Accetti i cookie prima di accedere a un sito? Ecco cosa succede quando li rubano
Un cookie salvato nel browser può rivelare le abitudini online. Se contiene una sessione ancora valida, può persino consentire l’accesso a un account senza password.

- I cookie accettati durante la navigazione non sono il vero problema, mentre un malware sul dispositivo può copiarli e usarli per entrare negli account.
- Gli infostealer raccolgono enormi quantità di dati, con i cookie in cima alla lista, e spesso sfruttano quelli di sessione per dirottare accessi già autenticati.
- La minaccia riguarda molti Paesi, Italia compresa, e richiede interventi rapidi come logout globale, cambio password e scansione completa del dispositivo.
Il pulsante “Accetta” è diventato quasi un gesto automatico durante la navigazione online. Occorre però fare una distinzione: autorizzare un sito a utilizzare i cookie non significa consegnarli ai criminali informatici. Il pericolo nasce quando un malware entra nel dispositivo e riesce a copiare quelli già conservati nel browser.
A quel punto, un piccolo file pensato per ricordare una preferenza può trasformarsi in una fonte di informazioni sulla vittima. Nei casi più delicati, il cookie rubato può diventare una sorta di chiave temporanea, capace di aprire un account senza conoscere la password.
- Perché gli infostealer rubano così tanti cookie?
- Come un cookie rubato può aprire un account senza password
Perché gli infostealer rubano così tanti cookie?
Secondo una ricerca di NordVPN, tra il 9 giugno 2025 e l’8 giugno 2026 sono stati individuati 52.389.324.619 record relativi ai cookie nei dati storici raccolti dagli infostealer. Questi malware sono progettati per cercare informazioni nei dispositivi infetti e trasferirle agli aggressori.
La cifra non indica il numero di persone coinvolte. Ogni browser può contenere molti cookie, quindi un solo dispositivo compromesso può generare una grande quantità di record. Il dato descrive il materiale presente negli archivi analizzati, non il totale mondiale delle infezioni.
La sproporzione resta comunque significativa. Nel dataset esaminato, i cookie erano oltre 4,6 volte più numerosi rispetto a tutte le altre categorie di dati sottratti messe insieme. Gli infostealer avevano raccolto anche credenziali e file presenti sui dispositivi.
La quota più consistente era composta da cookie pubblicitari e di tracciamento. Non consentono necessariamente di accedere a un account, ma possono raccontare molto sulle abitudini online di una persona. Rivelano quali siti frequenta e quali contenuti attirano la sua attenzione. Informazioni simili possono essere sfruttate per costruire tentativi di truffa più credibili.
L’infezione può partire da un download proveniente da una fonte poco sicura, magari presentato come un aggiornamento software. In altri casi, il malware si nasconde in un allegato malevolo. I servizi associati ai cookie rubati non sono quindi la fonte dell’infezione: si tratta degli account che il browser compromesso aveva memorizzato.
Come un cookie rubato può aprire un account senza password
Il rischio più serio riguarda i cookie di sessione. Quando accediamo a un account, il sito utilizza questi dati per riconoscerci nelle pagine successive. È il motivo per cui non dobbiamo inserire nuovamente la password a ogni click.
Il possesso di un cookie ancora valido può consentire a un aggressore di apparire al sito come l’utente legittimo. Questa tecnica viene chiamata “dirottamento della sessione”. La password potrebbe quindi non essere richiesta, perché per il servizio quell’accesso risulta già autenticato.
Il problema non riguarda una zona circoscritta. La ricerca ha rilevato cookie sottratti in oltre 250 Paesi e territori. L’Italia occupa il ventesimo posto per volume, con 574 milioni di record individuati. Anche in questo caso, il numero non coincide con quello delle vittime.
Quando emerge un possibile furto e una truffa, occorre invalidare le sessioni attive disconnettendo l’account da tutti i dispositivi e cambiando la password. La sicurezza dell’account dipende però anche dalla bonifica del dispositivo, che deve essere sottoposto a una scansione completa. Se l’infostealer resta attivo, potrebbe continuare a raccogliere i nuovi cookie generati dal browser.
FAQ
Accettare i cookie di per sé no. Il rischio nasce se un malware entra nel dispositivo e copia quelli salvati nel browser, soprattutto i cookie di sessione ancora validi.
Perché contengono informazioni utili e, in certi casi, funzionano come una chiave temporanea. Con un cookie di sessione rubato, un aggressore può entrare in un account senza password.
No. La cifra indica i record di cookie trovati negli archivi analizzati, non il numero di persone colpite. Un solo dispositivo può generare moltissimi cookie.
Spesso partono da download poco sicuri, finti aggiornamenti software o allegati malevoli. Una volta installati, cercano dati nel sistema e li inviano agli aggressori.
Disconnetti l'account da tutti i dispositivi, cambia subito la password e avvia una scansione completa del dispositivo. Se il malware resta attivo, può rubare nuovi cookie.

















