Cosa ci dicono davvero i nostri animali? L'IA promette di tradurre il linguaggio animale
L’IA ci permetterà un giorno di parlare con gli animali. Progetti come ESP e CETI cercano di interpretare i segnali e “tradurre” il linguaggio delle specie.

In futuro, Dottor Dolittle potrebbe smettere di essere pura fantasia e trasformarsi in realtà. E questo grazie all’intelligenza artificiale.
Da anni, infatti, diversi studi stanno cercando di sfruttare le potenzialità di questa tecnologia per tradurre il linguaggio animale, in particolare i segnali vocali e comportamentali. Addirittura sono già in corso progetti scientifici avanzati che utilizzano modelli di machine learning per analizzare enormi quantità di dati.
Ecco alcuni esempi di come l’IA promette di tradurre il linguaggio animale.
- Cosa ci dicono davvero i nostri animali: l'obiettivo del progetto IA di ESP
- Project CETI: intelligenza artificiale per capire i capodogli
- Capire gli animali con l'AI può cambiare il rapporto tra uomo e natura
Cosa ci dicono davvero i nostri animali: l’obiettivo del progetto IA di ESP
Tra i progetti più interessanti c’è quello di Earth Species Project (ESP), un’organizzazione no-profit nata con l’obiettivo di decifrare il linguaggio non umano. La sfida principale, in questo caso, è capire innanzitutto come si struttura la comunicazione animale, prima ancora di tradurla.
Proprio come quella umana, infatti, anche la comunicazione degli animali è fatta di segnali verbali e non verbali. I cani, per esempio, scodinzolano per esprimere emozioni diverse, mentre le api utilizzano vere e proprie “danze” per indicare alle altre dove trovare nettare o polline.
Qui entra in gioco l’intelligenza artificiale, che può individuare schemi ricorrenti e strutture simili a quelle di un linguaggio. Il progetto sfrutta tecniche di machine learning che trattano la comunicazione come una forma complessa, paragonabile a una galassia: ogni elemento è come una stella, e le distanze e le relazioni tra questi elementi contribuiscono a costruire il significato. In questo modo, diventa possibile mettere in relazione strutture diverse e tentare una prima forma di “traduzione”.
Finora l’attenzione si è concentrata soprattutto su cetacei e primati, ma l’obiettivo è estendere lo studio anche ad altre specie, come i corvidi. E portare alla decodifica del primo linguaggio non umano già entro il prossimo decennio.
Project CETI: intelligenza artificiale per capire i capodogli
Un altro progetto di grande rilievo è Project CETI (Cetacean Translation Initiative), un gruppo multidisciplinare che sta tentando di decodificare la comunicazione dei capodogli utilizzando modelli linguistici, con il fine di decifrare le loro canzoni e stabilire il loro “linguaggio”.
Quando i capodogli comunicano (ad esempio mentre si muovono in superficie o si preparano alla caccia) emettono sequenze ritmiche di clic, note come “code”. Proprio su questi segnali si concentra la ricerca: grazie all’intelligenza artificiale, i primi risultati hanno già evidenziato un sistema comunicativo sorprendentemente complesso, fatto di combinazioni di suoni che potrebbero avere funzioni simili agli elementi base del linguaggio umano.
Comprendere queste vocalizzazioni non è solo una sfida scientifica, ma anche culturale e ambientale. Il progetto CETI, infatti, mira anche a sensibilizzare opinione pubblica e decisori politici, nella speranza di rafforzare le misure di tutela per questi animali attraverso una maggiore consapevolezza del loro livello di comunicazione.
Capire gli animali con l’AI può cambiare il rapporto tra uomo e natura
Al di là della curiosità più immediata (capire, per esempio, cosa pensa davvero il proprio animale domestico) una migliore comprensione della comunicazione animale potrebbe aiutarci a interpretare correttamente i segnali degli animali, sia nel caso di animali domestici o selvatici, così da poter cogliere stati di benessere o sofferenza.
Sarebbe un valido supporto per i veterinari o per addestratori, che invece di essere sostituiti dalla tecnologia avrebbero a disposizione uno strumento capace di rendere il loro lavoro ancora più preciso ed efficace.
A sua volta, gli strumenti che sviluppiamo con le specie sulla Terra potrebbero applicarsi a mondi lontani, qualora dovessimo incontrare altre forme di vita.
A prescindere, parliamo però di progetti sperimentali. Resta dunque un percorso ancora in salita. E per quanto sia uno strumento potente, l’intelligenza artificiale deve comunque essere affiancata da una conoscenza approfondita della biologia e del comportamento delle singole specie, onde evitare errori di interpretazione.
FAQ
Si impiegano tecniche di machine learning e modelli di deep learning per analizzare grandi quantità di segnali vocali e comportamentali.
I progetti sono ancora sperimentali: l'IA deve essere affiancata da conoscenze biologiche per evitare interpretazioni errate.
Decifrare il linguaggio non umano studiando come si struttura la comunicazione animale prima di tradurla.
Project CETI analizza i clic e le sequenze ritmiche dei capodogli per decifrare le loro «code» e capire la struttura comunicativa.


















