Il 2025 potrebbe essere il secondo anno più caldo di sempre: perché è preoccupante
Secondo i dati raccolti e analizzati dal Servizio Cambiamento Climatico di Copernicus, il 2025 è in lizza per essere il secondo anno più caldo di sempre.
Il 2025 potrebbe essere il secondo anno più caldo di sempre, insieme al 2023. A dirlo sono i nuovi dati del Servizio Cambiamento Climatico di Copernicus (C3S), programma dell’Unione Europea, elaborati dal Centro Europeo per le Previsioni Meteorologiche a Medio Termine (ECMWF) e pubblicati all’inizio di dicembre nel consueto bollettino mensile.
Cos’è il Servizio Cambiamento Climatico di Copernicus?
Copernicus è la “componente di osservazione della Terra del programma spaziale dell’Unione Europea, che studia il nostro pianeta e il suo ambiente a beneficio di tutti i cittadini europei”. Si tratta di un programma “coordinato e gestito dalla Commissione Europea e attuato in collaborazione con gli Stati membri e le organizzazioni europee”.
Come si legge sul sito, il Servizio Cambiamento Climatico (Climate Change Service o C3S) è “implementato dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine per conto della Commissione Europea”. Il servizio “pubblica regolarmente bollettini climatici mensili che riportano i cambiamenti osservati nelle temperature globali dell’aria superficiale e del mare, nella copertura di ghiaccio marino e nelle variabili idrologiche”. Gran parte di questi risultati “si basa sul set di dati di rianalisi ERA5, che utilizza miliardi di misurazioni da satelliti, navi, aerei e stazioni meteorologiche in tutto il mondo”.
Cosa dicono i dati relativi al 2025 e perché sono preoccupanti?
“A novembre, le temperature globali erano di 1,54°C superiori ai livelli preindustriali e la media triennale 2023-2025 è sulla buona strada per superare per la prima volta gli 1,5 °C – spiega Samantha Burgess, Responsabile Strategico per il Clima dell’ECMWF -. Questi traguardi non sono astratti: riflettono il ritmo accelerato del cambiamento climatico e l’unico modo per mitigare il futuro aumento delle temperature è ridurre rapidamente le emissioni di gas serra”.
I dati parlano, ma le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. A novembre eventi meteorologici estremi hanno colpito alcune aree del mondo in modo violento e drammatico: basti pensare alle alluvioni in Thailandia, Sri Lanka, Malesia, Indonesia. E sono solo gli ultimi in ordine di tempo.
Come riporta il bollettino, “la temperatura media globale per l’autunno boreale 2025 (da settembre a novembre) è stata la terza più alta mai registrata, con 0,67 °C in più rispetto alla media del periodo 1991-2020, e più fredda solo rispetto agli autunni boreali del 2023 e del 2024″. E se è vero che le temperature sono state superiori alla media in tutto il mondo, risaltano alcune aree come Canada settentrionale, Oceano Artico e Antartide.
E la situazione in Europa? I dati rilevano che la “temperatura media sul territorio europeo nel mese di novembre 2025 è stata di 5,74 °C, 1,38 °C in più rispetto alla media di novembre del periodo 1991-2020, rendendolo il quinto novembre più caldo”, con temperature molto elevate in particolare in Europa orientale, egualmente a Russia, Balcani e Turchia. In Svezia settentrionale, Finlandia, Islanda e in alcune parti dell’Italia settentrionale e della Germania meridionale, invece, sono state registrate temperature inferiori alla media.
“La follia collettiva che nega l’evidenza della crisi climatica e rinvia la rimozione delle sue cause deve finire: occorre smettere di bruciare combustibili fossili e fermare la deforestazione. A valle della COP30, il mondo deve sostenere i processi che questa ha messo in moto, ma soprattutto ogni singolo Paese deve fare la propria parte. Senza un percorso coraggioso per uscire dai combustibili fossili assisteremo sempre più spesso a eventi climatici estremi intensi e devastanti come quelli che hanno colpito di recente il Sud- Est asiatico e lo scorso anno colpirono la Spagna”, spiega Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia di WWF Italia.



















