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La cometa Atlas ha una chioma "da aliena" e un'insolita composizione chimica

La cometa 3I/ATLAS sta riservando molte sorprese: grazie al James Webb Space Telescope, gli astronomi hanno trovato qualcosa di insolito nella sua chioma.

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Il Telescopio spaziale James Webb ha puntato il suo “occhio” sulla cometa interstellare 3I/ATLAS, scoprendo qualcosa di inatteso. L’osservazione decisiva è stata condotta il 6 agosto, rivelando una concentrazione insolitamente elevata di anidride carbonica nella sua chioma.

L’insolita scoperta sulla cometa 3I/ATLAS

L’oggetto al centro di questo nuovo studio è la cometa 3I/ATLAS, scoperta il 1° luglio 2025 e confermata come interstellare. 3I/ATLAS segue una traiettoria iperbolica unica e non è in orbita attorno al nostro Sole. Le comete sono spesso descritte come “palle di neve sporca” e i loro nuclei sono tipicamente ricchi di ghiaccio d’acqua. Avvicinandosi al Sole, accade che il calore provochi la sublimazione di questi ghiacci, generando chioma e code.

Eppure le ultime osservazioni del JWST hanno ribaltato questa nozione: lo spettrografo NirSpec ha rilevato una concentrazione insolitamente elevata di anidride carbonica. Sebbene siano stati individuati anche altri composti come H2O e monossido di carbonio (CO), a sorprendere la proporzione, cioè il rapporto fra anidride carbonica e acqua. In questo caso è di 8 a 1, tra i più alti mai rilevati in una cometa, come sottolineano gli autori dello studio.

Lo studio ha anche confermato la presenza di solfuro di carbonile, gas cianuro e vapore di nichel atomico in concentrazioni simili a quelle delle comete del nostro Sistema Solare.

Le teorie sull’origine di 3I/ATLAS

La composizione unica di 3I/ATLAS suggerisce due teorie interconnesse sulla sua origine. La prima sostiene che si sia formata in un ambiente estremamente freddo, vicino alla “linea del ghiaccio di CO2” del disco protoplanetario della sua stella d’origine. D’altro canto c’è una teoria complementare, che suggerisce che la cometa3I/ATLAS possa essere molto più antica del nostro Sistema Solare (fino a 3 miliardi di anni) e proveniente dal “disco spesso” della Via Lattea. Avrebbe compiuto, dunque, un lungo viaggio interstellare, esponendosi a radiazioni che avrebbero sublimato i composti più volatili come l’acqua, lasciando una maggiore concentrazione di anidride carbonica.

Perché si parla di cometa “aliena”

Il termine “aliena” fa riferimento all’origine extrasolare della cometa 3I/ATLAS, che sappiamo provenire dall’esterno del nostro Sistema Solare. Escludendo la nuova scoperta sull’insolita composizione della chioma, gli astronomi hanno confermato che mostra “firme classiche di attività cometaria”, come la presenza di gas cianuro e nichel atomico, composti comuni nelle comete. Non c’è dubbio, dunque, che si tratti di un corpo celeste naturale (e non di una “navicella spaziale aliena”, come sostenuto da alcuni).

Le osservazioni e gli studi sono solo al principio, ma la cometa è certamente un’ottima occasione per indagare direttamente i materiali formatisi in un altro sistema stellare. 3I/ATLAS è l’affascinante frammento di un sistema stellare lontano che ha viaggiato per miliardi di anni, portando con sé indizi cruciali sulla storia dell’Universo e sfidando le teorie attuali.