone della musica generata con l’AI

Il sondaggio è stato effettuato su un campione evidentemente molto ridotto di persone, ma mostra comunque dei dati interessanti, che possono essere spunto di riflessione.

Da un lato è chiaro che l’industria della musica generata artificialmente cresce rapidamente, con decine di migliaia di nuovi brani caricati ogni giorno e ascoltatori spesso incapaci di distinguere una canzone reale da una artificiale.

Dall’altro lato, però, più della metà degli americani coinvolti nel sondaggio afferma di non essere interessata ad ascoltare musica creata dall’intelligenza artificiale, anche quando associata al proprio artista preferito.

Due terzi degli intervistati dichiarano inoltre di non aver mai ascoltato consapevolmente un brano generato da un algoritmo. Nonostante ciò, circa il 32% del pubblico è aperto ad accogliere le nuove “pop star digitali”: è un segno del fatto che comunque la curiosità esiste e, forse, anche del fatto che per una parte significativa degli ascoltatori l’origine del brano conta meno dell’esperienza di ascolto.

Le persone preferiscono la musica AI o quella umana?

Il rifiuto della musica AI non è totale, insomma, ma ad oggi resta prevalente – perlomeno stando ai dati diffusi da The Hollywood Reporter. Il sondaggio rivela infatti che la maggioranza degli americani non è ancora pronta a sostituire la creatività umana con composizioni artificiali prive di interpreti reali.

Il motivo sembra essere soprattutto emotivo: molti non riescono a immaginare una canzone che non rifletta la sensibilità, la voce e l’esperienza di un artista in carne e ossa. Ci sono però delle differenze generazionali interessanti: la Gen Z, più abituata a interagire con contenuti digitali e algoritmici, risulta più favorevole alla musica AI; i Baby Boomer sono invece i più inclini a valorizzare il lavoro umano e a sostenere che gli artisti debbano essere retribuiti quando la tecnologia imita le loro opere.

Cosa dice il sondaggio di The Hollywood Reporter sulla musica AI

Oltre alle preferenze di ascolto, il sondaggio della testata statunitense affronta anche temi economici e comportamentali legati al mondo della musica. Ad esempio, dai dati raccolti emerge che molti americani pensano che gli artisti siano già pagati in modo equo dallo streaming: una convinzione che contrasta con quanto spesso dichiarato dagli stessi musicisti.

Emerge poi un dato particolarmente rilevante: la Gen Z è la generazione maggiormente disposta a pagare di più per streaming o biglietti se il ricavato andasse direttamente agli artisti, un atteggiamento che potrebbe orientare le piattaforme verso modelli più “artist-friendly”.

Infine, il sondaggio conferma che la scoperta musicale passa sempre più dai social e dalle raccomandazioni algoritmiche. Inoltre, cresce il numero di giovani che imparano a suonare strumenti reali.

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